26 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Luglio 2021 alle 14:53:00

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Perché tanto odio nei confronti di Renzi

foto di Matteo Renzi
Matteo Renzi

Nelle scorse settimane nelle quali si sono consumate la crisi del secondo governo Con­te e la nascita del governo Draghi credo che gli italiani nei confronti di Matteo Renzi abbiano dato prova di un diffuso comporta­mento di schizofrenia politica collettiva da antologia.

Renzi è il politico italiano più odiato di cui a memoria d’uomo si abbia notizia. La stam­pa di destra, di sinistra, di centro lo hanno massacrato, dileggiato, insultato quotidia­namente. Qualche foglio, il Fatto quotidia­no, ha addirittura pubblicato una sua foto in prima pagina con su scritto “In caso di disa­stro sputare qui”. Per non parlare dei social sui quali si è scatenato il peggio del peggio dell’odio e si sono riversate secchiate di fan­go su di lui con insulti ai limiti del codice penale. Certo non si può dire che Renzi ab­bia un carattere facile. Il personaggio è ar­rogante, presenzialista, ambizioso, persegue con lucida determinazione gli obiettivi che si prefigge e non si fa scrupolo di eliminare gli ostacoli che si frappongono ai suoi progetti. Certamente ha un ego accentuato e non gli manca un pizzico di cinismo ma da questo a farne un mostro ce ne passa. E infine, male dei mali, è un guascone antipatico per quel suo modo di ostentare sicurezza.

Ma queste sono le qualità-difetti dei leader. Se un leader non ha un pizzico di ambizio­ne, di cinismo, di ego accentuato e di deter­minazione in politica non fa il leader ma il numero due tre o quattro. L’argomento più frequente che gli odiatori seriali di Renzi usano per attaccarlo è quello di non essersi ritirato definitivamente dalla politica dopo aver detto che lo avrebbe fatto se avesse per­so il referendum.

L’argomento è un pretesto perché in realtà dopo il fallimento del referendum si è dimes­so da Presidente del Consiglio e da Segreta­rio del PD, questo in un Paese nel quale nel vocabolario dei politici la parola dimissioni è cancellata. Però si è candidato e pure fat­to eleggere al Senato. E questa è una colpa gravissima. Da lui si pretendeva il suicidio, cioè si voleva che fosse entrato in convento e avesse fatto il frate trappista. Ma si può chie­dere ad un giovane politico di 38 anni di riti­rarsi a vita privata? Ovviamente quelli che lo accusano di non aver mantenuto la promessa sono gli stessi che nulla dicono di chi ave­va minacciato “Mai col partito di Bibbiano” “Mai con Salvini” “No Tav, No Tap, No vax, No Ilva ecc.” e poi puntualmente sono andati con la Lega, col PD e ora perfino con Berlu­sconi. Gli stessi che massacrano Renzi nulla hanno avuto da ridire su Conte che dall’odio contro la Lega e il PD è andato a braccetto sia con i leghisti che col PD.

Certo Renzi un paio di errori li ha commessi davvero e anche politicamente molto gravi. In due occasioni non è stato abbastanza cini­co ed ha sbagliato i tempi. E come è noto in politica i tempi sono fondamentali. Quando da segretario del PD alle europee aveva rag­giunto il 44% avrebbe allora dovuto fare la scissione e creare un grande partito nazio­nale di centro che raggruppasse i riformisti di sinistra e di destra sul modello Macron. L’occasione si è ripetuta quando al referen­dum aveva detto “Chi vota si al referendum è con me chi vota no è contro di me”. In quel referendum trasformato in un voto sulla sua persona i si furono il 41%. Allora avrebbe dovuto andar via dal PD e capitalizzare quel 41% dato sulla sua persona che certamente non sarebbe stato in un’elezione politica il 41% ma certamente almeno il 30% si.

Questi errori si pagano e a lui sono stati fata­li poiché ha dato il tempo ai suoi avversari di organizzarsi e di azzopparlo. Eppure ha un paio di meriti di carattere politico che è di­sonesto non ascrivergli. Quando Salvini dal Papeete aveva messo in crisi il governo Con­te uno e rivendicava i pieni poteri, quando in quella stessa occasione Zingaretti e Di Maio avevano già ceduto le armi a Salvini sul voto anticipato e ci si apprestava allo scioglimen­to delle camere, con un colpo d’ala insospet­tabile, lui che aveva detto mai con i grillini che gli avevano gettato addosso secchiate di fango (Banca Etruria, la Boschi, il padre ecc..) passò sopra agli insulti e favorì un go­verno con i 5 stelle lasciando con un palmo di naso Salvini e sorprendendo Zingaretti e Grillo che mai avrebbero pensato ad un Ren­zi alleato dei grillini.

Eppure con quel colpo d’ala Renzi ha evitato che con il voto anticipato l’uomo del Papeete e Meloni prendessero il potere con tutte le conseguenze che questo avrebbe significa­to per il nostro Paese. Non gli si riconobbe quel merito indiscutibile (cosa ovvia e com­prensibile da destra) ma non glielo riconob­bero (cosa assolutamente incomprensibile) neanche da sinistra. Anche allora le accuse

furono di cinismo, trasformismo, voltagab­banismo, inaffidabilità, voglia di potere. Il copione si è ripetuto adesso che ha messo in crisi il Conte 2. Renzi si è fatto carico dei malumori nei confronti di Conte borbottati nei corridoi del Nazareno e nel Transatlanti­co di Montecitorio: il governo aveva fatto un Recovery plan che l’Europa considerava una barzelletta, sulla pandemia il governo pensa­va ai monopattini e ai banchi a rotelle invece che ad un piano vaccini, l’economia andava a rotoli e Conte pensava di affrontarla con il reddito di cittadinanza e i ristori senza un piano alternativo, ecc.

Queste cose si mormoravano nel PD e in Parlamento fin dall’estate scorsa ma nessuno aveva il coraggio di dirle apertamente. Renzi su questi temi di cruciale importanza è usci­to allo scoperto, ci ha messo la faccia, con molto coraggio e determinazione si è assunto la responsabilità di aprire una crisi di gover­no mentre Conte, il PD e i grillini manda­vano in onda lo spettacolo immondo di un Presidente del Consiglio che apriva il mer­cato delle vacche in Parlamento cercando di comprare deputati e senatori e acconciandosi a governare col sostegno di Mastella e Ciam­polillo. Il risultato di questa lucidissima e coraggiosa operazione è il governo Draghi da tutti esaltato (destra e sinistra, in Italia e in Europa) come il migliore dei governi guidato da un’indiscutibile autorità di livello internazionale.

Alla sola ipotesi di un incarico a Draghi la borsa è schizzata in alto di 5 punti e lo spre­ad è sprofondato ai minimi storici. In una giornata il risparmio sugli interessi è stato di un miliardo di euro. Ci si aspettava che tutti riconoscessero a Renzi il merito di aver fatto una importante operazione politica per il Paese non certamente per se stesso poiché come potere ne è uscito enormemente inde­bolito (ha perso la golden share che aveva con Conte ed ha perso un ministro e qualche sot­tosegretario). Invece giù tutti a dargli addos­so: sfasciacarrozze, irresponsabile perché ha aperto la crisi in un momento inopportuno, cinico, machiavellico, opportunista, inaffida­bile, pugnalatore di premiers e chi più ne ha più ne metta. Siamo alla schizofrenia politica di massa. Quelli (giornalisti, politici e com­mentatori) che esaltano Mario Draghi e il suo governo sono gli stessi che dileggiano Ren­zi il suo inventore. Ma in tutta questa storia quello che risulta davvero incomprensibile è l’odio della sinistra nei confronti del senatore di Rignano molto più feroce di quello della destra (che pure a Renzi non le manda a dire) cosa del tutto ovvia.

Ma quali sono i perché di questo odio irri­sarcibile nei confronti di Renzi? Sarebbe fin troppo facile, liquidatorio e perfino banale scomodare la psicanalisi e richiamare il con­cetto di antipatia. Il PD è un partito struttu­rato che viene da lontano e non si fa guidare nelle scelte politiche da problemi caratteriali ed emotivi. C’è molto di più e per spiegarlo occorre fare ricorso alla storia e all’ideologia. Quello del PD nei confronti di Renzi è l’odio storico del residuo di leninismo duro a mori­re che è ancora presente in certa sinistra no­vecentesca che diffida ed odia il riformismo e lo considera diverso perché è altro da sé. E’ Arturo Labriola che considerava i socialisti riformisti di Turati “traditori del proletariato e fiancheggiatori della borghesia”, è l’accusa che i comunisti dopo Livorno rivolgevano ai socialisti riformisti di Turati e Treves di es­sere “gli artefici della negazione dei principi del socialismo e nemici del socialismo”.

Sono i comunisti del PCI che durante il fa­scismo odieranno tanto i socialisti riformisti fino a definire Nenni e i socialisti in esilio social-fascisti e complici del fascismo. Mu­tate le condizioni storiche, nel secondo do­poguerra, dopo la stagione dei fronti popo­lari (allora il PSI era il fratello buono poichè stava sullo stesso fronte) questo linguaggio dei primi del secolo scorso ritorna e il PSI ri­diventa fratello cattivo e traditore della clas­se operaia. E la stagione del centro sinistra col PSI al governo con la DC.

Ma è anche l’età di quel poco di riforme serie che sono state fatte in Italia in mezzo secolo di storia che hanno cambiato questo Paese: legge urbanistica, statuto dei diritti de lavo­ratori, sanità pubblica, scuola obbligatoria, divorzio, aborto ecc. Quel linguaffio riappa­re con Craxi definito “sfascista, uomo di de­stra pericolo per la democrazia” e i socialisti diventano ladri e corrotti. La storia si ripete oggi con D’Alema, Bersani, Bettini, il nuovo maitre a penser del PD, che considerano Ren­zi “uomo di destra, politico inaffidabile che aspira a diventare leader della destra, che col suo governo ha fatto riforme di destra” pur essendo a tutti noto che nei suoi quasi mille giorni di governo sono state approvate deci­ne di leggi riformiste: bonus bebè, aumento delle pensioni, abolizione dell’IMU e della TASI, e soprattutto legge sul caporalato che riforme di destra proprio non sono.

La verità è che il riformismo scopre le carte al massimalismo e al leninismo e dimostra che la strada per il cambiamento di un Pa­ese non passa attraverso la strada che i co­munisti hanno indicato per un secolo il cui fallimento è stato certificato dalla caduta del muro di Berlino, ma quella del gradualismo e del riformismo socialista e liberale. Il fatto è che a certa residua sinistra fallita storica­mente non va a giù che altri a sinistra possa­no ragionare con la propria testa e pensarla diversamente dal partito guida “migliore” e “diverso” che pretende di avere l’esclusiva della rappresentanza della sinistra.

Per i nipotini di Togliatti abituati alla con­suetudine che uno solo (Togliatti) pensa­va e gli altri eseguivano, essere di sinistra e pensare in maniera diversa e autonoma è un reato e significa essere un nemico. Per questo Renzi è il nemico da abbattere peg­gio di Salvini e Berlusconi. Ma non c’è da meravigliarsi perché, come è noto, la libertà di pensiero non ha mai abitato dalle parti di Via delle Botteghe oscure.

2 Commenti
  1. Pietro Lomastro 5 mesi ago
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    COMPLIMENTI A MARIO GUADAGNOLO. E’ UNA RIFLESSIONE GIUSTA E CRISTALLINA DA CONDIVIDERE TOTALMENTE

  2. VINCENZO 5 mesi ago
    Reply

    Caro prof. Guadagnolo, ti confesso che il tuo articolo non l’ho letto ma dall’intestazione a dal finale (sono presuntuoso) ho capito tutto. Io non odio nessuno e tantomeno il Sig. Renzi. Tengo a precisarti che non sono nipote di nessuno. I miei zii sono i fratelli e le sorelle di mia madre e padre. A voler sottolineare anche Tu potresti essere un nipote di Togliatti perchè sino all’avvento di Crazi eri un seguace della corrente di Lombardi (cuginastro di Togliatti). Ma veniamo al sig. Renzi che, approfittando della fuga dei democristiani e socialisti dai loro partiti di appartenenza (causa Di Pietro, Davigo e Colombo) si tuffarono nell’ex PCI, del post partito della “bolognina”.
    Ripeto, non odio nessuno, ma sono deluso dei miei ex compagni che hanno accolto tutti. Il Renzi ebbe vita facile ad arrivare alla segreteria del Partito e iniziò con il “via dal Partito” rottamando chiunque nel futuro gli avrebbe potuto causare ostacolo al suo obiettivo. Te lo raccomando. creò il tutto per rottamare (non facendoli entrare nelle liste del segretario che grazie ad alcune leggi elettorali permettevano e permettono di nominare e non far eleggere i parlamentari). E quì ci casca l’asino, rottamava (mettendoli all’angolo) fior di personaggi (tra questi ti ricordo solo per tutti il grande BERSANI) ma come al solito Renzi pur essendo un giovanotto dimentica quello che dice, Difatti aprì le porti a chi doveva sostituire i “rottamati” te ne cito uno per tutti il signor Casini. Poichè ti riconosco quale persona intelligente che, prima di essere eletto Sindaco, sei stato un ottimo assessore della giunta CANNATA tu avresti mai fatto nel tuo partito il cambio Casini-Bersani. Ecco perchè non lo odio, ma lo ringrazio eprchè dal suo avvento ho tolto il vizio di votare.
    Ti saluti.

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