20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 09:21:31

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, rischio prescrizione per molte accuse


Processo Ambiente Svenduto

Sono a rischio prescrizione diversi capi d’imputazione del processo Ambiente Svenduto. Alcuni reati rischiano di prescriversi fino alla sentenza, altri, invece, potrebbero arrivare già prescritti in Corte d’appello. Altri ancora, invece, si sono prescritti già nel corso del processo di primo grado. A prendere atto per primo dell’estinzione del reato è stato il pm Mariano Buccoliero che ha chiesto il non doversi procedere per diversi capi d’accusa a carico di diversi imputati sia per reati ambientali meno pesanti (contravvenzionali) sia per reati contro la pubblica amministrazione.

I termini più incombenti riguardano le accuse a carico di imputati gravati da reati meno pesanti come coloro che rispondono di favoreggiamento nei confronti di Nichi Vendola come i due direttori dell’Arpa, il massimo esponente Giorgio Assennato e il responsabile scientifico Massimo Blonda, l’assessore regionale all’Agricoltura (e all’epoca consigliere) Donato Pentassuglia, l’ex assessore Nicola Fratoianni, funzionari dell’epoca della Regione Puglia e della Provincia di Taranto. Si tratta, in sintesi, di una decina di imputati. Mercoledì, per nove accusati, il pm ha chiesto il non doversi procedere per prescrizione poichè si tratta di episodi datati, risalenti addirittura al 2009. Intanto da lunedì inizieranno le arringhe dei legali delle parti civili.

Comunque la parola passerà agli avvocati dopo la conclusione della requisitoria da parte del pm Raffaele Graziano intervenuto l’altro ieri pomeriggio, dopo le richieste del suo collega Buccoliero, su due infortuni mortali verificatisi nello stabilimento. Mentre, le arringhe dei difensori degli imputati inizieranno il 1° marzo, stando all’attuale calendario stilato dal presidente della Corte d’assise Stefania D’Errico. Il processo tornerà a svolgersi nell’aula bunker della vecchia sede della Corte d’appello, al quartiere Paolo VI lasciando temportaneamente l’aula magna della Scuola sottufficiali della Marina Militare, a San Vito, per tornarcì in occasione della lettura del dispositivo della sentenza. Quindi non prima di maggio considerando che per le repliche termineranno il 21 aprile, sempre secondo l’attuale calendario. Come riferito ieri, il pm Buccoliero ha presentato condanne pesantissime, di ben 28 anni di reclusione per Fabio Riva e altri esponenti di vertice dell’Ilva come Luigi Capogrosso e Girolamo Archinà, 25 per Nicola Riva e condanne non inferiori a 17 anni per gran parte diversi dirigenti fra cui l’ex prefetto Bruno Ferrante, presidente del Cda per meno di un mese.

Nei loro confronti i reati più gravi ipotizzati sono quelli di disastro ambientale doloso e di avvelenamento di sostanze alimentari. Mentre per i politici la richiesta più pesante è stata formulata dal pm a carico del presidente della Regione Puglia dell’epoca Nichi Vendola, 5 anni. Quattro invece il periodo richiesto per il presidente della Provincia Gianni Florido e per l’assessore Michele Conserva che rispondono di un capo d’accusa, concussione. Mentre quello più datato, 2009, è stato cancellato dalla prescrizione. Complessivamente sono 44 le persone fisiche imputate a cui si aggiungono tre società Ilva spa, Riva Fire e Riva forni elettrici. A parte le richieste di condanna e quelle di pesanti sanzioni nei confronti delle società, la richiesta che ha destato maggiore eco è quella relativa alla confisca dei reparti dell’area a caldo, in sostanza del cuore pulsante dello stabilimento.

Una sentenza di accoglimento da parte della Corte avrebbe conseguenze sulle sorti dell’intero stabilimento. Per questo a tale decisione guardano con preoccupazione gli imprenditori dell’indotto e il mondo del lavoro. Nettamente differente, invece, la posizione dello Slai Cobas Taranto, costituitosi parte civile nel processo “Ambiente Svenduto” per oltre 100 operai di ilva appalto, lavoratori e operatori del cimitero che lavorano al quartiere Tamburi, vicino allo stabilimento e familiari di lavoratori morti. “Condividiamo la richiesta di condanna degli imputati, famiglia RIva in testa, auspichiamo un risarcimento delle nostre parti civili e ci auguriamo che processo e sentenza servano alla lotta operaia e popolare per il lavoro e la salute che certo non si esaurisce nelle aule del tribunali”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche