13 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31


I n fatto di digitalizzazione l’Italia si conferma tra i fanalini di coda dell’Europa. Il Digital Economy and Society Index (Desi) 2020 elaborato dalla Commissione Europea colloca il Belpaese al venticinquesimo in Europa precedendo solamente tre paesi: Romania, Grecia e Bulgaria. Il Desi monitora una serie di parametri per misurare il livello di digitalizzazione dei paesi europei in cinque macro aree: connettività, competenze digitali, uso di Internet da parte dei singoli, integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese e servizi pubblici digitali. Sulle competenze digitali e il capitale umano purtroppo l’Italia è addirittura ultima.

Negli ultimi cinque anni i progressi più significativi sono stati realizzati dall’Irlanda, seguita da Paesi Bassi, Malta, Spagna, Estonia, Finlandia, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi. Questi ultimi cinque paesi sono anche i primi in classifica. La dotazione finanziaria per il raggiungimento degli obiettivi per il superamento del digital divide previsti dall’Europa è stato consistente nel programma 2014-2020, tuttavia anche in questo caso l’Italia è in clamoroso ritardo sulla spesa delle risorse destinate. La crisi Covid-19 ha dimostrato quanto sia fondamentale che i cittadini e le imprese siano collegati e in grado di interagire tra loro online, eppure il nostro Paese non è riuscito a reagire. Senza dimenticare i servizi in cloud, l’interoperabilità, la disponibilità di big data, la standardizzazione delle basi dati pubbliche, un esempio su tutti è l’utilizzo “small cell” in spazi aperti ed all’interno degli edifici che avrebbe dovuto essere la principale guida per l’industria delle infrastrutture per telecomunicazioni nel corso del programma europeo 20141- 2020 e lo sarà nei prossimi anni. Proprio attraverso gli investimenti europei per la riduzione del digital divide, i vari carrier – INWIT, CELLNEX, EI Towers, Rai Way (i proprietari delle torri) – stanno offrendo gratuitamente questa tecnologia per cercare di ridurre il gap italiano rispetto agli altri paesi europei con questa nuova tecnologia che, usando un termine medico, è mininvasiva.

Questa soluzione di reti di telefonia multioperatore può supportare un’ampia varietà di tecnologie e frequenze che includono 2G, 3G e 4G ed in futuro anche il 5G ed è offerta per ambienti aperti e chiusi ad alta densificazione di utenti come piazze, stadi, grattacieli, centri commerciali, aree outdoor ad elevato traffico, aeroporti, metropolitane e stazioni ferroviarie. Ebbene, nonostante la gratuità della proposta e le rassicurazioni scientifiche date dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, il negazionismo e la burocrazia sono riusciti a bloccare lo sviluppo di queste soluzioni (su 1.000 presidi ospedalieri ne sono stati cablati 20 di cui 16 sono privati ed i Comuni in sperimentazione sono solo 120 di cui 20 hanno deliberato di non voler più aderire), che permetterebbero di portare internet veloce in moltissime aree del Paese migliorando la connettività per milioni di persone e garantendo la possibilità di sviluppare nuovi servizi digitali e quindi di creare nuovi posti di lavoro.

Oggi, nell’ambito del piano per la ripresa dell’Europa, adottato il 27 maggio ed approvato in via definitiva il 21 luglio 2020, l’indice Desi dovrà guidare l’analisi specifica per paese a sostegno delle raccomandazioni sul digitale per aiutare gli Stati membri ad orientare le rispettive esigenze in termini di riforme e investimenti e a definirne le priorità, facilitando in tal modo l’accesso al dispositivo per la ripresa e la resilienza, la cui dotazione è di 750 miliardi di euro (208 all’Italia). Ricordiamo che questo dispositivo fornirà agli Stati membri i fondi necessari a rendere le loro economie più resilienti e a garantire che gli investimenti e le riforme sostengano le transizioni verde e digitale. La domanda che ci poniamo è: siamo pronti? Il Mezzogiorno che, se valutato come tale, sarebbe penultimo nella classifica DESI, cosa intende fare? Proseguire sulla via burocratica o lavorare per unire le forze, superando anche il regionalismo spinto, e punire chi non lavora per l’innovazione, tecnologica o meno che sia, del Paese?

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche