28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 18:20:00

Lo stabilimento ArcelorMittal
Lo stabilimento ex Ilva

Un dissalatore per non sprecare le acque del Sinni, potabili, per scopi industriali. Un progetto realizzabile e per di più a costi inferiori. La soluzione è stata individuata “grazie alle riunioni e ai tavoli tecnici convocati nell’ambito del Cis dal sottosegretario Turco” dichiarano il consigliere regionale del M5S Marco Galante e la capogruppo Grazia Di Bari dopo le audizioni in quinta Commissione sulla riduzione dell’uso delle acque del Sinni per scopi industriali. “Finalmente – continuano i consiglieri regionali – si sta facendo chiarezza sul progetto che prevedeva di sostituire per scopi industriali le acque del Sinni con quelle ultra-affinate dei depuratori Gennarini-Bellavista e il loro collettamento fino all’ex Ilva. In Commissione con l’Asset e gli uffici tecnici si è parlato degli aspetti tecnici ed è emerso che avrebbe avuto costi troppo alti: basti pensare che solo per la condotta sottomarina, che non si sapeva se sarebbe servita in futuro, era prevista una spesa di 23 milioni di euro.

Dalle riunioni del Cis, invece – sottolineano – è venuta fuori la soluzione del dissalatore, con costi inferiori e miglior tempo di realizzazione. Passiamo da un progetto costoso e da libro dei sogni, per il quale negli anni sono stati spesi 716mila euro di consulenze inutili, a uno concreto come quello del dissalatore, che consentirà finalmente di liberare l’acqua potenzialmente potabile per scopi civili e irrigui. Merito di chi – concludono – dopo anni ha chiesto un progetto con tempi certi e non uno basato solo su studi approssimativi e senza dati concreti”. La questione dell’uso delle acque del Sinni da parte del Siderurgico è stata affrontata dalla quinta Commissione che ha detto sì al dissalatore per fornire acque industriali all’acciaieria ex Ilva di Taranto e ha bocciato la soluzionbe della condotta di collegamento con i depuratori Bellavista e Gennarini. Sulle ipotesi per liberare in tempi brevi le acque potabili del Sinni dall’uso industriale, il direttore generale dell’Agenzia regionale strategica per lo sviluppo ecosostenibile del territorio (Asset), Elio Sannicandro, ha fornito le informazioni tecniche richieste dal consigliere regionale Fabiano Amati nel corso dell’audizione in quinta Commissione consiliare (Ambiente), convocata dal presidente Francesco Paolo Campo.

Davanti all’ipotesi del dissalatore, in alternativa al potenziamento dei depuratori a nord e sud del capoluogo jonico, Amati ha chiesto il cronoprogramma dei tempi di realizzazione e indicazioni sulle risorse necessarie, i soggetti che assumeranno le spese e il luogo dove sarà realizzato l’impianto. L’obiettivo è restituire le acque del Sinni all’uso potabile, in favore del bilancio idrico complessivo della zona. Negli incontri tra Regione Puglia, Aqp, Asset – allargati ad ArcelorMittal – sono state confrontate le linee dei due percorsi e si è rilevato che si potrebbe ottenere il risultato prima e a costi inferiori realizzando un impianto di dissalazione. Potrebbe anche contare sulla presa a mare di notevole capacità e più che idonea già al servizio del raffreddamento degli altoforni. Di contro, la Commissione ha verificato che la condotta sottomarina di collegamento tra i depuratori, Bellavista a nord e Gennarini a sud di Taranto, è in pessimo stato, peraltro in zona soggetta ad autorizzazioni delicate, e costerebbe 23 milioni e richiederebbe dieci anni. L’alternativa del dissalatore, invece, è stata ritenuta praticabile. Da accertare “chi lo farà e dove si farà”, come ha dichiarato in sintesi Amati. Nuovo appuntamento in audizione tra un mese, ha fatto sapere il presidente Campo, per fare il punto delle decisioni.

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