12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 16:52:04

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, dal pm accuse pesanti ai periti. La difesa insorge


Processo Ambiente Svenduto

Sull’inquinamento e le perizie degli esperti della difesa è scontro fra pm e avvocati. Nel corso del processo Ambiente Svenduto, durante la requisitoria (ieri quinta udienza) il pm Mariano Buccoliero ha più volte tentato di smontare le perizie della difesa e la loro lettura dell’inquinamento definendole “alchimie“ o “chiacchiere“ o con termini più pesanti. Anche ieri ha puntato il dito contro la deposizione di alcuni consulenti e i tentativi “di imbrogliare le carte e di prendere in giro la Corte”. Di fronte alle ripetute accuse del pm ai consulenti di parte, l’avvocato Pasquale Annicchiarico è insorto e rivolgendosi al pubblico ministeo e alla Corte d’Assise ha detto: “Sono stimati professionisti, il pm esponga le sue tesi ma non chiami imbroglioni dei professionisti”. “Sto parlando di imbroglio processuale” ha replicato il pm.

“In questa sede è consentito” ha chiuso la breve polemica il presidente della Corte, Stefania D’Errico. Secondo il pm Buccoliero la finalità delle consulenze della difesa degli imputati è quella di attribuire alla diossina presente a Taranto una “provenienza eterogenea” Il pm ha parlato di “capolavoro di camuffamento”. “A gennaio 2012 si dichiara che non sono state accertate contaminazioni di diossina e furani di falda superficiale e così anche per la falda profonda. Certo – è la sua osservazione – perché non sono state cercate da Arpa, per questo non sono state trovate”. Affrontando ancora il tema diossine, il magistrato ha fatto riferimento ad alcuni paragoni fra Ilva e inceneritori, paragoni che, sempre secondo la tesi accusatoria, non reggono, perchè “è come paragonare gli oceani con le pozzanghere”. La diossina dell’Ilva, secondo la ricostruzione dell’accusa, ha contaminato terreni agricoli e pascoli, causando l’abbattimento del bestiame di alcune aziende zootecniche: “Quantità impressionanti hanno determinato l’abbattimento di migliaia di capi, forse un caso unico al mondo”.

I campioni – ha aggiunto – superavano di molto la soglia di contaminazione per i terreni ad uso industriale. La tossicità attribuita al pcb – ha detto a proposito di un altro inquinante – era significativa, l’origine di diossine e furani era ricollegabile all’agglomerato 2. La diossina Ilva aveva contaminato suoli agricoli e pascoli”. Buccoliero ha sostenuto che gli “esiti della consulenza del professor Lorenzo Liberti inizialmente erano conformi alla perizia del gip. Il contributo maggiore alla tossicità era dato dal pcb – ha detto citando la perizia del 2009 – e la causa principale della contaminazione era il pcb, poi diossine e furani. Successivamente, ha affermato il pubblico ministero, Liberti, consulente della Procura (dello stesso pm) escludeva la provenienza del camino E312 “mentre altri periti ritenevano che una parte poteva venire da lì”. Secondo l’accusa, a settembre 2010, in una consulenza integrativa, Liberti ha escluso “ogni responsabilità di Ilva per gli animali” a proposito della contaminazione; “una giravolta” ha evidenziato il pm, frutto – è sempre la sua tesi – dell’avvicinamento di Liberti da parte di Archinà per conto di Ilva”. Insomma, ha continuato il pm citando l’ipotesi della diossina transfrontaliera contenuta in alcuni documenti, “le pecore di Fornaro”, uno degli allevatori tarantini che ha subìto anni fa l’abbattimento degli animali, “erano contaminate con la diossina di New York”. “Si piega la scienza per sostenere una tesi infondata” attacca il pm che proseguirà il suo j’accuse anche oggi.

 

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