19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57


Utile nutrimento per la nostra memoria storica può essere la lettura di una monografia di Vito Fumarola, Dall’Istria a Taranto per restare italiani. Ricerche e testimonianze sull’esodo giuliano dalmata in Terra ionica, Martina Franca 2019. L’autore – col quale ha collaborato Alessandra Coletta, esperta archivista, cui si deve l’Indagine documentaria che correda il volume – ha saputo coinvolgere i suoi alunni del Liceo Tito Livio di Martina Franca, avviandoli con sapienza didattica a ricerche di carattere storico relative all’esodo di profughi istriani in terra ionica e coinvolgendoli ancor più con il gemellaggio del loro Liceo con la Scuola superiore di lingua italiana di Fiume (oggi Rijeka, in Croazia), gemellaggio solennemente celebrato in un incontro svoltosi a Roma nel palazzo di Montecitorio, con la partecipazione dei dirigenti, dei docenti e degli alunni delle due scuole e di autorità politiche e diplomatiche italiane e croate.

Il volume si apre con l’inquadramento storico del periodo bellico e postbellico nella regione della Venezia Giulia: sono ripercorse brevemente le controverse vicende militari, politiche e ideologiche di quei difficili anni, vicende cui posero fine i Trattati di pace di Parigi del 1947, quando i territori dell’Istria furono assegnati alla Jugoslavia, mentre il territorio di Trieste fu posto, parte (la zona A, comprendente la città) sotto l’Amministrazione alleata e parte (la zona B) sotto quella jugoslava; solo in seguito, nel 1954 col Memorandum di Londra, la zona A divenne italiana e la B jugoslava, suddivisione definitivamente sanzionata nel 1975 col Trattato di Osimo. L’esodo di popolazioni dall’Istria e dalla Dalmazia verso altre regioni italiane fu una triste realtà del dopoguerra, quando migliaia di cittadini di quei luoghi abbandonarono le loro terre e divennero esuli in regioni lontane. Tra queste regioni ci fu anche la Puglia, ove giunse una minore (rispetto alle regioni del CentroNord) ma sempre consistente – circa quattromila – quota di profughi, suddivisi tra Bari e provincia (nel capoluogo fu creato un piccolo quartiere di case popolari, il Villaggio Trieste, nei pressi della Fiera del Levante e dello Stadio della Vittoria), Brindisi (ove, tra gli altri, giunse, ragazzo, il poi celebre cantautore Sergio Endrigo), la zona garganica, in particolare Vieste (privilegiata da alcuni nostalgici perché affacciata sullo stesso mare dell’Istria, l’Adriatico) e infine Taranto, città scelta da molti perché sede, come la natia Pola, di un grande Arsenale militare.

Dei profughi giunti a Taranto il volume riporta l’elenco – ricavato dagli Atti della Prefettura di Taranto trasmessi al Ministero degli Interni nel 1950 e conservati presso il locale Archivio di Stato – con le generalità, la provenienza e l’attività svolta: sono 989 nomi per il capoluogo e 123 per i Comuni della provincia. A tale elenco si aggiungono – riportati nell’apparato documentario del volume – alcuni Atti conservati nell’Archivio storico del Comune di Martina Franca, relativi ad esuli temporaneamente residenti nel Convento dei Cappuccini.

Si legge poi una notizia di particolare interesse: in una memoria scritta di un antico docente del liceo martinese si dà conto di una manifestazione degli studenti per l’italianità di Trieste, svoltasi ante litteram, il 21 aprile 1945!, manifestazione che precorre le analoghe iniziative “per l’italianità di Trieste”, svolte in tutta Italia nel 1953. Di particolare interesse sono soprattutto le testimonianze dirette degli stessi profughi, quei pochi ancora in vita. Tali testimonianze sono state raccolte dagli studenti, che hanno saputo indurre gli intervistati, ormai molto anziani, a raccontare i loro ricordi personali, le loro esperienze di vita quotidiana, le loro ansie, le loro speranze di allora. Sono emerse così non solo le difficili condizioni di vita, la precarietà economica, le incerte prospettive di inserimento nel mondo del lavoro, ma anche l’indomita energia degli esuli nell’affrontare nuove realtà, lavorative e sociali. Un variegato e ricco album fotografico infine correda, con la forza semplice e immediata della rappresentazione visiva, le pagine scritte, offrendo al lettore una plastica rappresentazione del difficile vissuto di chi dovette affrontare un difficile esodo, da un’Italia perduta (l’Istria) ad un’Italia ritrovata, ma in luoghi lontani.

Non si può dimenticare infine che questa originale ricerca è nata nella scuola ed è frutto di un intenso lavoro scolastico, per cui appaiono significative, per la sintesi che svolgono e il messaggio che trasmettono ai giovani, le parole del preside Giovangualberto Carducci che, anche in qualità di presidente della sezione di Taranto della Società di Storia Patria per la Puglia, così termina la sua Introduzione: “Questo libro, mentre ferma sulla carta stampata la memoria e la sofferenza esistenziale di tanti italiani costretti a fuggire dalla loro terra natia, suggella il percorso formativo avviato all’interno del Tito Livio dal prof. Vito Fumarola su foibe ed esuli dalmato-istrianofiumani e lo consegna a numerose altre generazioni di giovani perché, attraverso la conoscenza di quella drammatica vicenda storica, sempre più sviluppino il loro pensiero critico”. Quel pensiero critico, che è frutto di serietà e di impegno, valori che, come scrive l’autore nella bella e sentita dedica ai suoi genitori devono “trasmettere fiducia e speranza nel cammino pur impervio dell’esistenza”.

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