25 Febbraio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Febbraio 2021 alle 20:03:42

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Aaron Tesser: «Sono tempi duri per la musica live»

foto di Aaron Tesser
Aaron Tesser

Anche questa settimana, continua la mia ricerca di personaggi di alto profilo artistico: mi fermo nel nostro Paese che, a mio parere, sotto tale aspetto non è secondo a nessuno. Sono esattamente a Treviso per incontrare e scambiare quattro chiacchiere con Aaron Tesser, sassofonista di altissimo livello e ideatore di “Aaron Tesser & The new jazz affair”, progetto nato nel gennaio del 2007 dall’incontro con il dj-produttore, Gianluca Viani. Il sound è un jazz vocale orecchiabile, inserito nel genere oggi denominato comunemente “nujazz”, più vicino quindi al suono del club-dancefloor piuttosto che al jazz tradizionale. Il primo Album, “Lookin’ Ahead”, licenziato dall’etichetta IRMA records di Bologna, è uscito ufficialmente a novembre 2008. Il lavoro ha creato subito un vivo interesse entrando nelle playlist di emittenti di tutto il mondo. In particolare brani come “Everlasting Rose” e “Stella” (i due singoli estratti dall’album), sono anche stati inseriti in decine di compilations tra Italia, Spagna, Germania, Russia, Giappone. E non solo.

Nell’estate 2009 “Aaron Tesser & The new jazz affair” sono stati invitati al Milano Jazzin’ Festival: il successo di quella serata li ha portati a partecipare con un live ed un’intervista al famoso programma “Monte Carlo nights”, condotto e diretto da una delle più famose voci della radio italiana: Nick The Nightfly.

L’anno successivo, nell’autunno 2010 per esattezza, esce un nuovo album intitolato “Children”, sempre con l’etichetta IRMA records. Il disco si presenta come una grande raccolta di melodie intense e trascinanti venute fuori dalla mano del leader, del chitarrista Lino Brotto e del cantante Fabrizio Rispoli. Il primo singolo, “Lights and stars” è stato presente a lungo nelle playlist di molte radio europee, in Russia, Israele, USA, ecc. A fine 2011 è da segnalare l’inserimento di “Lights and stars” nella Best Jazz Recommendation 2011 del famoso sito inglese Junodownload. Le cover di questo album, soprattutto “All night long”, hanno ottenuto un grande successo nelle piattaforme di streaming e nelle relative playlist. Nel 2015, poi, è la volta di “Love map”, terzo album del gruppo: uscito con l’etichetta RNC Music di Milano, il disco abbraccia sonorità più funk, un po’ diverse rispetto al percorso della band, il che lascia intendere anche l’uscita con il nome leggermente diverso di “Aaron Tesser new jazz affair”. Nel dicembre 2018 tocca all’album “Back to the J Hotel”, il terzo a nome “Aaron Tesser & The new jazz affair”: è questo un disco che ripropone un nujazz più vicino a quello dei due primi album della formazione che vede, tra l’altro, il ritorno al nome originale del progetto.

L’album viene anticipato dall’uscita di due singoli, le cover “I got you” e “We don’t talk anymore”. In particolare “I got you” entra nelle classifiche di molti paesi, tra cui in Italia (n. 1), n°12 in Germania, n°17 in Australia, n° 12 in Corea del Sud, n°45 in Canada, n° 49 in Giappone. Entra in classifica anche in Gran Bretagna. “We don’t talk anymore” e l’originale “I don’t want to lose you” sono entrati anch’essi nelle classifiche di molti stati: Germania, Giappone, Canada, Gran Bretagna, Korea del Sud, Messico, Turchia (“I don’t want to lose you” #1 iTunes Jazz Chart), Australia.

L’intero album, a gennaio 2019, dopo un mese dall’uscita, entra in classifica iTunes Jazz in Olanda, Thailandia e Giappone. Tutto questo credo sia più che sufficiente per chiarire il livello dell’artista con il quale ci confrontiamo. Approfittando della sua disponibilità unita ad un’umiltà disarmante, gli chiedo un parere sulla situazione musicale, in particolare italiana. «In generale la mia opinione è che la musica live in Italia sia in caduta libera – dice – Non per essere pessimista, ma le cose sono cambiate moltissimo negli ultimi dieci anni. Fino al 2010 circa si suonava ancora un po’, pur essendoci già stato un calo notevole rispetto al decennio precedente. Adesso, non solo a causa del Covid 19, ma già da prima, almeno qui al nord c’è poca musica dal vivo. Le ragioni sono tante: i costi per ospitare i gruppi sono molto alti, i locali hanno già tante spese e non riescono ad affrontare ingaggi di un certo tipo, ma soprattutto la gente è cambiata. Ci sono generazioni più giovani che sono cresciute senza musica suonata in tutto o in parte da strumenti musicali alla radio, quindi preferiscono un dj rispetto ad un live. Per queste ed altre ragioni facilmente intuibili, quindi, si fanno meno produzioni perché pochissimi sono, alla fine, gli sbocchi che possono avere. Io stesso ho prodotto l’ultimo disco “Back to the J Hotel” quasi per bisogno personale, non certo con l’idea di proporlo live, perché sono consapevole del fatto che quelli che viviamo non siano tempi adatti a questo genere di performance».

Cosa fanno, allora, adesso i musicisti?
«Chi ha potuto si è riconvertito a fare altro, si è adeguato ai tempi. Anche io lo sto facendo e non è necessariamente un male: faccio molte serate, soprattutto nel settore eventi e wedding, dj e sax. Quindi suono sopra i brani proposti dai dj di solito seguendo uno stile soulful house, cantato e abbastanza raffinato. Questa accoppiata, dj più sax, funziona: è apprezzata molto dal pubblico. È spensierata, frizzante. Ammetto di divertirmi: e, poi, vengo trattato quasi sempre proprio da artista, cosa che nei locali non sempre accadeva…». Bene siamo in chiusura e quindi ringrazio Aaron per la sua disponibilità e colgo l’occasione per salutarlo con affetto, cosa per altro ricambiata, ma non prima di avergli chiesto dieci tracce per lui rappresentative. «Più che parlarti di tracce – precisa Aaron – ti elenco alcuni artisti che mi hanno colpito come, per esempio, Nicola Conte, i lavori di Papik in particolare quelli nu jazz, i primi dischi di Mario Biondi, Club Des Belugas.Per quanto riguarda invece la nu disco, cosa della quale mi sto occupando recentemente, mi ha colpito molto Purple Disco Machine.

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