15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 19:30:02

Cronaca News

«Il Tar ha certificato che non può proseguire un’attività che continua a procurare danni alla salute dei cittadini di Taranto»


PeaceLink esprime «viva soddisfazione per la sentenza del Tar di Lecce che ha ordinato ad ArcelorMittal lo spegnimento degli impianti dell’area a caldo dell’ILVA di Taranto».

E’ quanto scrive, in una nota, il Presidente di PeaceLink Alessandro Marescotti.

«L’area a caldo dell’ILVA – prosegue Marescotti – è formata da cokerie, altoforni, agglomerato, acciaierie, GRF (gestione rottami ferrosi). Ed è l’area fortemente inquinante che attualmente risulta al centro anche del processo (derivato dall’inchiesta “Ambiente Svenduto”) per i gravi danni inferti alla salute, con gli eccessi di mortalità documentati dalle perizie epidemiologiche e ampiamente sottolineati in questi giorni dal pm Mariano Buccoliero.

Siamo ad un momento cruciale della storia dei Taranto e finalmente viene chiarito dal TAR che la sentenza della Corte Costituzionale del 2013 non può far ulteriormente proseguire un’attività produttiva che continua a procurare danni alla salute dei cittadini di Taranto. Il bilanciamento salute-produzione è saltato.

I “ragionevoli limiti” posti al diritto alla salute – in modo da bilanciare tale diritto con il diritto alla produzione – sono stati oltrepassati. Questo chiarisce in buona sostanza nella sentenza.

Con riferimento al quadro sanitario ed epidemiologico, il Tar di Lecce ritiene violato il diritto alla salute e il diritto alla vita dei cittadini di Taranto che, si legge nella sentenza, “hanno pagato in termini di salute e di vite umane un contributo che va di certo ben oltre quei “ragionevoli limiti”, il cui rispetto solo può consentire, secondo la nostra Costituzione, la prosecuzione di siffatta attività industriale”.

Si apre adesso una fase nuova per Taranto. Occorre un fronte di iniziative unitario. Esso deve vedere uniti i cittadini con le istituzioni interessate alla tutela dei cittadini. Tutti devono far fronte comune. Al nuovo governo deve arrivare un solo messaggio. Con chiarezza e determinazione, un’intera comunità deve dire basta e deve richiedere che il Recovery Plan finanzi la riconversione dei lavoratori ILVA impiegandoli in attività di bonifica, di utilità sociale e di riqualificazione territoriale. Occorre chiudere definitivamente l’area a caldo senza generare disoccupati, così come è avvenuto a Genova e a Trieste. Il razzismo ambientale deve finire: la salute dei cittadini di Taranto deve valere quanto quella dei cittadini di Genova e di Trieste».

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