11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 15:52:57

ArcelorMittal
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Produrre acciaio ad emissioni zero si può secondo un progetto di Leonardo-Saipem-Danieli. La notizia è stata riportata da diverse testate nazionali. Obiettivo della sinergia delle tre aziende sarebbe il risanamento e la riconversione dell’ex Ilva da portare a termine in sei anni. Sarebbe un piano che consentirebbe di salvare la fabbrica sostituendo nel processo produttivo i famigerati altiforni inquinanti e anche i posti di lavoro perchè non sarebbero previsti esuberi. I forni digitali, ad alimentazione elettrica ibrida integrati a impianti di riduzione diretta del minerale di ferro per mezzo di una miscela di metano e idrogeno, potrebbero sostituire i vecchi impianti di produzione.

L’intero progetto per rendere green il Siderurgico ammonterebbe a 6 miliardi di euro e sarebbe da collocare all’interno del Recovery Plan. Sempre secondo notizie riportate da testate nazionali, i nuovi impianti consentirebbero alla fabbrica di produrre ogni anno 6-7 milioni di tonnellate di acciaio. Un livello produttivo che consentirebbe di ripagare l’intero investimento iniziale in 10 anni. Danieli curerebbe la tecnologia della riduzione diretta e dei forni elettrici digitali. Saipem e Leonardo, invece, si occuperebbero dell’energia rinnovabile e di idrogeno e della gestione eventuale di altri gas per alimentare lo stabilimento. I Il gruppo dovrebbe gestire la parte del controllo e dell’automazione degli impianti upstream costruiti invece da Saipem.

Quindi sarebbe un progetto molto più ampio e ambizioso del semplice rifacimento dell’altoforno 5 e della costruzione del forno elettrico previsti dal piano Invitalia-ArcelorMittalItalia. I tre partner, coordinati a quanto pare dall’amministratore delegato di Saipem Stefano Cao, il cui nome era anche circolato a fine gennaio come possibile presidente della società Invitalia- ArcelorMittal Italia nell’accordo di coinvestimento siglato sotto il governo Conte, hanno intenzione di presentare il progetto ai tre Ministeri impegnati nel rilancio della siderurgia italiana: Mise, Infrastrutture e Lavoro, coordinati però dal neo-Ministero per la Transizione ecologica di Stefano Cingolani. Un progetto che, oltre a risolvere il problema ambientale a Taranto, consentirebbe all’Italia di mantenere anche la produzione industriale strategica dell’acciaio, la cui assenza, invece, condannerebbe il Paese a importarlo da indiani e cinesi. Il consorzio si sta già occupando di soluzioni ai problemi della transizione ecologica nella produzione dell’acciaio all’estero importando, aspetto non certo marginale, la tecnologia brevettata già in Italia. Con i fondi europei del Recovery Fund non vuol farsi sfuggire l’opportunità di salvare l’azienda siderurgica più grande d’Europa e, soprattutto, italiana.

E nemmeno l’Italia, e soprattutto Taranto, dovrebbero farsi sfuggire questa opportunità per realizzare una svolta green. A gestirla sarebbero aziende di primissimo livello come Leonardo, Saipem e Danieli. Quest’ultima già serve gli Emirati, gli Stati Uniti, la Russia, l’Egitto e il Giappone.

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