25 Febbraio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Febbraio 2021 alle 20:03:42

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Il matrimonio di ieri a Taranto

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Il matrimonio di ieri a Taranto

Quella che va dal 20 al 27 è una settimana in cui non ci sono particolari eventi legati alla tradizione. Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica, ricorda che siamo già in Quaresima e che domenica 21 avranno inizio le solenni Via Crucis nella Chiesa del Carmine. Non sarà come gli altri anni perché si dovranno tenere presenti tutte le norme ancora vigenti della pandemia del Covid 19. Fornaro ne approfitterà per ricordare il rito del matrimonio dei nostri padri nella antica Taranto.

Questi i santi della settimana: San Pier Damiani, Santa Margherita da Cortona, San Policarpo Vescovo, Sant’Etelberto, San Gerlando, San Porfirio di Gaza, San Gabriele dell’Addolorata. Questi gli approfondimenti sui santi: San Pier Damiani fu un santo vescovo nato a Ravenna e consigliere di alcuni papi. È invocato contro il mal di testa.

Santa Margherita di Cortona nacque da una famiglia contadina. Era una fanciulla molto bella, si unì con un nobile da cui ebbe un figlio.

San Policarpo nacque intorno al 70 e fu nominato vescovo di Smirne nel 100 da San Giovanni Apostolo.

Sant’Etelberto fu re del Kent. San Gerlando è patrono di Agrigento e fu primo vescovo della città. Si dedicò al ripristino del Cristianesimo in Sicilia. San Porfirio di Gaza fu di famiglia agiata e a 31 anni si ritirò nel deserto egiziano e diventò monaco.

San Gabriele dell’Addolorata nacque ad Assisi ed entrò in convento contro la volontà dei genitori. Devotissimo alla Madonna dei Dolori, alla quale dedicò il nome religioso, morì a 24 anni mentre era studente. E’ protettore dei seminaristi e dei giovani aspiranti al sacerdozio.

Questi i detti della settimana: “Chi disprezza, compra”, “Vale più chi ti ama e non chi ti infiora”, “Ha cambiato il bambino nella culla”, “La fica vuole l’acqua, la percoca il vino”, “Chi reagisce è più forte di chi agisce”, “Non è vera penitenza il digiuno e l’astinenza”.

Questa settimana non ci sono effemeridi di Giuseppe Cravero, ma è lungo l’elenco degli avvenimenti che sono stati curati da Fornaro. Il 21 febbraio 1794 la Confraternita di San Domenico dà inizio al Pellegrinaggio del Venerdì Santo. Il 22 febbraio 1917 nasce l’eroe pilota della II Guerra Mondiale Francesco Loiacono. Il 21 febbraio 1839 nasce il noto incisore Francesco Bruno. Il 24 febbraio 1851 nasce Francesco Nitti, scrittore e storiografo, figlio del senatore Cataldo Nitti.

Il 25 febbraio 1777 Ferdinando IV con decreto regio riconosce la Confraternita del Carmine. Il 26 febbraio 1667 nasce il compositore musicale Nicola Fago detto “Il Tarantino”. Il 20 febbraio 1743 alle or 23,00 si verifica un forte terremoto a Taranto. Il 23 febbraio 1929 la provincia di Taranto partecipa alla Fiera di Tripoli. Il 26 febbraio 1437 viene eletto vescovo di Ostuni il tarantino Nicola Arponi che fece costruire il Duomo e sul portale fece scolpire la sua immagine.

Il 26 febbraio 1266 moriva Manfredi, principe di Taranto, in battaglia.

Il 27 febbraio 1895 presso la Chiesa di San Francesco di Paola furono scoperte le Terme Pentascinensi con cinque vasche e un calidarium. Come preannunciato Fornaro, riprendendo il discorso sul fidanzamento, parlerà del matrimonio. All’epoca non c’erano le partecipazioni di nozze ma veniva data comunicazione verbale, da parte dei genitori della sposa e dello sposo, a coloro che sarebbero stati gli invitati alla cerimonia religiosa e civile. Generalmente si concordavano i regali da fare.

Poi veniamo a quella che era la cerimonia vera e propria del matrimonio. Si iniziava con la vestizione con l’abito bianco della sposa; qui erano parecchi, oltre alla sarta, ad avere il privilegio di assistere a questo cerimoniale veramente suggestivo, come molte erano coloro che si contendevano il privilegio di pettinare la sposa. Quando tutto era pronto la sposa, con il padre, entravano in quella che si chiamava “’a carrozza da zite” perchè era tappezzata in maniera particolare. Il padre della sposa dava al cocchiere una manciata di confetti che lanciava lungo il percorso che li portava alla Chiesa. Qui c’erano tutti gli invitati e lo sposo. In Chiesa veniva eseguito il canto dell’Ave Maria di Schubert, la marcia nuziale, accompagnata dall’organo, e all’uscita dal violino.

Come accade ancora oggi gli sposi venivano salutati dai parenti all’uscita con il lancio del riso.

Poi tutti ritornavano alle proprie case perché il pranzo di nozze era riservato soltanto ai parenti stretti, praticamente ai fratelli e sorelle e ai genitori di entrambi gli sposi. Il pranzo veniva allietato dal suono di una orchestrina che veniva ingaggiata per l’occasione. La stessa suonava anche in quella che sarebbe stata la sala per la cerimonia civile dove gli sposi incontravano parenti ed amici. Nella stessa occasione gli invitati prendevano visione dei regali fatti agli sposi e della dote che ognuno portava con sé. Durante questa festa si consumavano cibi molto semplici e, raramente, la torta nuziale.

La cerimonia terminava con il giro dei confetti. Ad ognuno dei parenti venivano dati cinque confetti. Poi tutti a casa e gli sposi si recavano nella loro abitazione per consumare la loro prima notte di nozze e per questo la madre dava alla figlia una boccetta di olio di ‘pesce sorge’ che sarebbe servita nel momento della deflorazione come cicatrizzante.

La mattina dopo la suocera della sposa con la scusa di portare ai novelli sposi la colazione controllava il panno macchiato di sangue. Quando questo non poteva accadere si riparava mettendo alcune gocce di sangue di una gallina strozzata e così si prendevano in giro i genitori.

Non esisteva il viaggio di nozze e così la mattina stessa lo sposo ritornava al lavoro; la sposa invece non poteva uscire di casa per sette giorni, al termine dei quali riceveva la visita dei genitori, dei compari e delle commare.

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