20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

Cronaca News

Ex Ilva, salta il tavolo di confronto: è sciopero


L'ex Ilva di Taranto

Un confronto interrotto sul nascere. Appena avviato ieri mattina è saltato il tavolo fra ArcelorMittal e i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Ugl sull’approfondimento del piano industriale 2021-2025. Il calendario prevedeva una serie di incontri da ieri fino a lunedì ma una serie di motivi hanno suscitato la reazione dei sindacati che hanno deciso di abbandonare il tavolo e di passare alla mobiltazione con una giornata di sciopero il 24 febbraio. La prima ragione di malumore dei sindacati è stata l’assenza di Invitalia. Negli uffici aziendali erano presenti, fra gli altri, il direttore delle Risorse umane, Arturo Ferrucci, Adolfo Buffo per la direzione e Loris Pascucci, direttore dello stabilimento Tarantino.

Non c’era alcun interlocutore, invece, per il partner pubblico. Per i sindacati “resta determinante il ruolo di Invitalia, assente, soprattutto per il futuro di migliaia di lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria”, poichè, si legge in un documento unitario, sono stati posti all’azienda i temi relativi a “discussione su ammortizzatori sociali speciali per l’intero periodo previsto dal piano industriale con l’introduzione dell’integrazione salariale”. “Abbiamo chiesto ad ArcelorMittal – dichiara Gennaro Oliva, coordinatore di fabbrica Uilm – di assicurarci l’integrazione economica della cassa integrazione al personale dipendente, visto che, per la gestione del nuovo piano industriale, non sarà più cassa integrazione Covid come sinora, ma per ristrutturazione e transizione verso i nuovi obiettivi industriali. Su questo punto dell’integrazione – ha spiega Oliva – la risposta di ArcelorMittal è stata che dobbiamo parlare col Governo. Inoltre, a Taranto, sono ripartiti alcuni impianti, quindi abbiamo chiesto di far tornare in fabbrica la quota di rimpiazzo, lavoratori che ora stanno in cassa integrazione. ArcelorMittal ci ha risposto che la quota di rimpiazzo per loro è un costo.

A questo punto – conclude Oliva – non c’erano più i margini per discutere e abbiamo lasciato il tavolo”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Fim. “L’incontro è andato male – dichiara Valerio D’Alo’, segretario nazionale Fim Cisl, responsabile siderurgia – abbiamo una nuova società ArcelorMittal-Invitalia, frutto di un accordo approvato anche dall’UE, che però ancora non esiste. Non è decollata perchè Invitalia, da quanto apprendiamo, deve ancora fare l’intervento sul capitale”. Secondo le organizzazioni sindacali non è stato possibile fare un confronto nel merito: “ArcelorMittal ci ha di nuovo presentato le stesse slide che ci ha illustrato nell’ultimo incontro – spiega D’Alo’ – ma come è possibile ragionare di investimenti proiettati sino al 2025, cioè la scadenza del nuovo piano industriale, se il discorso relativo al personale dipendente si ferma invece a dicembre 2020? Le due cose non si possono scindere. E quindi abbiamo detto ad ArcelorMittal che in questo contesto non siamo nelle condizioni di fare una discussione di merito sul piano industriale.

Abbiamo chiesto – aggiunge D’Alo’ – ad ArcelorMittal di ripristinare la quota di rimpiazzo di personale sugli impianti, cosa che avevamo già chiesto. La risposta è stata negativa, perchè per l’azienda è un altro costo. A questo punto, abbiamo detto basta alla discussione”. D’Alo’ aggiunge che è stato evidenziato ad ArcelorMittal anche il tema delle imprese dell’appalto “che di nuovo registrano mancati pagamenti per i lavori effettuati e fatturati, ma pure qui nessuna risposta”. A quanto pare, da parte aziendale, sarebbe stata manifestata la disponibilità a condividere con i sindacati il numero di lavoratori utilizzabili per la ripartenza degli impianti poichè il piano prevede un aumento della produzione e quindi ci sarà un riflesso occupazionale. L’azienda avrebbe anche espresso disponibilità per la ridiscussione dell’accordo di secondo livello. Segnali ecclissati dallo scontro che è seguito tra le parti. Le organizzazioni sindacali, compatte, prima di avviare qualsiasi discussione di merito sulle ricadute occupazionali legate al piano industriale, hanno ribadito una serie di punti necessari a garantire il proseguimento degli incontri calendarizzati. “E’ inammissibile – ritengono Fim, Fiom, Uilm e Ugl – che l’azienda utilizzi l’ammortizzatore sociale per collocare in cassa integrazione gli operatori che fanno parte dell’organico tecnologico”. Inoltre, “nonostante la ripartenza di alcuni impianti, che hanno di fatto innalzato la produzione giornaliera, riscontriamo un numero eccessivo di lavoratori in cassa integrazione; rotazione equa del personale. Infine, “continuiamo ad assistere a ritardi rispetto al pagamento delle ditte di appalto che si ripercuotono inevitabilmente sui lavoratori”.

A seguito delle rivendicazioni sindacali l’azienda, riferiscono i sindacati nel documento unitario, ha esordito sulla questione del rimpiazzo dichiarando che tale figura è “un costo aziendale che non possiamo sostenere”. I sindacati, infine, “preso atto della modifica organizzativa unilaterale da parte dell’azienda, che comporterebbe di fatto un esubero strutturale e modifiche ai vigenti accordi integrativi”, ha abbandonato il tavolo di confronto. In assenza di una convocazione ministeriale che faccia chiarezza sul futuro occupazionale, ambientale e industriale del gruppo Arcelor Mittal, le organizzazioni sindacali proclamano 24 ore di sciopero per il 24 febbraio.

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