21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 16:13:38

Cronaca News

La relazione tra medico e paziente. Cosa è cambiato con il Covid-19

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Coronavirus

Uno dei più celebri e intensi autoritratti della storia della pittura è il “Goya curato dal dr Arrieta”. L’artista, in preda ad uno scompenso acuto di cuore, viene assistito dal suo medico e amico, il dr. Arrieta. E’ una delle più plastiche rappresentazioni di quella magica relazione tra paziente e medico. Il paziente profondamente sofferente – mirabile peraltro la fedeltà con cui viene rappresentato lo scompenso cardiaco acuto – si abbandona totalmente al suo medico che amorevolmente gli somministra una medicina. E’ la efficacissima rappresentazione di uno degli aforismi di Ippocrate, il padre della medicina laica occidentale “malato e medico combattano insieme”.

Che presuppone due assunti: la fiducia del paziente verso il suo medico e la certezza del medico che il paziente eseguirà le sue prescrizioni. Il massimo nella relazione pazientemedico. Dopo appena un secolo Lev Tolstoj nel suo capolavoro “La morte di Ivan Il’ic” descrive l’incontro tra il paziente e un noto luminare della medicina di S. Pietroburgo.Mentre il luminare si poneva arzigogolati problemi di diagnosi differenziale, alla domanda di Ivan Il’ic che chiede se la malattia è grave o no, risponde perentorio e conclusivo: “vi ho già detto ciò che ritengo utile e necessario. Il resto sarà rivelato dalle analisi”.Il rapporto medico-paziente è diventato verticale, asimmetrico. Il medico, depositario assoluto della scienza, ritiene addirittura disdicevole dover prima rispondere alla domanda del paziente interessato a sapere se la sua malattia è grave.

Una rivoluzione copernicana in negativo della relazione paziente-medico. Nella quale, in ogni caso, non veniva posta in discussione la scienza medica ma l’atteggiamento del medico. Dei medici dei recenti decenni, che i non più giovani tra i lettori possono aver conosciuto,si poteva dire che erano più o meno compassionevoli o empatici, nel senso etimologico dei termini,ma non veniva posta in discussione la sapienza medica. Oggi si può leggere che per quel che riguarda la vaccinazione anti-Covid i negativisti e gli esitanti, tra cui non pochi medici, assommano a circa il 50%.Con in più un fatto oggettivamente grave: il presidente dell’Ordine Nazionale dei Medici che esorta (sic! i colleghi ad immunizzarsi perché è un dovere!

Cosa è avvenuto, peraltro di fronte alle abbondanti dimostrazioni della efficacia dei vaccini fin dalle loro prime applicazioni? Che ricordo in sintesi: vaiolo, tetano, difterite, rabbia, poliomielite, morbillo, parotite, rosolia, pertosse. Tutti indiscutibili successi della scienza biomedica. Con una storia costellata dalla morte di tanti medici che, in prima persona, si sottoponevano a sperimentazioni. E’ avvenuto che nel rapporto paziente medico si sono inserite altre componenti sociali: la politica per la tutela della salute come dettato costituzionale, l’industria farmaceutica organizzata oggi in istituzioni multinazionali che operano nella ricerca di nuovi farmaci e tecnologie; l’editoria scientifica che incide sulla diffusione della conoscenza sostenendo l’adozione di linee comportamentali nella diagnosi e nella terapia, le cosiddette Linee Guida talora fonte più che soluzione di problemi per il loro uso inappropriato. Con la conseguenza di frequentissime invasioni a gamba tesa dei tribunali per cause di malpractice.

E quindi l’ingresso di vari attori con una continua interdipendenza tra loro. Facendo spesso prevalere interessi di parte su quelli generali. Alcuni esempi per chiarire. La conoscenza scientifica aveva portato abbondanti prove di correlazione tra fumo di sigaretta e tumore polmonare. Ma oltre a diffondere informazioni su tale correlazione si è dovuto far fronte agli interessi di Multinazionali produttori di sigarette che tendevano a screditare il messaggio scientifico interagendo magari con politici proclivi a “farsi convincere”. O ancora la spinta di Big Pharma a produrre nuovi farmaci, spesso più costosi rispetto ai vecchi, ma senza alcuna chiara superiorità di efficacia “convincendo” scienziati compiacenti. Da qui la critica alla scienza biomedica sia all’interno della comunità scientifica (Marcia Angell, Editor della più prestigiosa rivista medica in ambito mondiale, il New England Journal of Medicine, qualche anno fa aveva rassegnato le dimissioni per i numerosi conflitti di interesse in cui si trovavano molti componenti di istituzioni accademiche per i loro opachi rapporti con Big Pharma) sia da parte dei media riguardo la sua integrità, qualità e affidabilità. Con le conseguenze di generare dubbi sulla indipendenza degli scienziati nella produzione di evidenze scientifiche. Facendo, come purtroppo accade in una società polarizzata come la nostra,di ogni erba un fascio.

Tutto questo è stato poi amplificato dalla ormai invadente disinformazione digitale ove si impone frequentemente la pseudo-scienza con le conseguenti post-verità. La esclusiva relazione tra medico e paziente si è enormemente dilatata per l’ingresso al suo interno di altri soggetti portatori di interessi leciti ma talora illeciti. Con i quali i medici dovranno interagire scegliendo sempre ,in scienza e coscienza, quelli vicini al proprio paziente. Oggi il luminare di S. Pietroburgo, nato dalla fantasia di Tolstoj, non avrebbe di fronte solo Ivan Il’ic ma la politica con l’organizzazione della sanità, Big Pharma, il Dr. Google, i tribunali. Tutti soggetti con i quali dovrà interagire. Mantenendo sempre la barra diritta avendo come stella polare del proprio agire la tutela del paziente. E’ lì che si misura, al di là di tante lecite e illecite influenze, il senso della professione del medico.

Ci sono comportamenti, nella umana esistenza, che non possono essere sempre condizionati da leggi, regolamenti, correnti di pensiero. Obbediscono solo ai dettati morali di ciascuno di noi. E, nel caso del medico, quello di non danneggiare, anche se involontariamente, il proprio paziente. Cosa che al momento attuale farebbe non sottoponendosi alla vaccinazione. D’altra parte se volessimo ricorrere a delle “raccomandazioni” come da linguaggio delle Linee Guida in Medicina, già Ippocrate,nel giuramento da lui stilato e sul quale tutti i medici giurano all’inizio del loro percorso professionale, aveva scritto: “mi asterrò dal recare danno e offesa ai miei pazienti”. Duemilacinquecento anni fa! Valori che però, come si sa, emergono in presenza di un comune sentire. Quando c’è.

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