21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca News

La rabbia dei ristoratori: «Un errore paradossale»


“Le aziende che operano nel settore della ristorazione in provincia di Taranto, al momento attive, sono 2.845”. Francesca Intermite, presidente di Casa Impresa parte da numeri piuttosto emblematici per esaminare una situazione che si mostra tutt’altro che rassicurante. “La media degli occupati in questo ambito – prosegue la Presidente di Casa Impresa – su tutto il territorio nazionale, è del 5,9%. Volendo contestualizzare e riportare il discorso su Taranto, il settore assorbe 8.535 unità. Nel 2020 abbiamo registrato l’iscrizione di 80 nuove imprese e la cessazione di 139, con il risultato di 59 realtà in meno rispetto al precedente anno. Parliamo di 177 posti di lavoro persi nel 2020, di cui la quasi totalità (99%) sono donne. Piuttosto eloquente il dato di dicembre che di solito si caratterizza come periodo particolarmente effervescente sotto il profilo lavorativo”.

“Una doverosa premessa, fatta di dati numerici, che ci consente di tratteggiare i contorni di una situazione complicatissima. Questi sono gli effetti della chiusura di bar e ristoranti, decisa per far fronte alla necessità di contenere il diffondersi della pandemia”. “Ma – sottolinea la Presidente di Casa Impresa – un conto è dover chiudere per assecondare, con senso di responsabilità, l’esigenza di limitare al massimo le possibilità di contagio e contribuire ad alleggerire la pressione ospedaliera, altra cosa è scoprire che potrebbero esserci stati errori nel conteggio dei posti di Terapia Intensiva di alcuni nosocomi tali da determinare l’ingiusta collocazione della Puglia in zona arancione, limitando in misura importante le attività dei pubblici esercizi”.

“Una categoria letteralmente in ginocchio, imprenditori in affanno, posti di lavoro persi, famiglie che non sono più in grado di coprire i bisogni essenziali: questo lo scenario. Se dovessimo scoprire che è frutto di valutazioni errate sarebbe paradossale, in un momento in cui al contrario è indispensabile garantire un sostegno a quello che sicuramente è uno dei settori più provati”. “Altrettanto paradossale è che – conclude Francesca Intermite – non vengano individuate le eventuali responsabilità”. Francesco Solazzo, segretario generale della Cisl Taranto-Brindisi, dice che “meriterebbero maggiore attenzione e più solleciti interventi i prolungati appelli rivolti alle istituzioni nazionali, regionali e locali dalle Associazioni dei commercianti di Taranto e di Brindisi, a seguito di una crisi di settore che si è innervata in circa un anno di pandemia da Covid-19 pressoché in tutte le sue articolazioni, in una Regione, tra le poche, ristretta ancora a ‘zona arancione’.

Sostanzialmente in gioco qui c’è il valore finanziario dei ristori rivendicati dalle Aziende ma anche una sorta di auspicata serenità per progettare il futuro produttivo delle stesse, in un Mezzogiorno che confida oltremodo in un Recovery fund che sia in grado di riscrivere fondamentali economici, così come quelli dell’intero Paese, che privilegino l’inclusione sociale”. Per Solazzo “l’allarme degli imprenditori sull’avvenuta chiusura già di moltissime attività è immediatamente evidente con la scomparsa di tantissimi negozi di vicinato. Alcuni numeri, al riguardo, si rivelano implacabili. Premessi i circa 40 mila posti di lavoro già persi in Puglia, in un anno di pandemia, a Brindisi per 2.185 imprese, con una forza lavoro di 6mila unità, l’incubo del fallimento è alle porte, stando alle proiezioni elaborate dalle stesse organizzazioni di categoria.

E quanto alle 2.845 Aziende che operano nel comparto ristorazione in provincia di Taranto, se la media di occupati nel settore in Italia è di 5,9, considerata una media locale di 3 occupati, i dipendenti coinvolti nella situazione di crisi sono 8.535 unità. A Taranto il 2020 ha visto censire 80 nuove imprese e 139 cessate. Più in generale, risalta la perdita dell’afflusso di turisti in entrambi i capoluoghi pari al 90% rispetto all’anno precedente, con analoghe grandezze riferite al crollo del fatturato tra Agenzie di viaggio e Tour operators, mentre di vero e proprio tracollo si può parlare per tutto il sistema dei servizi, dalla ristorazione a tutta l’economia culturale e del divertimento, alle sale ricevimento e matrimoni. E senza i turisti stranieri è anche crollato in Italia il segmento del lusso, per cui nei mesi estivi del 2020 si è verificata una mancata spesa di circa 14 miliardi; negli hotel a 5 stelle le presenze in calo sono state dell’80%, mentre il 98% dei ristoratori ne lamenta la mancanza e per il solo shopping il danno ha sfiorato i 6 miliardi. Il nostro territorio è alle prese con una situazione a dir poco drammatica, che è evidentemente aggiuntiva alle problematicità già connesse con l’emergenza economica, ambientale, occupazionale, rispetto alle quali la Cisl rilancia la propria idea di Patto sociale”.

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