06 Marzo 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Marzo 2021 alle 18:00:25

Cronaca News

Disastro ambientale, la Regione chiede 30 milioni agli imputati

foto di Processo Ambiente Svenduto
Processo Ambiente Svenduto

“Una richiesta di risarcimento danni per tutti, e sottolineo per tutti, gli imputati per i quali non è intervenuta una causa di estinzione del reato”. In un breve passaggio il difensore di parte civile della Regione Puglia, l’avvocato Salvatore D’Aluiso, ha spiegato con chiarezza quali sono le conclusioni in fatto di richiesta di risarcimento danni. nei confronti di quali imputati, di tutti, ha sottolineato, anche col tono della voce, come per puntalizzare nessuno escluso.

Il difensore della massima istituzione pugliese ha discusso nel primo pomeriggio, durante la 288esima udienza, tenutasi ieri, del processo “Ambiente svenduto” sul disastro ambientale contestato all’Ilva gestione Riva. Il legale ha presentato un conto salato, con una richiesta di 30 milioni di euro e una provvisionale di 25 milioni euro per danni all’immagine e per quelli materiali. Nessuna richiesta di decadenza, invece, in caso di eventuale condanna, per l’unico imputato che attualmente riveste una carica elettiva in Regione, l’assessore all’Agricoltura, all’epoca consigliere regionale, Donato Penassuglia (il suo legale, avvocato Giandomenico Bruni discuterà lunedì prossimo). La Legge Severino, infatti, non annovera il favoreggiamento, reato del quale risponde Pentassuglia e per il quale il pm Mariano Buccoliero ha chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione, fra i reati che impongono la decadenza in caso di condanna. Gli occhi di una parte del mondo politico, soprattutto pugliese, guardano al processo in corso dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto per le possibili ripercussioni sulla Giunta regionale.

Non solo per i nomi dei politici coinvolti, fra i quali spicca quello di Nichi Vendola, ex governatore della Regione Puglia negli anni delle leggi anti diossina, per il quale la pubblica accusa ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione per concussione in danno dell’ex direttore generale Arpa Giorgio Assennato, anche lui imputato per favoreggiamento come altri esponenti della Regione dell’epoca. L’avvocato D’Aluiso ha depositato delle memorie contenenti delle osservazioni sulle relazioni tecniche dei periti degli imputati dei reati ambientali. Il legale ha presentato anche una richiesta risarcitoria nei confronti degli imputati che rispondono di omicidio colposo causato da incidenti di lavoro, come prevede una legge regionale. Poi, secondo la prassi processuale, come tutti i difensori di parte civile anche l’avvocato della Regione si è associato alle richieste di condannadel pm.

Nell’udienza di ieri, la pubblica accusa ha concluso la discussione con la requisitoria del pubblico ministero Raffaele Graziano sulle presunte responsabilità degli imputati che rispondono di omicidio colposo per i due infortuni confluiti nel maxiprocesso, in cui persero la vita due dipendenti, Claudio Marsella del reparto Movimento Ferroviario, il 30 otttobre 2012 e Francesco Zaccaria, il 28 novembre 2012, giovane operaio impegnato al porto in una cabina che fu travolta da un tornado e finì in fondo al mare. Fra gli enti territoriali si sono costituiti anche la Provincia di Taranto, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Sernia e il Comune di Montemesola, rappresentato, invece, dall’avvocato Raffaella Cavalchini che ha chiesto un risarcimento danni di 50 milioni di euro, il Comune di Taranto, il Comune di Crispiano e il Comune di Statte. Complessivamente sono oltre mille le parti civili costituitesi in giudizio i cui difensori hanno iniziato la discussione ieri e che dovrebbero concludere gli interventi nell’udienza di domani in cui è previsto l’intervento dei difensori dei responsabili civili fra cui la Regione Puglia.

La richiesta di costituzione in giudizio, all’epoca, fu firmata dall’assessore Barbanente in quanto Vendola era (ed è ancora) imputato. Ieri hanno preso la parola, come riferiamo a parte, anche gli avvocati di Legambiente, di Italia Nostra avvocato Cosimo Manca, del Fondo Antidiossina e di altre associazioni. Inoltre, ha discusso l’avvocato Riccardo Mele per Luigi Romandini, parte civile per l’ipotesi di concussione contestata all’ex presidente della Provincia Gianni Florido e all’ex assessore Michele Conserva. Numerosi i legali che nei rispettivi inter venti hanno avanzato richieste risarcitorie per ex dipendenti dello stabilimento siderurgico e per diversi abitanti del quartiere Tamburi, residenti a poche centinaia di metri dalla fabbrica, nella zona delle cosiddette collinette e dei parchi minerari.

Fra gli altri, gli avvocati Pietro Palasciano e Cavalchini hanno chiesto i danni per ex lavoratori e familiari a cui sono state diagnosticate patologie o lesioni che in vari casi hanno portato alla morte. Secondo i legali, che hanno fatto leva sulla documentazione medica prodotta alla Corte, c’è un nesso causale fra l’esposizione a diverse sostanze industriali nocive, soprattutto polveri e le malattie contratte e, in diversi casi, anche il decesso. Il processo tornerà in aula oggi per la discussione di altri legali delle oltre mille parti civili. In attesa del verdetto ci sono 47 imputati, di cui 44 persone fisiche e tre società, che rispondono, fra gli altri reati, di disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, di reati contro la pubblica amministrazione. Come riferito nei giorni scorsi, la pubblica accusa ha chiesto condanne pesantissime, dai 17 ai 28 anni per gli ex vertici dello stabilimento tarantino fra cui i proprietari, i fratelli Fabio e Nicola Riva, il direttore generale Luigi Capogrosso, l’ex prefetto Bruno Ferrante, presidente del cda Ilva per sole tre settimane. Per 9 imputati, invece, ha chiesto la prescrizione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche