21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 08:05:48


Palmiro Togliatti

Dopo la svolta di Salerno, caduta e/o accantonata l’ipotesi insurrezionale, Togliatti intravede obiettivi istituzionali (la Repubblica, la Costituzione) e di equilibrio politico. Per superare lo iato venutosi a creare con le masse era necessario, appunto, un partito di massa che fosse in grado di fare da guida al movimento operaio e che lo conducesse verso la democrazia avente finalità socialiste. La presenza del PCI, un partito che era passato da 5000 iscritti a ben 2 milioni, insieme agli altri partiti, per Togliatti fa sì che nell’Italia che si andava del tutto liberando (fine ’44 e inizio ’45) avesse inizio una “rivoluzione democratica” (Togliatti, 1945).

Ebbene, in questa via democratica per Togliatti un ruolo fondamentale avrebbe avuto il PCI che, però, al proprio interno non aveva attivato processi di discussione rilevanti relativamente al ruolo del PCI come “partito nuovo”, tesi da lui stesso avanzata. Nel ’44, I anno del “partito nuovo”, Togliatti si fa portavoce di questa nuova configurazione del PCI nel mentre risaliva l’Italia liberata (Napoli, Roma, Firenze). Vero è che nel ’44 tutti i partiti erano “nuovi”, ma solo per il PCI essere partito nuovo significava qualcosa di diverso e importante. Per i suoi iscritti voleva dire rompere con schemi prefissati sul comunismo, su di un’idea di via di socialismo italiano.

Ma che cosa intendeva dire Togliatti con “partito nuovo”? Diamo a lui la parola: “partito nuovo è un partito della classe operaia e del popolo, il quale non si limita più soltanto alla critica e alla propaganda, ma interviene nella vita del paese con un’attività positiva e costruttiva la quale cominciando dalla cellula della fabbrica e di villaggio, deve arrivare fino al Comitato centrale, fino agli uomini che deleghiamo a rappresentare la classe operaia e il partito al governo. […] un partito capace di tradurre nella sua politica, nella sua organizzazione e nella sua attività di tutti i giorni, quel profondo cambiamento che è avvenuto nella posizione della classe operaia rispetto ai problemi della vita nazionale” (Togliatti, 1944). Sono parole importanti quelle di Togliatti perché affidavano alla classe operaia una funzione dirigente non solo nella lotta di liberazione, ma anche nella fase successiva di costruzione di una Italia democratica.

“Il partito nuovo, egli afferma, è il partito che è capace di tradurre in atto questa nuova posizione della classe operaia […] il partito nuovo che abbiamo in mente deve essere un partito nazionale italiano, cioè un partito che ponga e risolva il problema dell’emancipazione del lavoro nel quadro della nostra vita e libertà nazionale, facendo proprie tutte le tradizioni progressive della nazione” (Togliatti, 1944). In queste parole Togliatti manifesta chiaramente ciò che il PCI deve essere e deve rappresentare per il popolo italiano. Il partito deve cambiare, non può essere più una piccola associazione di propagandisti, deve diventare di massa con i seguenti aspetti fondamentali: antifascista e antinazista; partito dell’unità non solo per la guerra di liberazione, ma per la nuova Italia; partito vicino al popolo; partito delle nuove generazioni; partito disciplinato e organizzato.

Questo partito nuovo era funzionale alla costruzione non certamente di un regime sovietico, ma democratico: “l’obiettivo che noi proporremo al popolo italiano di realizzare, finita la guerra, sarà quello di crea re in Italia un regime democratico e progressivo. Convocata domani un’Assemblea nazionale costituente proporremo al popolo di fare dell’Italia una repubblica democratica, con una Costituzione la quale garantisca a tutti gli italiani le libertà [di pensiero, di stampa, di parola, di religione e culto, di piccola e media proprietà, non schiacciata dal capitalismo monopolistico]. Questo vuol dire che non proporremo affatto un regime il quale si basi sulla esistenza e sul dominio di un solo partito. In una parola nell’Italia democratica e progressiva vi dovranno essere e vi saranno diversi partiti corrispondenti alle diverse correnti ideali e di interessi esistenti nella popolazione italiana” (Togliatti, 1944). È interessante sottolineare nelle parole di Togliatti quel riferimento a “democrazia progressiva” che egli definisce come una democrazia che guarda in avanti, al futuro. “Democrazia progressiva è quella che non dà tregua al fascismo ma distrugge ogni possibilità di un suo ritorno. Democrazia progressiva sarà in Italia quella che distruggerà tutti i residui feudali e risolverà il problema agrario dando la terra a chi la lavora” (Togliatti, 1944). Nella democrazia progressiva ci deve un governo del popolo per il popolo, un governo all’interno del quale devono essere presenti tutte le forze democratiche italiane. Un grande contributo, quello di Togliatti, alla costruzione di un’Italia veramente democratica di cui ancora oggi godiamo. In questo cammino democratico non pochi furono i problemi che il PCI togliattiano dovette affrontare: rapporto con i socialisti, difficile e controverso, con i cattolici, con gli intellettuali, con il meridione e la questione dei contadini e non certamente per ultimo con l’URSS. Questi temi meriterebbero ampi approfondimenti e dibattiti, li affronterò, e ringrazio TarantoBuonasera, in interventi successivi non solo per schiarire aspetti non sempre lineari della storia del PCI, ma soprattutto per meglio comprendere la storia repubblicana d’Italia, le sue conquiste e le sue contraddizioni.

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