16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 18:03:30

Cronaca News

Caso ex Ilva, «Il nuovo governo intervenga subito»

L'ex Ilva
L'ex Ilva

«Rispettiamo sempre come sindacato ogni sentenza della magistratura, ed in coerenza a ciò abbiamo preso tempo per analizzare la situazione che la stessa determina. Ma quanto disposto dal Tar di Lecce circa la chiusura entro 60 giorni della area a caldo della ex Ilva di Taranto costituisce l’ennesimo ribaltone giudiziario, una minaccia forte alla vita dello stabilimento e al futuro di oltre 20mila famiglie, proprio mentre stiamo discutendo il nuovo piano industriale». Cosi il segretario generale della Fim Cisl Roberto Benaglia, all’indomani della pronuncia del Tar di Lecce con cui chiede ad ArcelorMittal di spegnere l’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto entro 60 giorni.

«La salute dei cittadini, di cui siamo altrettanto preoccupati come per l’occupazione dei dipendenti – aggiunge il leader della Fim Cisl – non si tutela azzerando i problemi. Occorre sapere tutti che chiudere l’area a caldo significa automaticamente chiudere tutte le lavorazioni a freddo, con ripercussioni gravi sugli altri stabilimenti del gruppo. Taranto ha diritto di vedere continuare le produzioni attraverso una riconversione produttiva decisa e sostenibile contenuta negli investimenti previsti nel nuovo piano industriale, al centro del confronto col sindacato. Fermare l’area a caldo – prosegue Roberto Benaglia – significa mettere Taranto in ginocchio, mettere a rischio il futuro degli altri stabilimenti del gruppo, distruggere la capacità di produzione di acciaio italiana proprio nel momento di forte ripresa della domanda, mettere in difficoltà molte industrie italiane manifatturiere». A chi invoca accordi di programma come la soluzione a cui tendere, Benaglia ribatte che «non c’è nessun futuro credibile e certo per il lavoro a Taranto senza la siderurgia».

«Chiediamo al neo Presidente del Consiglio Draghi, ai ministri Cingolani per la Transizione ecologica e Giorgetti per lo Sviluppo economico, a cui garantiamo la massima collaborazione, di convocare immediatamente tutte le parti ed assumere subito decisioni e provvedimenti che non mettano in ginocchio il polo siderurgico e che rendano possibile far diventare Taranto il principale produttore di “acciaio verde” in Europa. Il sindacato – conclude Benaglia – non assisterà con le mani in mano a questa grave incertezza, per la quale rischiano di pagare il conto i 10.700 dipendenti e le molte migliaia di lavoratori dell’indotto». Per il deputato tarantino del M5s, Giovanni Vianello, «La sentenza del Tar Lecce è uno spartiacque nella vicenda dell’ex Ilva di Taranto, un atto giuridico da cui ogni Esecutivo degli ultimi 10 anni dovrebbe imparare. Mi auguro che il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, vada fino in fondo, anche nella probabilità di ricorso al Consiglio di Stato da parte di Mittal. Da parte mia, come già successo in passato, ci sarà sostegno per ogni atto che va nella direzione della chiusura dell’area a caldo. Non dimentichiamo che gli eventi emissivi provenienti dallo stabilimento siderurgico di Taranto precedono e seguono il periodo dell’ordinanza comunale, sono infatti periodici e costanti, tanto che ho depositato in Procura nel corso del tempo diversi esposti, e analogamente anche interrogazioni parlamentari. Infine, è importante ricordare che sono passati già due anni dall’abrogazione dell’immunità penale, pertanto auspico che anche la magistratura ordinaria faccia nuovamente chiarezza sulle continue emissioni dello stabilimento e sui ritardi nella realizzazione delle prescrizioni».

Queste le dichiarazioni di Nicola Oddati, coordinatore dell’iniziativa politica nella segreteria nazionale del Partito Democratico: «Questa sentenza dimostra quanto siano fondate le preoccupazioni delle Istituzioni locali e di tanta parte della città sui rischi per la salute dei cittadini derivanti dalla produzione a caldo. Questa situazione ripropone l’esigenza di dare l’assoluta priorità all’avvio del processo di decarbonizzazione dell’ex Ilva. Se si tratta di un Governo ambientalista e se la transizione ecologica assume un valore e un impegno assoluto, l’acciaieria di Taranto ne è il paradigma. È utile che il nuovo Presidente del Consiglio incontri al più presto il Sindaco e il Presidente della Regione e istituisca il tavolo per l’accordo di programma».

Il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio (Pd) ricorda che “nel 2019 chiedevo la chiusura del siderurgico e l’adozione di un passo diverso sulla questione ambientale a Taranto. Due anni più tardi, una sentenza del Tar di Lecce ribadisce questa urgenza e apre una nuova pagina per la definitiva riconversione ambientale ed economica del capoluogo ionico”. “Con il nuovo governo che punta alla transizione ecologica, e il Recovery Fund, ci sono tutte le premesse per avviare finalmente un serio piano di riconversione degli impianti e bonifiche del territorio. L’azienda ha già proposto ricorso al Consiglio di Stato, e il governo certamente non resterà inerme di fronte alla possibile chiusura degli impianti” è invece quanto dichiara il consigliere regionale della Lega Giacomo Conserva.

Tramite una nota Ernesto Abaterusso, segretario regionale Articolo Uno Puglia e Massimo Serio, segretario provinciale Articolo Uno Taranto rivolgono un appello al governatore pugliese Michele Emiliano: «Ora più che mai infatti crediamo che per la vicenda ex Ilva di Taranto, che coinvolge un territorio a lungo martoriato dal punto di vista soprattutto ambientale, non si debba più perdere un minuto e si debba agire efficacemente a tutti i livelli. Riteniamo necessario l’intervento della Regione Puglia e chiediamo al Presidente Emiliano di seguire attentamente passo-passo l’operato del Governo nazionale. Crediamo che le premure non siano mai troppe in una delicatissima fase anche politica con un Governo nuovo appena insediatosi. Ci auguriamo che il nuovo Ministro dell’Ambiente e della transizione ecologica, Roberto Cingolani, prenda a cuore la vicenda Taranto ma ripetiamo: serve severamente attenzionare questo territorio dal punto di vista ambientale e occupazionale».

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