21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

Cronaca News

Gli industriali tarantini scrivono a Draghi

foto di Il presidente di Confindustria Taranto Marinaro
Il presidente di Confindustria Taranto Marinaro

Il Presidente di Confindustria Antonio Marinaro, dopo aver raccolto le istanze delle imprese dell’indotto ex Ilva di Taranto, ha scritto al presidente del Consiglio Mario Draghi esprimendo preoccupazione su presente e futuro. Le prime apprensioni riguardano i problemi delle aziende dell’indotto, le seconde le recenti evoluzioni delle vicende giudiziarie, la sentenza del Tar di Lecce (già impugnata da ArcelorMittal) di sabato scorso e la richiesta di confisca degli impianti dell’area a caldo formulata l’altro ieri durante il processo Ambiente Svenduto. Tutto è avvenuto in pochi giorni, da sabato a mercoledì. Risvolti che suscitano i timori dell’associazione degli industriali.

“Essere protagoniste di un cambiamento ancora possibile, partecipare ai processi di trasformazione che possano rilanciare la fabbrica e riaffermarne la sua centralità in ambito nazionale”. E’ in sintesi l’auspicio contenuto nella lettera che il presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro ha inviato al presidente Draghi facendosi portavoce dell’aspettative degli industriali della provincia ionica. “Le imprese ancora oggi tornano ad assistere pressoché impotenti ad una serie di vicende che arrivano a sovraccaricare di aspetti importanti e delicatissimi la già complessa ripartenza dello stabilimento siderurgico”. Il riferimento è, alla sentenza del Tar di Lecce che dispone lo spegnimento degli impianti dell’area a caldo in 60 giorni, alla richiesta di confisca degli impianti formulata mercoledì dal pubblico ministero nell’ambito del processo sui reati ambientali: aspetti che, al di là della evoluzione dei rispettivi iter giudiziari, riaccendono prepotentemente i riflettori sulla complessa storia del centro siderurgico e sui suoi risvolti sociali prima ancora che economici e produttivi.

Una storia che va avanti da circa nove anni, dal 26 luglio 2012, giorno del sequestro dell’area a caldo e che in questi giorni sembra essere arrivata ad una conclusione che potrebbe avere delle conseguenze di notevole portata per la più grande acciaieria d’Europa. Ed è proprio questo che preoccupa i vertici di Confindustria, come scrive il presidente Marinaro: “Forte è la preoccupazione di Confindustria Taranto rispetto agli scenari – al momento difficili da delineare – che potrebbero presentarsi a breve, e che, sia pur legati ai tempi della giustizia, ancora nella fase preliminare, non possono indurre ad alcuna sottovalutazione delle possibili conseguenze, per la fabbrica e per il territorio”. Preoccupano il presente e il futuro della fabbrica.

L’appello che intanto le imprese dell’indotto, protagoniste loro malgrado, negli ultimi sei anni, di una serie di situazioni altalenanti e spesso penalizzanti, lanciano al neo presidente del Consiglio Mario Draghi attraverso il presidente Marinaro, va sostanzialmente nella direzione di un nuovo approccio del Governo centrale in rapporto agli stakeholders del territorio jonico.

“In questo momento – si legge nella lettera a Draghi – così critico della storia del Paese, in cui, pur in presenza di una forte conflittualità politica ed in piena crisi da emergenza epidemiologica, la Sua indiscussa capacità di essere collettore di varie istanze ha prodotto un’inedita convergenza fra forze politiche diverse per il bene comune Le chiediamo è l’appello – di mettere in atto per Taranto la stessa strategia, coinvolgendo le autorità locali del Comune, della Provincia e della Regione, affinché si giunga ad un percorso condiviso e lo si rispetti seriamente fino a compimento”.

Marinaro, dunque, chiede che venga individuato un percorso condiviso per scongiurare eventuali tensioni sociali da parte del mondo del lavoro e per fare di Taranto il simbolo della transizione ecologica. “Gli obiettivi di governo da Lei individuati – prosegue nella lettera il presidente Marinaro – di rilancio, transizione energetica e modernizzazione sono riassunti nella storia industriale che più di altre ha caratterizzato, negli ultimi 56 anni, la città e la sua provincia. Taranto potrà diventare il simbolo della riuscita di questo ambizioso programma. Diversamente – questa la conclusione dell’appello, al termine del quale il presidente Marinaro esprime fiducia nell’intervento del Governo – il rischio incombente è quello di una distruzione ambientale ed economica, che porterà, inevitabilmente, ad una pericolosa situazione di forte tensione sociale”.

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