11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 08:07:16

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Scompare un grande amico del Sud, alleato nelle battaglie di Taranto


“Ricordo che Taranto è stata una fucina formativa di tanti dirigenti cislini, un ambiente vivo e battagliero, come dimostra proprio la cosiddetta “Vertenza Taranto”, e questo si deve al robusto contributo di Giase. Come ho detto prima, furono dirigenti come lui a dare una forte caratterizzazione meridionalista all’impegno del sindacato e sappiamo tutti quanto fosse necessario in un periodo dello sviluppo italiano dove l’attenzione era concentrata particolarmente sul cosiddetto “triangolo industriale”.

Forse ricordare, studiare il peso ed il ruolo svolto dalle organizzazioni sindacali come la nostra perché gli squilibri nella crescita economica e dell’apparato produttivo non portassero con sé insanabili fratture sociali sarebbe una scelta intelligente ed utile”. Queste parole, ancora utili da rileggere oggi, sono di Franco Marini e le ho estrapolate dalla lunga intervista che mi concesse e che inserii nel volume: “50 anni di impegno sociale Enzo Giase sindacalista del Sud”, che pubblicai nel 2009 per le edizioni Capone, proprio per ricordare il grande impegno sindacale di Giase, a lungo segretario generale della Cisl di Puglia. Giase fu un grande amico personale, oltre che sodale, di Marini, il sindacalista e politico del quale l’Italia piange la scomparsa, e rimpiange ancora la mancata elezione alla presidenza della Repubblica, sfiorata ma sfumata per volontà di un uomo politico che trascorre la vita a dettare leggi capricciose, a farsi pochi amici importanti e moltissimi nemici. Ai quali di solito consiglia di “stare sereni”.

Marini è l’ennesima vittima della pandemia che sembra, per ora, inarrestabile ma che sta cancellando in fretta una porzione importante della memoria storica italiana. Di Marini, che ho intervistato e seguito tante volte nelle sue numerose visite in città e nella Scuola Cisl di Paolo VI, e che non mancò nella presentazione del volume avvenuta a Bari nel luglio di quell’anno, ricordo la sua serietà, il suo rigore, la sua sobrietà così diversa dall’esibizionismo oggi in voga tra i politici. Fu un meridionalista convinto e uno dei più tenaci sostenitori della Vertenza Taranto. “Ci conoscemmo nel campo scuola di Pescopennataro, nell’agosto 1956, perché a quel tempo i congressi e gli incontri formativi non si svolgevano negli alberghi o i strutture ricettive ma sotto le tende, nei campeggi – ci ricorda Enzo Giase – e da allora nacque tra noi un’amicizia profonda e un comune sentire che sempre ci accompagnò, ognuno nelle rispettive strade, ma sempre tese alla crescita del sindacato di ispirazione cristiana e al progresso del Sud”.

“In effetti – ci confermò lo stesso Marini – ci conoscemmo in quel campo scuola e Giase era già un giovane vivace e appassionato. I campi, fortemente voluti da Giulio Pastore, furono una iniziativa formativa di grande valore per la Cisl forgiando i quadri dirigenti dell’organizzazione che, di pari passo con lo sviluppo economico del Paese, stava accrescendo i suoi iscritti e le sue responsabilità e per questo c’era bisogno di persone preparate e motivate. I dirigenti come Giase lavorarono con intelligenza e pazienza perché la Cisl mettesse solide radici nel Mezzogiorno e per ridurre il divario nello sviluppo tra le due aree del Paese”. Enzo mi ricorda quando Franco Marini lo convocò a Roma, perché, assieme alla dirigenza pugliese della Cisl, si era opposto alla nomina temporanea di Sergio D’Antoni a segretario regionale pugliese, per vicende occorse in Sicilia, e in quell’occasione, sottolineando la necessità di dare a tutti una “nuova occasione”, gli preannunciò che quel ruolo presto sarebbe toccato a lui. “Un grande uomo, prima che un grande sindacalista, politico avveduto, senatore e ministro. – dice Enzo – Era sempre presente nelle occasioni importanti e soprattutto nei convegni sul Mezzogiorno che la Cisl organizzava annualmente alla Fiera del Levante.

Ma egli fu sempre presente nei momenti importanti della mia attività e non mancò neppure quando, nel 1989, il presidente della Puglia, Cosalanto, mi consegnò a Martina Franca il Premio Nuove proposte”. Quando, a conclusione di quell’intervista, gli domanda dell’indipendenza del sindacato dalla politica e della fase che questa stava attraversando in quegli anni, rispose: “Il punto fino al quale deve essere salvaguardato questo principio è sempre lo stesso da quando esistono i sindacati: il soddisfacimento dell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori, l’unico vero comandamento che il sindacato deve rispettare”.

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