13 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, chiesto un quarto di secolo di carcere per Nicola e Fabio Riva

L'ex Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto

Pene severissime nei confronti di chi ha gestito l’Ex Ilva di Taranto. Le richieste del pubblico ministero, Mariano Buccoliero, in Corte d’Assise a Taranto, per il processo Ambiente Svenduto si sono abbattute come una mannaia sugli imputati: Nicola Riva, 25 anni di reclusione; Fabio Riva, 28 anni; Luigi Capogrosso, 28 anni (ex direttore del siderurgico). Nei loro confronti a vario titolo accuse pesantissime: associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele in materia di sicurezza del lavoro.

L’inchiesta toccò il suo apice nel luglio 2012, con il sequestro degli impianti dell’area a caldo perché inquinanti e “fonte di malattia e morte” come specificò, più di otto anni fa, il gip Patrizia Todisco.

Il Pm Buccoliero ha parlato di “condotte pluriennali” e di “violenza inaudita”. Il pm ha detto che da parte dell’Ilva dei Riva c’e’ stato “un abbraccio mortale” verso Taranto “stritolando la citta’”.

Ha quindi evidenziato la gravita’ del danno sanitario e la capacita’ a delinquere. “I motivi a delinquere sono i soldi, perche’ gli impianti dovevano marciare al massimo della produzione, il resto veniva meno” ha sostenuto ancora Buccoliero.

“In aula sono addirittura comparsi imputati che sono arrivati a dire alla Corte che gli impianti erano modello, prendendo in giro la Corte, e per questo non vanno concesse loro le attenuanti” ha detto ancora.

Gli imputati nel processo di Taranto sono 47: 44 persone fisiche, tra proprietari, amministratori e dirigenti di Ilva, pubblici amministratori, pubblici funzionari, e 3 società.

Queste ultime sono Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici che rispondono in merito alla legge sulla responsabilita’ amministrativa delle imprese. Buccoliero ha avanzato le richieste alla Corte d’Assise, presieduta da Stefania D’Errico, giudice a latere Fulvia Misserini, alla presenza degli altri tre pm del processo (Giovanna Cannarile, Raffaele Graziano e Remo Epifani) e del procuratore capo Maurizio Carbone.

 

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