14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31

foto di Franco Cassano
Franco Cassano

A Taranto lo legavano antichi ricordi sportivi. Da giovane nuotatore aveva partecipato ad alcune gare in quella che un tempo era la piscina della Villa Peripato. Ma Franco Cassano di Taranto si era occupato anche negli ultimi anni, quando l’esplosione della vertenza Ilva lo aveva portato ad alcune lucide riflessioni sulla crisi di un modello industriale che avrebbe dovuto rappresentare le ambizioni di riscatto di una parte del Mezzogiorno e che invece si era ripiegato su se stesso con il suo devastante carico di effetti collaterali. In una intervista a Repubblica, rilasciata all’indomani della tempesta ambiental-industriale del 2012, Cassano affermò che il caso Taranto era emblematico innanzitutto della «imprescindibile connessione che esiste fra dimensione locale e nazionale».

Anzi, era rappresentativo della «fine di una fase fordista dello sviluppo». «È la crisi – diceva Cassano – del modello del grande insediamento industriale». Il sociologo metteva però in guardia dal rischio di banali semplificazioni, quelle – lo possiamo dire oggi a distanza di anni – che nel tempo hanno prodotto molta superficialità qualunquista intorno alla vicenda Ilva. Il grande sociologo non sottaceva infatti il «grande ruolo» svolto dalla siderurgia italiana «sia nella stagione delle aziende a partecipazione statale che nello sviluppo del capitalismo italiano a cavallo dell’era del boom». «Lo dico – affermava Cassano – perché il problema Ilva va letto entro tale dimensione, pena il rischio di non comprenderne la complessità». Quella complessità rifiutata da chi in questi anni sulle banalizzazioni populistiche ha costruito facile consenso politico, anche attraverso una mistificante operazione di rimozione della storia. ««Sono abbastanza vecchio – diceva infatti il professore in quella illuminante intervista – per ricordare gli entusiasmi e i sentimenti che accompagnarono l’insediamento dell’Italsider a Taranto. Era la città pugliese che sfidava in qualche modo l’egemonia del capoluogo».

Ecco la contestualizzazione storica e sociologica necessaria per comprendere la questione del siderurgico fino al suo amaro epilogo: «L’immagine dell’Ilva si è trasformata da polo della modernità trionfante in quella di un mostro che avvelena la città, mostro che non si può dimenticarlo occupa ancora migliaia di operai». Quella intervista si concludeva con la sua visione sul futuro di Taranto e sulla via d’uscita dalla crisi legata al gigante d’acciaio: «O si gioca tutti insieme, e si riesce a trovare una via per un’occupazione che non uccida l’ambiente, o l’alternativa è la disperazione di una città. Una volta i fuochi degli altiforni erano visti come la luce, ora bisogna trovarne un’altra. E se si pensa alle dimensioni del risanamento ambientale, e ai tempi, ci si rende conto che senza un concerto di energie Taranto non vedrà mai una luce nuova».

Parole che oggi più che mai suonano davvero profetiche. Franco Cassano è venuto a mancare il 23 febbraio, aveva 78 anni. Era un insegnante che all’enorme livello culturale univa qualità interiori non comuni. Sempre cordiale e mai altezzoso verso i suoi studenti, non aveva bisogno di ostentare inutile erudizione per manifestare la sua grandezza e profondità intellettuale. Con la sua scomparsa, la cultura italiana perde una intelligenza finissima che ha però lasciato tracce indelebili del suo percorso, come l’ormai celeberrimo “Il pensiero meridiano”, una riscoperta del Sud e della sua ricca identità mediterranea. Davvero un grande intellettuale che sarebbe limitante confinare alla sola area della sinistra. Tra i primi messaggi di cordoglio per ricordare Cassano, quello di Stefano Bronzini, Rettore dell’Università di Bari, dove Cassano per lunghi anni ha insegnato sociologia: «L’Università degli Studi di Bari Aldo Moro piange oggi la scomparsa di Franco Cassano, docente e intellettuale, punto di riferimento per tante generazioni. Con Franco Cassano si ragionava nei momenti più impensabili. C’era un angolo del suo tempo che condividevamo la mattina facendo colazione. Era un incontro casuale e allo stesso tempo voluto che apriva la giornata all’incanto del pensiero. Aveva un’intelligenza ricca di suggestioni e accompagnava la riflessione. Franco aveva un’intelligenza pronta, anzi aveva qualcosa di più delle persone intelligenti. Ragionava con libertà e invitava alla libertà del pensiero. E’ stato un maestro per tanti, lo è stato per me. La sua amicizia mi inorgogliva. Ci mancherà».

Anche il Rettore dell’Universitù del Salento, Fabio Pollice, ha voluto esprimere la sua commozione per la scomparsa di Franco Cassano: a proposito della scomparsa di Franco Cassano: «L’Accademia pugliese, il pensiero meridionalistico italiano, la riflessione sociologica e la cultura euro-mediterranea perdono oggi un pensatore profondo, stimolante, provocatorio, “una talpa e un angelo”, “tra terra e cielo” – per adoperare sue pregnanti metafore della condizione umana. Non è questo il luogo per analizzare, ancora una volta, la sua ricca e poliedrica produzione scientifica nonché l’impegno politico e civile, dalla militanza politica alla cittadinanza attiva.

È però assolutamente evidente come le sue tesi, riflessioni, dubbi e interrogazioni costituiscano un significativo punto di riferimento anche per la nostra Università. Mi limiterò a ricordare come Franco Cassano abbia sviluppato le sue ricerche in tutte le direzioni indicate da quella sua “rosa dei venti”, dalla provincia al mondo, dalla terra al mare, dalla mitologia all’epica, alla filosofia alla sociologia, dalla storia alla geografia eccetera, disegnando una sua affascinante geopolitica delle culture pensata per un rinnovamento dell’anima della civiltà europea, contro mercificazioni, egoismi, razzismi, muri o confini invalicabili: “Come può pensare uno stato europeo – scriveva – di parlare al mondo senza aver messo il naso fuori dall’economia, senza aver ridato a se stesso quelle ragioni del vivere? Come può pensare di avere una politica planetaria senza trasformare in una sua ricchezza anche le voci che si affacciano sul suo mare meridionale, che popolano già e popoleranno sempre di più l’Europa?”. Franco Cassano mancherà innanzitutto all’intelligenza collettiva pugliese, e non solo. Il suo pensiero però, come accade ai grandi intellettuali, continuerà a essere oggetto di studio e pungolo alla nostra ricerca, anche nella sua dimensione etica ed esistenziale».

Parole affettuose e colme di riconoscenza umana e politica anche dal presidente della Regione, Michele Emiliano: «Dall’età di venti anni sino ad oggi Franco Cassano ha attraversato la mia vita privata, istituzionale e politica con severa discrezione e affetto. Lo incontravo nel portone del condominio dove entrambi abitavamo scambiando sorrisi dolcissimi ed emozioni man mano che la mia vita di adolescente progrediva verso l’età adulta. Dalle note a margine dell’esame di sociologia giuridica, agli anni in cui mi incoraggiava con immensa solidarietà quando mi vedeva entrare ed uscire di casa circondato dalla scorta che piantonava me e le nostre case. Non sono mai del tutto entrato in confidenza con lui per il rispetto che nutrivo verso uno dei pochi Maestri della mia vita. Persino quando si è battuto nella Convenzione del Centrosinistra della città di Bari assieme a Cinzia Capano e ad altri per farmi candidare a sindaco di Bari, non ho mai avuto il coraggio di parlargli, piuttosto attendevo di sapere da lui, come sempre, se avesse rimproveri o suggerimenti da darmi. Non ho sempre soddisfatto tutte le sue aspettative, ma sono consapevole che senza il loro durissimo lavoro per far emergere la sinistra e la città dalla sudditanza politica e psicologica verso la destra padrona di Bari, il mio percorso politico non si sarebbe mai realizzato.

La nostra comune anima popolare, dovuta alle frequentazioni negate ad altri con l’anima dei quartieri di periferia, ci consentiva di scambiare punti di vista diversi e di accettare reciprocamente le contraddizioni in cui, per sperimentare e innovare, rischiavamo di cadere. Sono stato segretario e presidente del Pd che lo candidò al Parlamento e non sono mancati contrasti e incomprensioni. Ma la consapevolezza di lui, e per conseguenza di me stesso, non ci abbandonava mai, anche quando la vita politica ci allontanava. Piango la scomparsa di un amico al quale non ho mai avuto la forza di confidare, per pudore, quanto sia stato importante. Mi illudo oggi con rimpianto che egli ne fosse comunque consapevole. Un grande intellettuale del Sud che a differenza di altri, ha tracciato una via che la politica ha realizzato, sia pure lasciandolo perennemente inquieto.

Io e Nichi Vendola sappiamo quanto gli dobbiamo e quanto di lui abbiamo disatteso, nella convinzione di essere stati sempre fedeli alla nostra terra al di là dell’ossequio e della convenienza. È stato un uomo che ha saputo leggere nel profondo la società e descriverne le opportunità. Le nostre vite sono cambiate rispondendo al suo appello, continuo, incessante, a realizzare una visione di bellezza, di amore verso il prossimo, di giustizia, di modernità senza dimenticare la Storia e la sua proiezione nella nostra anima. Non a caso la sua e la mia isola preferita è Itaca, dove in nome dell’eroe più spregiudicato e moderno, abbiamo coltivato la pretesa di conservare attraverso il mare gli odori e le favole del Mediterraneo». E proprio Nichi Vendola ha voluto riconoscere in Franco Cassano «una persona bellissima, un grande e originale pensatore, un protagonista della cultura di sinistra. Lo ricordo con grande commozione come un vero maestro di mitezza, di moralità e di libertà».

Per l’assessore regionale alla Cultura e al Turismo, Massimo Bray, Cassano è stato «interprete geniale di un pensiero del Sud e per il Sud, che dalla linfa che scorre nelle vene e nelle radici profonde di queste terre traeva quotidiano nutrimento, Cassano è stato un punto di riferimento per tutti quelli che, in questi anni di battaglie per la rinascita culturale e politica del Mezzogiorno, si sono impegnati per far emergere, con le idee e l’azione politica, un protagonismo nuovo di questa parte del paese e uno sguardo diverso verso il Sud. Uno sguardo che superasse lo stereotipo della chiusura e della estraneità alle dinamiche globali e alla loro complessità per evidenziare invece il particolare modo del Mezzogiorno di essere connesso con il mondo che lo circonda, con il mare che lo circonda, con quel Mediterraneo che è naturalmente e dovrebbe essere per vocazione il suo orizzonte privilegiato.

Guardava con affetto e speranza alle tante forme vitali dell’associazionismo del Mezzogiorno, una base di energie vive da mettere in rete e aiutare a crescere. Il suo modo lucido e innovativo di intendere l’azione politica e culturale, di interpretare la modernità, i suoi tempi e le sue dinamiche sono stati per me un punto di riferimento che continuerò a seguire. Grazie Franco per tutto quello che ci hai insegnato e aiutato a capire”.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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