11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 08:18:52

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Poche donne al governo: è un po’ anche colpa di… Omero


A riflettere sulla composizione scarsamente al femminile del nuovo governo italiano, cosa che ha sollevato molte polemiche, vien da dire di quanto poco sia cambiato nei secoli, anzi nei millenni, il ruolo della donna nella politica. Vediamo alcune percentuali per il presente: Parlamento Europa 36% al femminile, Unione Europea 14% premier donne; Ministre europee 30%, mondiali 19%. Su 200 paesi nel globo solo 20 hanno donne per Capi di Stato (dati 2019 dal sito iodonna.it).

Lasciamo stare la Regina Elisabetta che sta al potere da 69 anni! Veniamo al nostro governo attuale: su una squadra di ben 23 ministri solo 8 sono donne. Mancano le politiche? Le competenti? O è proprio una questione di maschilismo annidato nei vertici? Fa eccezione il criterio della devozione al Grande Capo che ha indubbiamente premiato la carriera di due donne sia nel partito che nel governo. Quanto alla competenza premiate (e premiati) col “portafoglio” solo le tecniche: discriminazione al quadrato! Non possiamo, per amore di città, non constatare invece che la nostra giunta tarantina ha 4 assessore a fronte di 5 assessori. E questo è un criterio più al passo coi tempi. Andando invece a quelli passati dell’antica Grecia, focus di studio della scrivente, abbiamo un episodio nell’Odissea che fa pensare alla scarsa “voce in capitolo” che aveva la donna antica seppur regina.

Ci troviamo nella reggia di Ulisse (Odissea canto I) e Penelope scende nel megaron dove il cantore Femio evoca le vicende che la fanno soffrire. Sta dietro al pilastro, col volto coperto dallo scialle e con le lagrime agli occhi e chiede all’aedo di smettere di cantare le imprese eroiche del marito lontano che tanto la commuovono. Il figlio Telemaco la zittisce così: “Non è colpa del cantante se canta vicende sfortunate, lascialo cantare come gli pare e tu sopporta. Anzi Or tu risali/ Nelle tue stanze, ed ai lavori tuoi/ Spola, e conocchia, intendi; e alle fantesche/Commetti, o madre, travagliar di forza. /Il favellar tra gli uomini assembrati/Cura è dell’uomo, e in questi alberghi mia/Più, che d’ogni altro; però ch’io qui reggo” (Traduzione Pindemonte). Che parafrasata significa: a mà, va in camera tua, affida compiti alle domestiche perché tocca al maschio parlare in un gruppo di maschi e tanto più qui in questa casa a me tocca più di tutti perché qui comando io.

Penelope ovviamente ci rimase malissimo, salì nelle sue stanze di vedova con le ancelle e chiamò il nome del marito dando sfogo alle lagrime, finché Atena non le inviò il sonno. Sì proprio la divinità meno femminile tra tutte le dee. Quindi nessun diritto di parola della donna tra gli uomini, ma solo servizi. Ma anche in un altro dialogo uomo-donna di Omero (Iliade VI) il tono non è diverso; dice infatti Ettore alla moglie Andromaca che ha paura di rimanere vedova: torna a casa e datti da fare coi lavori tuoi, con la tela e la conocchia ed alle ancelle dà gli ordini che a loro riguardano; la guerra spetta agli uomini di Troia, a tutti e soprattutto a me”. Se ancora oggi le donne non hanno abbastanza potere nelle istituzioni un poco è colpa anche di … Omero. Il discorso è lungo.

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