11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 15:52:57

Cronaca News

Processo Ambiente svenduto, la requisitoria: “Nessun intervento per le polveri”


Processo Ambiente Svenduto

“Per 17 anni non è stata effettuato nessun intervento per ridurre le polveri”. Il pm Mariano Buccoliero, durante la sua requisitoria (quarta udienza) nel processo “Ambiente Svenduto” dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto, punta ancora una volta il dito contro la gestione dei Riva, accusandoli di non aver effettuato le opere di ambientalizzazione che avrebbero consentito di abbatere lo spolverio e di aver spacciato per ambientali interventi invece, a suo parere, legati ad esigenze di produzione. “Non c’è stata nessuna attenzione all’ambiente e le cifre sbandierate non sono state mai spese. Inoltre i Riva osteggiarono la legge regionale sulla diossina”.

Secondo il pubblico ministero, gli investimenti per l’ambiente in 17 anni di gestione della fabbrica da parte della famiglia Riva ammontano a molto meno di quelli dichiarati in dibattimento. Non sarebbero mai stati investiti oltre 4 miliardi di euro, come sostengono gli imputati, ma “solo 643 milioni”, peraltro “con interventi avviati mentre era in corso l’incidente probatorio”. Stando alla ricostruzione accusatoria, “ci sono opere dichiarate nel 2005 con gli ordini del 2007”, casi in cui “prima si collauda e poi si fanno gli ordini o il collaudo di un impianto avviene prima dell’ultimazione” e ancora “forni a calce messi in marcia nel 2007-2008 ma gli ordini sono del 2010”. Infine, anche “collaudi di macchine per la captazione effettuati addirittura dopo il sequestro degli impianti di luglio 2012”. “Anche il recuperatore di calore all’agglomerato è stato spacciato come intervento ambientale, mentre serve solo all’efficientamento di energia”. Analoga la contestazione del magistrato per un altro intervento: “L’installazione delle macchine bivalenti per una spesa di 25 milioni di euro non aveva finalità ambientali, queste macchine servono solo a prelevare le materie prime dal parco minerali, per la riduzione dello spolverio erano altri gli interventi da effettuare”.

Mentre “la barriera frangivento non svolge alcuna funzione”, ha sottolineato riferendosi alle polveri minerali dei parchi“ e “ancora oggi la copertura dei nastri deve essere ultimata”. La ricostruzione dei consulenti della difesa, è sempre la tesi accusatoria “tiene conto soltanto delle carte di Ilva”, perché “la realtà è ben altra” con “polveri rossastre che partivano dagli sporgenti, raggiungendo le abitazioni del quartiere Tamburi”. Sulla questione diossina il pm non nega l’intervento dell’azienda, non “perché colpita da furore ambientalista ma perché era entrata in vigore la legge regionale che ai Riva non è stata mai gradita”. Buccoliero cita uno a uno una serie di interventi non effettuati e altri eseguiti che “riguardavano la produzione e l’efficienza degli impianti, come il “rifacimento dei materiali refrattari spacciato come intervento ambientale, invece è una necessità tecnica dovuta all’usura degli stessi materiali”. La discussione di Buccoliero proseguirà anche nell’udienza odierna e forse anche in quella di domani.

A far slittare i tempi calendarizzati dalla Corte d’Assise sono state due sospensioni ieri mattina in seguito alla richiesta di rinvio dei difensori a causa di due casi di positività al Covid di altrettanti avvocati, Luca Perrone, legale di Fabio Riva e Angelo Loreto, legale di Ilva in amministrazione straordinaria. Il presidente Stefania D’Errico e gli altri giudici della Corte (a latere il togato Fulvia Misserini e sei popolari) hanno rigettato entrambe le istanze. Mentre i giudici erano in camera di consiglio, forse a causa dei tempi non brevi, sembrava che il processo potesse subire uno stop a causa del Covid. Invece, anche ieri, nell’aula magna di Mariscuola, a San Vito, l’udienza è andata avanti fino al tardo pomeriggio. Dopo la discussione dell’accusa, il processo sul disastro ambientale e l’avvelenamento di sostanze alimentari, contro 44 imputati e tre società, tornerà nell’aula bunker della vecchia sede della Corte d’appello al quartiere Paolo VI.

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