07 Marzo 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Marzo 2021 alle 18:00:25

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Non tutto fa brodo. Soprattutto la plastica

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Non tutto fa brodo soprattutto la plastica

Come reagireste alla domanda: “Gradisce un brodetto alla plasti­ca?” Probabilmente obiettereste che non tutto fa brodo, tantomeno la plastica! Appunto!

L’incipit di questo articolo è volu­tamente provocatorio ma non lon­tano dal vero.

I mass media richiamano la nostra attenzione sulle macroplastiche (bottiglie, stoviglie, ecc.) che tutti noi individuiamo facilmente, evi­tando così che finiscano in casse­ruola. Ma esse sono solo la punta dell’iceberg! Infatti, sottoposti all’azione della luce solare, del vento e del moto ondoso, gli og­getti in plastica si dividono in par­ti sempre più piccole, dando luogo alle microplastiche (di dimensioni comprese fra 0,003 e 5 millimetri) dette di origine secondaria per di­stinguerle da quelle di origine pri­maria. Queste ultime, infatti, sotto forma di microsfere, per le loro proprietà abrasive, sono presen­ti in prodotti di uso domestico e industriale, come cosmetici, den­tifrici, deodoranti, paste per luci­dare oggetti e via dicendo. Quoti­dianamente, anche noi possiamo produrre microplastiche con il lavaggio in lavatrice dei capi sin­tetici che, essendo una importante fonte di microfibre, danno luogo al 35% delle microplastiche prima­rie; si è stimato che ogni singolo indumento, a ogni lavaggio, rilasci fino a 1.900 fibre sintetiche.

Queste, attraverso gli scarichi del­le lavatrici, non essendo filtrate dai depuratori, finiscono in mare, dove si degradano. Si calcola che le microplastiche primarie rappre­sentino tra il 68 e l’81% delle mi­croplastiche presenti nell’oceano. Esse possono essere facilmente trasportate dalle correnti marine e dai venti. Infatti, sono state rinve­nute a tutte le latitudini e distanze dalla costa.

Come i rifiuti plastici di dimensio­ni maggiori, sono soggette a feno­meni di accumulo, il che fa sì che la loro concentrazione rinvenuta nei ghiacci delle regioni artiche sia superiore a quella riportata per le zone più inquinate dell’oceano Pacifico. Microplastiche sono sta­te trovate anche a 60 cm di pro­fondità all’interno dei sedimenti marini e persino negli abissi. Esse possono essere ingerite da mam­miferi, rettili, pesci, uccelli e in­vertebrati (ad esempio, molluschi e crostacei), causando l’ostruzione del tratto digestivo e determinan­do infiammazioni, stress epatico, crescita rallentata, morte e defor­mazioni embrionali.

Le nanoplastiche hanno origi­ne dalla degradazione delle mi­croplastiche e hanno dimensioni comprese tra 1 e 100 nanometri, sono cioè fino a 80 mila volte più sottili di un capello.

E’ evidente che sia le micro sia le nanoplastiche tramite i prodot­ti ittici possono arrivare anche all’uomo. Con quali effetti? L’A­genzia Europea per la Sicurezza del Cibo ha incaricato un gruppo di scienziati di rispondere a que­ste domande. Le nanoplastiche, molto più piccole delle micro, dall’intestino, attraverso il circolo sanguigno, raggiungono il sistema linfatico e sono così veicolate in tutto il resto dell’organismo. Del resto, microplastiche sono state rinvenute nella placenta e nelle feci umane. Hanno comprovati ef­fetti tossici sulle cellule di polmo­ni, fegato, cistifellea e cervello e distruggono la flora intestinale. La loro pericolosità è dovuta alla pre­senza di additivi chimici tossici usati durante la loro produzione, come agenti stabilizzatori, igni­fughi o plastificanti. Essi possono agire come “interferenti endocri­ni”, cioè alterando i delicatissimi equilibri ormonali che regolano funzioni metaboliche, immunita­rie, riproduttive e nervose.

Ma c’è di più! Le microplastiche assorbono grandi quantità di in­quinanti organici presenti in mare che hanno per la plastica una mag­giore affinità che per l’acqua di mare.

Ma non si disperino gli amanti del cosiddetto “seafood” (compresi noi tarantini “storici mangiatori di molluschi”!) e non s’impongano inutili rinunce dato che le micro­plastiche sono state rinvenute an­che nell’acqua piovana, nei terre­ni agricoli, nel miele, nella birra, e nell’aria che respiriamo poiché derivano anche dall’attrito dei co­pertoni sull’asfalto.

Sia l’Italia sia la Comunità Euro­pea si stanno adoperando per la riduzione delle microplastiche. La Commissione europea dal 2020 ha introdotto in tutta l’Europa il divieto di aggiungere micropla­stiche nei prodotti cosmetici e nei detergenti. Le istituzioni, gli enti preposti alla salvaguardia dell’am­biente e della salute umana, e le in­dustrie devono prendere opportuni provvedimenti ma… facciamo an­che noi la nostra parte. Evitiamo di usare prodotti che contengono microplastiche, di fare lavaggi non necessari e mettiamo in atto una corretta raccolta differenziata.

Ester Cecere
Primo Ricercatore
Cnr Talassografico

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