15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 19:30:02

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Il fidanzamento nella Taranto di ieri


La conclusione del Carnevale, il rito tradizionale della ‘Forore’, l’inizio della Quaresima con le Ceneri, la festa di Sa Valentino e il ricordo del fidanzamento nella Taranto di ieri sono gli argomenti portanti di questa rubrica, ideata e curata dal prof. Antonio Fornaro. Questi i santi della settimana: San Valentino, San Faustino e Giovita, Sant’Alessio Falconieri, San Francesco Regis, San Corrado Confalonieri, Sant’Eleuterio. Questa settimana la Chiesa cattolica venera la Madonna sotto i titoli di: Nostra Signora del Forno, del Conforto, della Spina, dell’Obbedienza e della Grazia. Questa settimana i detti saranno inseriti nell’approfondimento relativo al Carnevale.

Queste le effemeridi di Giuseppe Cravero che ci ricorda che il 15 febbraio 1960 veniva inaugurato a Piazza Castello il monumento a Giovanni Paisiello, realizzato dallo scultore Pietro Canonica e successivamente trasferito alla Discesa Vasto. Il 16 febbraio 1922 viene inaugurata a Taranto la tramvia elettrica che, per 60 anni, sarà gestita da una ditta londinese. Inizialmente funzionava la linea ‘1’ (Arsenale-Ferrovia e viceversa) e la linea ‘2’ (Solito-Tre Carrare e viceversa). Poi le due linee si unificarono e diventarono 1-2 (Solito-Arsenale-Ferrovia e viceversa). Il costo del biglietto era di 60 centesimi ridotto a 20 per gli operai dell’Arsenale che fruivano di corse speciali dalle 6.25 alle 7.25, mentre il servizio regolare funzionava dalle 6.25 alle 21.00. Dopo la II Guerra Mondiale si misero da parte le tramvie elettriche sostituite dai bus gestiti dalla Scap, successivamente dall’Amat e oggi da Kyma. Queste le effemeridi di Antonio Fornaro: il 17 febbraio 1907 nasce il poeta e scrittore futurista e critico d’arte Raffaele Carrieri. Il 18 febbraio 1668 viene compilato il libro rosso dove sono indicati documenti e possedimenti relativi a Taranto. Il 18 febbraio 1869 viene inaugurata Piazza Giordano Bruno che poi diventerà Piazza Maria Immacolata. Il 18 febbraio 1867 il pittore Domenico Torti dipinge i timpani del cupolone di San Cataldo con i quattro evangelisti. Il 19 febbraio 1592 muore il vescovo di Taranto Giovanni Battista Santoro e il 20 febbraio 1743 alle ore 23 a Taranto si registra un forte temporale. Il 16 febbraio si conclude il Carnevale che quest’anno, sia per quanto riguarda il Covid e sia per quanto riguarda il cattivo tempo, non si è affatto sentito in città.

Un tempo non era così e veniva vissuto un po’ da tutti i cittadini e si concludeva con il funerale alla maschera tarantina detta “tate” il cui corpo veniva bruciato in Piazza Fontana fra schiamazzi e pianti finti e con la battaglia a colpi di confetti ricci. Di tutto ciò forse l’ultimo giorno di Carnevale ci potranno ancora essere i tradizionali calzoni alla ricotta alla tarantina con ragù a base di salsiccia e carne di maiale seguiti dall’arrosto di maiale, dai cannoli di ricotta, dalle chiacchiere, da una manciata di confetti ricci e di cannellini colorati. Il primo dei detti riguardanti il Carnevale ricorda che: “Carnevale mio con le doglie, oggi maccheroni e domani foglie”. Il secondo fa riferimento alla ingordigia di Carnevale e così recita: “Il peccato di Carnevale lo piange Quaremma”.

Il terzo proverbio ricorda che Carnevale “Per la carne andò all’inferno” per terminare con: “Di Carnevale a casa tua” non dimenticando che “Per tre cose si lavora: la morte, la corte e gli ultimi tre giorni di Carnevale”. Alla mezzanotte dell’ultimo giorno di Carnevale cadevano dal volto le maschere, cessavano i veglioni e dal Palazzo Arcivescovile davanti al Calvario, dove veniva preparata una catasta con le palme da ardere e da ridurre in cenere, l’Arcivescovo riceveva le ceneri. Era questa la cerimonia detta ’forore’. L’indomani le ceneri cospargevano i capo dei fedeli che, in ossequio all’inizio della Quaresima digiunavano, mentre i nonni si recavano al Pizzone a mangiare latticini e frutti di mare freschi. Ancora oggi in alcune chiese, in particolare al Carmine e a San Domenico, si tengono le solenni “quarantore”, una prolungata adorazione da parte dei confratelli e delle consorelle che quest’anno avrà orari diversi rispetto a quelli degli anni precedenti. Il 14 febbraio è la festa di san Valentino, patrono degli innamorati, ed è festa grande a Vico del Gargano (in provincia di Foggia), di cui San Valentino è patrono. Nello stesso paese la statua di San Valentino è coperta da arance e i fidanzati si scambiano un bacio in un vicoletto di appena 50 centimetri. Anche Taranto ha un vicoletto molto stretto, il vicoletto Mercanti posto tra via Domo e vico Carducci. L’ultimo approfondimento riguarda il fidanzamento nella Taranto di ieri.

Quando un ragazzo adocchiava una ragazza le inviava, attraverso un suo confidente, un messaggio scritto e poi andava sotto il balcone di casa dedicandole una serenata. Quando si era certi ci si fidanzava attraverso la cerimonia del “parlamento”, cioè l’incontro dei genitori dei futuri sposi che si accordavano su corredo e sul mobilio di casa. Talvolta si procedeva alla stesura di un documento chiamato in dialetto “stizzo”, deformazione della parola italiana “schizzo” o “preventivo”. La fidanzata a Pasqua riceveva dal futuro sposo un oggetto d’oro e una ‘scarcella’ e, a sua volta, regalava al futuro sposo una camicia da lei confezionata e che lui avrebbe indossato il giorno delle nozze. La cerimonia della promessa in Chiesa veniva chiamata dai tarantini “spaccare la croce” perché nel passato molti giovani erano analfabeti e firmavano soltanto con il segno della croce. Chiudiamo con un antico detto popolare che così recita: “L’amore è come la tosse, non si può tenere nascosto”. Saggezza dei nostri padri!

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