24 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 22:59:00

Cronaca News

No del Consiglio di Stato ad Arcelor Mittal

ArcelorMittal
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Il ricorso di Arcelor­Mittal contro la sentenza del Tar di Lecce che ordina lo spegnimen­to degli impianti sarà trattato dal Consiglio di Stato l’11 marzo e il 13 maggio prossimi.

Il Consiglio di Stato ha fissato le date della trattazione della richie­sta della multinazionale di sospen­sione della sentenza del Tribunale amministrativo Regionale di Lec­ce, in sede collegiale nella camera di consiglio del’11 marzo e nell’u­dienza di merito del 13 maggio. Lo spiega l’azienda in un nota. Arce­lorMittal aggiunge che “in partico­lare il presidente della IV Sezione ha chiarito che, allo stato, non sus­sistono ragioni di estrema urgenza di adottare misure cautelari atteso che, prima della data dell’11 mar­zo 2021, non sussiste l’obbligo di avviare le “operazioni di fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi”.

“Non risultano e non sono sta­ti comprovati elementi tali da far ritenere che l’eventuale accogli­mento della domanda cautelare in sede collegiale non sarebbe idonea a soddisfare gli interessi dell’ap­pellante”. Questo è quanto scrive, in un provvedimento di cinque pa­gine, il presidente della quarta se­zione del Consiglio di Stato, Luigi Maruotti, respingendo l’appello di

ArcelorMittal circa la sospensiva, con un atto monocratico del presi­dente della sezione, della sentenza del Tar di Lecce dello scorso 13 febbraio relativa allo spegnimen­to, entro 60 giorni, degli impianti dell’area a caldo dell’acciaieria di Taranto.

Ieri il Consiglio di Stato ha infatti rinviato la pronuncia sulla richie­sta di sospensiva all’udienza colle­giale dell’11 marzo

Secondo il Consiglio di Stato “non sussistono i presupposti per inci­dere in questa sede sugli effetti degli impugnati provvedimenti sindacali dovendo la sezione – nel­la ordinaria sede collegiale – pro­nunciarsi sulle delicate questioni controverse tra le parti”, scrive ancora il presidente Maruotti che, inoltre, aggiunge: “Già nel giudizio di primo grado l’appellante” riferi­to alla società ArcelorMittal, “ha già formulato un’analoga istanza volta alla emanazione di un favo­revole decreto monocratico e che il presidente del Tar – con decreto n. 210 del 3 aprile 2020 – ha respinto tale istanza, similmente rilevando che la domanda cautelare poteva essere esaminata nella ordinaria sede colle-giale, in una data ante­riore alla scadenza del “secondo” termine di trenta giorni, fissato per l’avvio delle operazioni di fermata

dell’area a caldo e degli impianti connessi”.

Sempre non ravvisando la presen­za di un danno, il provvedimento del presidente della quarta sezione evidenzia anche un altro aspetto: “Non risulta e non è stata compro­vata la circostanza – sostiene infine il presidente della quarta sezione del Consiglio di Stato – che, in as­senza di immediate misure caute­lari, per l’appellante si produrrebbe uno specifico danno irreperibile, prima della data dell’11 marzo

2021, anche perché prima di que­sta data non sarà decorso il “primo termine” di trenta giorni, con la conseguente insussistenza, prima di essa, dell’obbbligo di avviare le “operazioni di fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi” “

Alla decisione del Consiglio di Stato plaude il Codacons: “Il Con­siglio di Stato “ha accolto la richie­sta del Codacons, intervenuto in giudizio e ha rinviato la decisione in sede collegiale al prossimo 11 marzo, contestando le tesi dell’a­zienda. E’ stata così vinta la prima battaglia contro ArcelorMittal, ma non la guerra”. Codacons annuncia ulteriori iniziative in direzione del­la chiusura delle fonti inquinanti: “Proseguiremo nel contrastare le richieste della società in ogni sede. La sentenza del Tar – prosegue il Codacons- non può essere disatte­sa con accordi sindacali”.

Il procedimento amministrativo in cui lo stabilimento siderurgi­co tarantino rischia la chiusura per le emissioni inquinanti scorre parallelamente ad un altro pro­cedimento della massima impor­tanza per il futuro della fabbrica, il processo “Ambiente Svenduto”. Il pubblico ministero Mariano Buccoliero, come riferito giovedì scorso, contestualmente alle con­danne, ha chiesto anche la confi­sca degli impianti dell’area a cal­do, già sottoposti a sequestro del gip Patrizia Todisco dal 26 luglio 2012. Sulla richiesta si esprimerà la Corte d’Assise la cui sentenza è prevista molto probabilmente a maggio considerando che l’attuale calendario delle udienze prevede la conclusione della discussione della difesa e le repliche entro il 21 apri­le prossimo. Poi inizierà la camera di consiglio i cui tempi potrebbero non essere brevi considerando la complessità della vicenda.

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