16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 18:03:30


«Contestualmente alla definizione del Piano dello Coste, approvato in Giunta comunale il 28 dicembre 2020, abbiamo avviato i tavoli tecnici sulle procedure amministrative per il ripascimento». Lo afferma Fabrizio Manzulli, assessore comunale allo Sviluppo economico, Marketing Territoriale e Turismo, in riferimento all’emergenza erosione delle coste. «È apparso chiaro, grazie anche alle evidenze emerse da studi e approfondimenti sulla dinamica costiera a livello locale, nazionale e internazionale, che per combattere l’erosione costiera e il rischio di sommersione servisse un approccio diverso e più ampio, come evidenziato dal Presidente Sin Vincenzo Leo, in cui inscrivere strategie di difesa costiera in grado di gestire in maniera sostenibile i litorali e i sedimenti, prestando particolare attenzione all’impatto che le azioni e gli interventi antropici sulla costa possono determinare.

Un aspetto fondamentale è di sostituire l’approccio di tipo “rigido”, spesso utilizzato nel passato, con un approccio “morbido”, con politiche di gestione e interventi di difesa a minor impatto ambientale come i ripascimenti con sedimenti provenienti da diverse fonti, la regolamentazione dei prelievi di fluidi dal sottosuolo in zona costiera, una gestione più attenta del territorio, delle infrastrutture e dei sistemi insediativi. La resilienza costiera, concetto di particolare importanza nella gestione dei litorali, viene definita nel Rapporto Eurosion come la “capacità intrinseca della costa di reagire ai cambiamenti indotti dalla variazione del livello del mare, dagli eventi estremi e dagli sporadici impatti antropici, mantenendo inalterate le funzioni del sistema costiero per un periodo più lungo”. La disponibilità di sedimenti e di “spazio” del nostro sistema costiero sono i fattori chiave che ne determinano il livello di resilienza in relazione agli effetti del cambiamento.

Sistemi costieri infrastrutturati e urbanizzati, in genere ”irrigiditi” senza tener conto del carattere di elevata dinamicità dell’ambiente litoraneo, hanno comportato squilibri marcati, bassissimi o nulli livelli di resilienza, necessità continua di manutenzione e di interventi di difesa per gli elementi esposti. Spesso in passato, meno frequentemente oggi, queste situazioni sono state soggette ad interventi, che si pensavano risolutivi, con opere di difesa rigide che di fatto hanno contributo ulteriormente all’irrigidimento del sistema senza per altro risolvere davvero il problema erosivo e/o di esposizione dei litorali alle mareggiate e all’ingressione marina. Le strategie di difesa costiera – evidenzia l’assessore – oggi non possono prescindere da una visione più allargata e a da un approccio integrato che consideri i vari fattori che concorrono a ristabilire, per quanto possibile, un equilibrio dei processi e della dinamica litoranea, con soluzioni il più possibili “morbide” o che comunque assecondino i processi naturali in gioco, alimentando il sistema litoraneo, ricreando “spazi” ove possibile, per l’esplicarsi dei processi, o evitando di ridurli laddove ancora presenti. Per determinare se e fino a che punto il nostro sistema costiero sia intrinsecamente resiliente sono due i fattori chiave da considerare: disponibilità locale di sedimenti sufficiente a sostenere l’equilibrio tra erosione ed avanzamento e a raggiungere il profilo di equilibrio della spiaggia: perdite irreversibili di sedimenti provocheranno un aumento dell’erosione con conseguente perdita di habitat ed assottigliamento della fascia costiera; spazio per lo sviluppo dei processi costieri: limitazioni dello spazio disponibile per il naturale riallineamento della falesia e degli ambienti sedimentari e/o per la redistribuzione dei sedimenti determinerà, come risultato dell’arretramento, una diminuzione della resilienza costiera.

Ai fini dello sviluppo sostenibile delle zone costiere Tarantine, della protezione di quelle più vulnerabili e della tutela della biodiversità, è necessario sviluppare un approccio strategico di gestione e di previsione dell’erosione che miri all’incremento della resilienza di sistema. Al concetto di resilienza costiera sono legati anche i concetti di “mitigazione” e “adattamento”. Il concetto di mitigazione generalmente esprime azioni che mirano ad incidere alla radice del problema, alla riduzione dei fattori clima alteranti. Spesso si parla di “mitigazione degli effetti” dei cambiamenti climatici (sulle zone costiere, come in altre parti del territorio) e in questo caso il concetto si confonde o meglio si sovrappone a quello di “adattamento” che esprime azioni e interventi di modificazione dell’assetto del territorio (e degli elementi esposti) allo scopo di annullare o ridurre i potenziali danni che particolari eventi (es. mareggiate) possono determinare. L’incremento della capacità di un sistema costiero di adattarsi al mutare delle condizioni (resilienza) è un concetto quindi particolarmente importante da tenere presente nella gestione dei litorali. Tale incremento può basarsi sostanzialmente su ambiti di azione implementabili ove possibile in maniera integrata: il ripristino del bilancio sedimentario costiero; la creazione di spazi che permettano l’esplicarsi dell’erosione naturale e dei processi sedimentari costieri; l’individuazione di fonti/riserve strategiche di sedimenti ai fini del ripascimento».

«Alla opzione più strutturale, quella di “creare spazio” ai processi dinamici – continua Manzulli – fanno capo interventi di modificazione di assetto del territorio che vanno sotto il nome di “riallineamento gestito” o “ritirata strategica”. Nella maggior parte dei casi di situazioni costiere critiche, corrispondenti ad aree urbanizzate e infrastrutturate, tale opzione non è di fatto realizzabile, ma è da tenere in considerazione per quelle situazioni in cui il costo di manutenzione del litorale in funzione della sicurezza degli elementi o dell’elemento esposto, raggiunge livelli elevati nel tempo tali da superare in previsione il costo per l’arretramento di tali elementi, come ad esempio una infrastruttura lineare, aree produttive dismesse o insediative abbandonate non più funzionali, a fronte di una effettiva disponibilità di spazi nell’entroterra. Ad esclusione quindi dei rari casi in cui è affrontabile un “riallineamento gestito”, l’incremento della resilienza, a livello più o meno marcato, è generalmente perseguito attraverso le altre due opzioni. Per il ripristino del bilancio sedimentario si deve agire sia sull’incremento, per quanto possibile, sia sulla riduzione delle perdite di sedimenti dal sistema litoraneo, sia sull’alimentazione con risorse di sedimenti interni o esterni al sistema.

L’obiettivo dell’amministrazione Melucci, in linea con il riequilibrio già definito nel Piano delle Coste, è l’approvazione di un progetto definitivo ed esecutivo entro il mese di aprile, del ripascimento strutturale, condiviso con gli altri enti preposti (Provincia e Regione), che si basa su tre aree di ricerca: opere innovative di protezione dei litorali; sistemi di monitoraggio costiero; metodi di valutazione del rischio». «Gli interventi consistono nella ricostruzione della spiaggia mediante una tecnica fin qui poco usata, ma già sperimentata in Puglia, che consiste nel prelievo di sabbie da bassi/medi fondali mediante aspirazione e nel successivo rilascio dei sedimenti sulla spiaggia emersa, che a differenza dei ripascimenti artificiali, eseguiti con prelievi in acque profonde e con notevoli quantità di sabbie, punta a movimentare modiche quantità di sedimenti, senza alterare in modo significativo i fondali. Si tratta dunque di una sorta di azione di “manutenzione” delle spiagge, con costi contenuti e ripetibile periodicamente. Operativamente si tratta di “pettinare” i fondali asportando gli strati superficiali del fondale e, successivamente di pompare la sabbia aspirata sul bagnasciuga, aumentando così la superficie di spiaggia fruibile. I tempi di lavorazione sono piuttosto contenuti e, con alcuni accorgimenti operativi, è possibile intervenire anche durante la stagione balneare senza arrecare particolari disturbi alla operatività turistica dei lidi“. Una sorta di aspiratore sottomarino, che prende acqua e sabbia da un fondale lontano non più di 100, 200 metri dalla costa e la spara sulla spiaggia che ha bisogno di rifarsi il livello. Tecnicamente si tratta di un’operazione di livellamento spiaggia non di ripascimento come spesso riportato».

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