19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57


Il Mezzogiorno rappresenta in maniera amplificata le difficoltà del nostro Paese nella competizione internazionale e nel confronto con gli altri Paesi Europei. Quindi, un intervento capace di promuovere sviluppo ed occupazione nel Mezzogiorno assume, dunque, carattere di particolare urgenza e, affinché abbia sostenibilità nel tempo, non può prescindere dalla posizione dell’area proiettata al centro del Mediterraneo.

Deve trattarsi di una “crescita nella legalità” e ciò richiede da parte delle amministrazioni pubbliche e delle parti economiche e sociali un impegno straordinario. Il tema del rilancio dell’economia del Sud non può dividere la politica (nazionale e locale), le forze sindacali e datoriali, ma viceversa deve unire. È stato un bene varare la “regola aurea” della clausola del 34%, ovvero che la spesa dei Ministeri al Mezzogiorno fosse pari alla popolazione residente. Ma è altrettanto importante monitorare affinché tale regola venga effettivamente applicata. Fiscalità di vantaggio o produttiva, credito di imposta occupazione e investimenti al Sud, rinnovate politiche industriali, avvio concreto delle Zone Economiche Speciali, investimenti in infrastrutture materiali, sociali e digitali, programmazione attuale e futura dei fondi per la coesione comunitari e nazionali sono il fulcro, per noi, per un nuovo “New Deal” per il Mezzogiorno. La Legge di Bilancio per il 2021 contiene alcuni aspetti positivi per la crescita del Mezzogiorno.

La fiscalità di vantaggio, è nostra richiesta “storica”, in quanto per il sistema produttivo e per l’occupazione è importante uno strumento per ridurre il divario produttivo tra le varie aree del Paese, perché produrre al Sud beni e servizi ha un costo maggiore per l’assenza di un adeguato sistema di infrastrutture. Risponde ad una nostra sollecitazione il rifinanziamento del credito di imposta investimenti al Sud e la proroga del credito di imposta potenziato per le attività di ricerca e sviluppo nelle aree del Mezzogiorno, anche perché queste due misure rispondono ai principi di investimenti pubblici per attivare quelli privati. Consideriamo, invece, un primo intervento quello relativo alla rigenerazione amministrativa per il rafforzamento della politica di coesione territoriali nel Mezzogiorno, con l’assunzione di 2.800 giovani con competenze specifiche per le politiche di sviluppo e coesione, in quanto nel Piano Sud 2030 erano previste assunzioni per 10 mila giovani.

Ma sul Mezzogiorno occorre dare attuazione concreta al Piano Sud 2030 con investimenti per potenziare la pubblica amministrazione, l’istruzione, l’infrastrutturazione materiale, sociale e digitale, potenziare le politiche attive per favorire l’accesso al mercato del lavoro di giovani e donne. Negli ultimi dieci anni la spesa pubblica si è ridotta nelle regioni meridionali e gli sforzi per ridurre il divario in termini di lavoro, servizi, reddito, istruzione e investimenti sono stati modesti e ciò contribuisce ad acuire la fuga di cervelli. È necessario un grande piano di opere infrastrutturali, compresa la cosiddetta viabilità secondaria e migliorare la mobilità interna con particolare riferimento al trasporto locale pubblico locale. Importante affrontare la sfida dimensionale delle imprese e la loro internazionalizzazione, anche attraverso una strategia di politica industriale più “robusta” e orientata nel medio e lungo periodo. Dovremmo passare dal concetto “ce la possiamo fare al “ce la dobbiamo fare” perché lo sviluppo del Mezzogiorno è lo sviluppo del Paese.

Ivana Veronese
Segretaria Confederale UIL

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