11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 08:07:16


La nomina a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio di Roberto Garofoli ha acceso la luce dei ricordi di chi lo ha conosciuto come giudice penale del Tribunale di Taranto. Nato a Taranto il 20 aprile del 1966, Garofoli è stato giudice amministrativo del Tar Puglia e poi del Consiglio di Stato dove è stato presidente di sezione.

Ruolo che negli anni scorsi ha lasciato per assumere quello di capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia e delle Finanze col Governo Renzi. E’ stato, fra l’altro, anche docente della Luiss e condirettore della Treccani giuridica. Al Tribunale di Taranto, Garofoli è stato giovanissimo magistrato della Seconda sezione penale, componente del collegio, insieme al presidente Antonio Morelli e al giudice Annamaria Lastella, del processo contro Giancarlo Cito per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato estensore della sentenza di condanna a quattro anni di reclusione del parlamentare di At6 Lega d’azione Meridionale. Quella emessa dal Tribunale di Taranto per concorso esterno in associazione mafiosa fu una sentenza storica perché all’epoca, era il 1999, c’erano pochissimi precedenti, alcuni dei quali illustri, come il processo di Palermo che vedeva fra gli imputati anche l’ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti, conclusosi con la sua assoluzione.

L’applicazione del 416 bis del Codice penale alla fattispecie del concorso esterno in quegli anni veniva ritenuta una forzatura da una parte del mondo giudiziario. Cito fu difeso da avvocati famosi come Carlo Taormina (in primo grado) e Gaetano Pecorella (all’epoca parlamentare) in appello e in Cassazione ma la sentenza si rivelò granitica. Il verdetto fu poi confermato in appello e in Cassazione e Cito scontò la sua condanna in carcere, laureandosi in giurisprudenza durante il periodo di detenzione. Al di là del processo Cito, il nome di Garofoli, balzato alle cronache nazionali nei giorni scorsi per la nomina nel Governo Draghi, ha risvegliato i ricordi di chi lo ha conosciuto, come la cancelliera Annapia Pirroni, figura storica del Tribunale, che ha postato uno scatto amarcord: “Roberto Garofoli, giudice penale a Taranto …che bei tempi! Certo che di strada ne ha fatta, complimenti sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri”.

 Roberto Garofoli in una foto degli Anni ’90

Una foto e poche righe velate di nostalgia a cui si sono associati altre figure che in quegli anni lavoravano in Tribunale. Malgrado il tempo trascorso, Annapia Pirroni ha un ricordo nitido di quel periodo: “Il dottor Garofoli era giovanissimo quando nel 1994 arrivò in Tribunale, come altri giudici in quel periodo. Lo ricordo come una persona perbene, con tanta stima e affetto. Una persona stupenda, mente vivace, brillante, serio e molto rigoroso malgrado la giovane età. Ricordo anche la festa che facemmo quando andò via, dove inscenammo una sorta di commedia che scrivemmo, nella quale il dottor Morelli ricopriva il ruolo di un collaboratore di giustizia. Peccato che non ho più la registrazione video. Ma conservo quella foto. Rimase a Taranto, fino agli anni 1999-2000”.

Annapia Pirroni è stata cancelliera di tanti processi importanti anche in Corte d’Assise, l’ultimo dei quali “Ambiente svenduto”. In servizio nell’amministrazione della Giustizia dal 1981 nel civile (all’epoca sezione commerciale) e dal 1994 alle sezioni penali dove è rimasta in servizio per 25 anni, fino a febbraio 2019, quando è andata in pensione. Non è stata cancelliera del processo a carico di Cito ma ricorda ancora quel giorno: “Lo ricordo per le lunghe ore di camera di consiglio. Ricordo che il dispositivo della sentenza fu letto in tarda serata, forse era quasi mezzanotte. In tanti, nonostante il caldo, attesero la sentenza fra cui io. Ricordo il collegio e anche il pm della Dda di Lecce, il dottor Antonio Maruccia. Quando ho letto il nome di Garofoli e la sua nomina sono stata contenta per lui e, inevitabilmente, i ricordi sono riaffiorati alla mia mente. Per me il tribunale non è stato solo il luogo del mio lavoro, che ho sempre amato e svolto con passione, ma è un luogo in cui il lato umano ha sempre avuto un’importanza fondamentale. Anche se ad alcuni potrà sembrare strano”.

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