24 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 22:59:00

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, richieste shock del pm per Riva e gli ex vertici del Siderurgico: 400 anni

La Corte d'Assise durante Ambiente svenduto
Un'udienza del processo Ambiente Svenduto

Pesantissime richieste di condanna, nessuna di assoluzione e 9 richieste di non doversi procedere per prescrizione. Il pm Mariano Buccoliero chiede il massimo e non concede nessuna attenuante agli ex vertici dell’Ilva della gestione Riva. Secondo il pubblico ministero la condotta pluriennale degli imputati è stata realizzata “con una potenza inaudita di tutto lo stabilimento industriale andato ad impattare contro una città già martoriata da problemi di salute”.

Taranto, ha detto il magistrato introducendo le richieste, “attendeva dal nuovo gruppo imprenditoriale privato un abbraccio amorevole sotto tutti i punti di vista, economico e sanitario. Invece c’è stato un abbraccio mortale che ha stritolato la città, provocando malattia e morte”. Le motivazioni del reato, sostiene l’accusa, erano dettate dal “profitto, dai soldi, gli impianti dovevano marciare al massimo, tutto il resto non contava. Alcuni imputati sono venuti in aula a dire che era un impianto modello tentando – sono parole del pm – di prendere in giro la Corte”. “Nessuna attenuante generica”, dunque, secondo l’accusa, perché “mancano i presupposti”. Con questa premessa, il pm ha chiesto 28 anni di reclusione per coloro che rispondono, fra i vari reati, anche di disastro ambientale doloso e di avvelenamento di sostanze alimentari, per uno dei proprietari, Fabio Riva, per l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e per l’addetto alle pubbliche relazioni di Girolamo Archinà. Mentre 25 anni ha chiesto per Nicola Riva. Vent’anni per Adolfo Buffo, direttore dello stabilimento per alcuni mesi e per i fiduciari dei Riva, Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone.

Per l’ex prefetto Bruno Ferrante, presidente del cda di Ilva per poche settimane prima del sequestro, la pena proposta è 17 anni. Analoga richiesta, 17 anni, per il consulente della Procura Lorenzo Liberti e per i dirigenti, Nicola Andelmi, Angelo Cavallo, Ivan Di Maggio, Salvatore De Felice e Salvatore D’Alò. Sette anni la richiesta per l’avvocato amministrativista dei Riva, Francesco Perli. Per i capi area dello stabilimento, invece, il pm ha chiesto 5 anni per Antonio Colucci, 1 anno e 3 mesi per Cosimo Giovinazzi, 3 anni e 9 mesi per Giuseppe Di Noi 1 anno e 3 mesi per Giovanni Raffaelli, 2 anni e 6 mesi per Giuseppe Casartelli e per Cesare Corti.

Richiesta di non doversi procedere per prescrizione per altri due dirigenti, Sergio Palmisano e Vincenzo Dimastromatteo e per l’addetta alle relazioni istituzionali del gruppo Riva, Caterina Vittoria Romeo. Mano pesante della pubblica accusa anche nei confronti degli esponenti delle istituzioni, in particolare per il presidente della Regione Puglia dell’epoca, Nichi Vendola, 5 anni la richiesta, 4 anni per l’ex presidente della Provincia Gianni Florido e l’assessore Michele Conserva, 8 mesi per Angelo Veste, dipendente della Provincia, per l’attuale assessore regionale all’Agricoltura e all’epoca consigliere regionale Donato Pentassuglia, per l’assessore regionale dell’epoca Nicola Fratoianni, per i funzionari della Regione Antonello Antonicelli, Francesco Manna e Davide Filippo Pellegrino. Un anno la richiesta per il direttore generale di Arpa Giorgio Assennato e per il direttore scientifico Massimo Blonda. Chiesta la prescrizione per il segretario generale della Provincia, Vincenzo Specchia. Prescrizione anche per l’ex sindaco Ezio Stefàno, per il funzionario della Regione Puglia Pierfrancesco Palmisano, per i componenti di alcune commissioni del Ministero dell’Ambiente Luigi Pelaggi e Dario Ticali e per il sostituto commissario Cataldo De Michele.

Il pm ha chiesto anche per Ilva Spa una sanzione pecuniaria di 4 milioni e 647mila euro, oltre all’interdizione dall’attività per un anno e il commissariamento giudiziario, con affidamento agli attuali commissari governativi di Ilva in as. Per Riva Fire la sanzione richiesta è di 3 milioni e 717mila euro, più l’interdizione dall’esercizio dell’attività per un anno. Infine, per Riva forni elettrici multa della stessa entità. Più, per le tre società, la confisca per equivalente per oltre 2 miliardi e 100 milioni di euro per il profitto conseguito illecitamente attraverso la consumazione dei reati contestati. Buccoliero ha chiesto anche la confisca degli impianti di Ilva già sequestrati da luglio 2012, ossia quelli dell’area a caldo. Il magistrato ha chiesto la trasmissione degli atti in Procura, per falsa testimonianza, nei confronti di alcuni testimoni, l’arcivescovo, in pensione da alcuni anni, monsignor Benigno Luigi Papa, l’ingegnere Vito Balice (consulente della Procura), Angelo Lalinga, Marianna Benemerito (dipendente dell’area di servizio del famoso incontro Liberti-Archinà) e nei confronti dell’imputato Ivan Di Maggio; per quest’ultimo la richiesta è stata avanzata per il reato di favoreggiamento. Il pm Buccoliero ha anticipato alle prime ore del pomeriggio le richieste previste in serata. Un cambio di programma annunciato in aula dal procuratore facente funzioni Maurizio Carbone: “La richiesta anticipata ci mette al riparo da problematiche logistiche e legate all’utilizzo dell’aula di Mariscuola”. Ha spiegato fra le perplessità della difesa. Il presidente della Corte d’Assise Stefania D’Errico ha dato l’ok. Dopo Buccoliero la parola è passata al pm Raffaele Graziano intervenuto sui due infortuni mortali confluiti nel processo.

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