22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 22:53:00

Cronaca News

Settimana Santa, non solo marce funebri

foto di Il coro diretto dal prof. Giovanni Gigante
Il coro diretto dal prof. Giovanni Gigante

 

L’inizio delle solenni Via Crucis delle confraternite del Carmine e dell’Addolorata, nella prima domenica di Quaresima, offre l’opportunità di ricordare l’impegno del prof. Giovanni Gigante nella ricerca e valorizzazione dei canti tradizionali della Settimana Santa. Egli è stato anche direttore del coro “Centro storico” da lui fondato alla fine degli anni sessanta in San Giu­seppe e che, dopo molti anni in San Domenico, fino a qualche tempo ad­dietro ha prestato servizio in catte­drale. La sua corale si è anche esibita in diverse edizioni de “La Passione a Taranto” in San Domenico, quale vetrina per presentare anche i risul­tati delle sue ricerche.

Il prof. Gigante (il papà, Nicola, fu secondo assistente al Carmine con Pietro Bianchi Caramia quale prio­re) racconta di essere stato il primo a introdurre il coro nella Via Cru­cis, all’inizio degli anni settanta in San Giuseppe (al Carmine i canti

ac­compagnati da un’orchestra). L’al­lora priore dell’Addolorata Saverio Blasi ascoltò le esecuzioni e invitò il maestro Gigante con il suo coro alla funzione quaresimale in San Domenico. Il successo fu tale che anche al Carmine ci si decise per questa novità.

“Per tanta gente – sottolinea – la Set­timana Santa è sinonimo di marce funebri, ma non è così. In molti cen­tri pugliesi le processioni si svolgo­no anche fra i canti del popolo, con la banda che spesso ha funzioni di accompagnamento. A Castellaneta, per esempio, viene cantato soprat­tutto l’”Inno a Cristo Morto” di Ca­cace al quale ho riservato una lunga ricerca tra gli anziani della Città Vecchia per ricostruirne i versi dia­lettali”. Il canto fu presentato a “La Passione a Taranto”, così avvenne anche per “Vèrgena Sande” sulle note di “Maria SS.Addolorata” di Ventrelli.

possesso di un libretto, risalente al 1865, dal titolo “L’anima che con­templa i Dolori di Maria” con alcuni antichi canti sulla Meditazione dei Sette Dolori, la tradizionale funzio­ne del Venerdì di Passione in San Domenico, edito ‘…per conto della Venerabile Confraternita di Taranto sotto il Titolo di Maria SS. Addo­lorata’ dalla ‘Tipografia nazionale di Antonio Liuzzi’ di Taranto. “Il libretto –spiega – si trovava a casa di uno dei suoi coristi, Andrea Ri­ondino (recentemente scomparso), mentre un altro, Antonio Pacifico, era in possesso di una ristampa del 1923. A ogni ‘Dolore’ corrisponde un canto appositamente scritto. E così alla profezia di Simeone, alla fuga in Egitto, allo smarrimento di Gesù nel tempio, all’incontro sul­la via del Calvario, alla morte in croce di Nostro Signore, alla lan­ciata e deposizione, alla sepoltura (appunto i Sette Dolori) corrispon­dono rispettivamente i brani: “La fatidica parola”, “Empio erode”, “Per tre giorni lacrimando”, “Più non regge il Figlio amato”, “Fra le ambasce semiviva”, “Sommo è ver il tuo dolore”, “L’han schiodato”. Sconosciuto l’autore dei versi ma non quello della musica. Francesco Calia, vissuto nel 1800 ma del quale manca una biografia approfondita”.

La fervorosa attività di ricerca ha anche riguardato i canti de “Le Set­te Parole” della omonima funzione. Il prof. Gigante chiese a Nicola Pa­vese, allora commissario arcivesco­vile dell’Addolorata, di ripristinare la funzione in San Domenico e la proposta fu accettata. Avrebbe vo­luto che le letture fossero accompa­gnati dai canti composti da Falgheri ma non riuscì a ottenere gli spartiti. In compenso ebbe la disponibilità delle musiche del gesuita Giampie­ri, che furono subito apprezzate.

Fra i brani ritrovati anche uno “Stabat Mater” di Nigri, a suo dire

davvero delizioso e alcune marce funebri dimenticate, come “La Ve­ronica” di Francesco De Benedictis, i cui spartiti (una trascrizione per organo del 1909 del violinista Carlo Ciaccia) furono rinvenuti nel 1985 in uno scantinato, “Vexilla”, sem­pre di De Benedictis (recentemente rielaborata dal maestro Giuseppe Gregucci), “Dolores” di Giacomo Lacerenza e “Marcia funebre” di Marco Falgheri, i cui spartiti appar­tenevano all’organista della Catte­drale Cosimo Simonetti.

Le ricerche del prof. Gigante por­tarono alla luce anche gli spartiti completi del canto della “Desolata” e un libretto della Via Crucis risa­lente al 1857 stampato a Napoli, con musiche del francavillese padre Serafino Marinosci. E così è avve­nuto per tanta altra bella musica che andrebbe riscoperta e che sarebbe un vero peccato finisse nel dimen­ticatoio.

 

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