20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

foto di Luca Attanasio
Luca Attanasio

La sua storia, il suo impegno e la sua tragica fine hanno commosso l’Italia. Scorreva anche sangue tarantino nelle vene di Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano ucciso in Congo, in un agguato, insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci, addetto alla sua scorta, e al loro autista, Mustapha Milambo. “Con Luca Attanasio, ci sentivamo sempre per le feste, per gli auguri. L’ultima volta che l’ho sentito è stata a Natale per messaggio, ci siamo scambiati gli auguri. Nelle sue vene scorre sangue tarantino”. Valeria Todaro, dipendente dell’Autorità portuale di Taranto, cugina diretta di Attanasio, ha raccontato infatti all’agenzia Agi un particolare dell’ambasciatore scomparso.

“Non ho mai detto niente di questo, né la mia famiglia ha mai detto nulla, perché il nostro verso Luca è stato un orgoglio silenzioso. Lui stava facendo il suo percorso, la sua professione, ma ora voglio che si sappia che in lui c’è un pezzo non piccolo, non irrilevante, di Taranto e quando poteva, Luca veniva qui per un bagno nel nostro mare”. “I nonni di Luca, lui Antonio Attanasio, lei Carmela Leggieri, sono tarantini ma anni fa”, prosegue Todaro, “sono emigrati al Nord perché qui non c’era lavoro. Il papà di Luca, Salvatore Attanasio, è tarantino. Si è diplomato all’istituto tecnico Righi, a Taranto, e poi è andato a Milano per iscriversi ad Ingegneria e laurearsi. Lì si è anche sposato e Luca è nato a Limbiate. Ma Taranto non era per niente estranea a Luca”.

“Ho saputo della morte di Luca attraverso Internet, mi ha chiamato uno di famiglia e mi ha detto: ‘Valeria, ma cosa è successo, sta girando questa notizia!’”, ha spiegato Todaro alla Agi. “Il padre non sapeva ancora nulla, in quel momento, della morte del figlio. Ho provato a chiamarlo ma non sta rispondendo a nessuno. Ho chiamato allora un fratello del padre, un altro mio cugino, e mi ha detto che Salvatore sta a pezzi”. “L’ultima volta che l’ho visto è stato tre anni fa, quando sono andata a Casablanca e Luca allora era console generale”, ricorda la cugina.

“Pur essendo nato a Saronno e vissuto a Limbiate, Luca, quelle volte che poteva, veniva qui, a Taranto. È stato ospite a casa nostra. I nonni di Luca erano tarantini veraci”. “In trenta secondi sono passati i ricordi di una vita, ci è crollato il mondo addosso. Sono cose ingiuste, che non devono accadere. Per noi la vita è finita”: sono le parole che proprio Salvatore Attanasio, il papà dell’ambasciatore, ha poi consegnato all’agenzia Ansa nel raccontare il momento in cui ha appreso della morte in un agguato del figlio. Il Comune di Sonnino, in provincia di Latina vorrebbe intitolare la locale caserma dei carabinieri alla memoria di Vittorio Iacovacci.

“Noi oltre ad indire il giorno di lutto cittadino in concomitanza con i funerali, vogliamo chiedere ai vertici dell’Arma di intitolare la caserma dei carabinieri di Sonnino a Vittorio Iacovacci”, ha detto all’Ansa il sindaco Luciano De Angelis. I carabinieri del Ros, giunti in Congo su delega della Procura di Roma, acquisiranno i verbali delle testimonianze raccolte dagli inquirenti locali delle persone presenti sul luogo dell’agguato. Tra questi anche il racconto del funzionario italiano del Wfp, Rocco Leone, l’italiano superstite. Tra l’attività che i carabinieri del Ros svolgeranno in Congo c’è anche quella relativa alle armi utilizzate dai ranger intervenuti nel luogo dell’agguato all’ambasciatore Luca Attanasio e al carabiniere Vittorio Iacovacci. I Ros acquisiranno informazioni sulle armi in dotazione al corpo che si occupa di vigilare il Parco del Virunga. Secondo una ricostruzione, vi sarebbe stato uno scontro a fuoco tra i ranger e i rapitori ed è in questa fase che avrebbero perso la vita i due italiani.

Il capo di Stato congolese Félix Antoine Tshisekedi ha deciso di inviare a Roma un “suo emissario per portare una lettera personale al presidente del Consiglio italiano” Mario Draghi. Lo scrive il sito Cas-Info sintetizzando un comunicato della presidenza della Repubblica democratica del Congo sull’uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere carabiniere Vittorio Iacovacci. Il presidente congolese “ha reso visita” alla vedova dell’ambasciatore italiano. Le salme dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci “hanno ricevuto gli omaggi delle autorità congolesi nel corso di una sobria cerimonia” senza accesso dei media. Lo riferisce il sito Infoplus pubblicando una foto delle due bare coperte da altrettante bandiere tricolori. A rendere l’omaggio, “stringendosi in raccoglimento”, sono stati “il governatore del Kivu Nord, Carly Nzanzu Kasivita, e il Consigliere principale del capo di Stato presso il collegio diplomatico Boshiri”. Le bare sono state esposte sotto un tendone nel settore militare della Monusco all’aeroporto internazionale di Goma, precisa Infoplus.

“Dopo aver deposto due corone di fiori a nome del Capo di Stato congolese Felix Antoine Tshisekedi Tshilombo”, i due alti funzionari “hanno scambiato qualche parola con i delegati del governo italiano venuti per assicurare il rimpatrio dei loro compatrioti”, viene aggiunto. Ad esprimere il proprio cordoglio è stato il consiglio regionale pugliese: “Nel giorno del tragico addio all’ambasciatore italiano Luca Attanasio e al carabiniere Vittorio Iacovacci, insieme all’autista, il fragile equilibrio di questa modernità torna a colpirci come una pietra in pieno volto e ci ricorda che la guerra, ogni tipo di guerra, è la madre di tutte le povertà e può minare il futuro del mondo intero. Il mio pensiero e la mia vicinanza, unitamente alle consigliere e ai consiglieri qui presenti, va a questi due uomini e alle loro famiglie. È per questo che oggi la bandiera del Consiglio regionale è a mezz’asta. Per rendere onore all’ambasciatore Luca Attanasio e al carabiniere Vittorio Iacovacci credo sia importante affermare, oggi con ancora più forza, che la storia si può ancora cambiare, dipende da noi. La pace può essere sempre raggiunta, con la comprensione, trovando le vie per realizzarla.

Il Congo, lo stesso Paese in cui oggi troviamo tutto, dal legno all’oro, ai diamanti, al carbone, al petrolio, e in cui si produce di tutto, dagli smartphone alle auto elettriche, ci ha presentato il conto salato di un terribile scenario di guerra. Una guerra che si combatte da sempre, perché l’oro del Congo fa gola a tutti, perché per sfruttarne i giacimenti si sono moltiplicati i fondamentalismi. E nel giro di proiettili alla fine ci finiscono sempre gli attivisti, i volontari, gli innocenti, persone che provano a migliorare la vita di altre persone con il loro servizio, il loro servizio allo Stato. Quelli che l’ambasciatore Attanasio ogni anno andava a trovare ma questo anno per lui purtroppo sarà l’ultimo. Vale la pena chiedersi che cosa ciascuno di noi può fare. Cosa possiamo fare noi come Istituzioni. È certo che ciò che racconta oggi questo mondo non poi così lontano da noi è che i diritti sociali sono in pericolo ma che sono parte fondamentale di una visione più ampia dei diritti umani. E allora la pace è l’unica via d’uscita è non è qualcosa che si può imporre con la forza ma solo e soltanto con la comprensione. Con una distribuzione più equa delle ricchezze, con la lotta contro le crescenti diseguaglianze tra i Nord e i Sud del mondo, con le pari opportunità di genere e l’istruzione.

Su questi pilastri mi auguro e sono certa interverrà il nuovo Governo a cui rinnovo il mio in bocca al lupo riponendo fiducia e speranza, nel Presidente e in tutti i suoi Ministri, affinché questo momento così delicato possa trasformarsi in una grande opportunità per fare della nostra Italia la casa che le italiane e gli italiani meritano ma anche un luogo capace di guardarsi attorno e costruire barricate d’amore e di pace”. Già la terza commissione era stata rimandata a venerdì 26 febbraio: la decisione è stata presa nel giorno dell’attentato da presidente Vizzino a seguito del grave attacco al convoglio Onu in Congo che ha causato la morte dell’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, e di un carabiniere della scorta.

“Ho ritenuto sospendere la seduta – detto Vizzino – pur in assenza di precedenti in tal senso e soprattutto di comportamenti specifici previsti dal nostro protocollo, perché un fatto così grave non può lasciarci indifferenti, per una forma di solidarietà istituzionale”. In una nota del commissario regionale di Forza Italia, l’on Mauro D’Attis, e del vice commissario, il sen Dario Damiani si esprime “dolore e sconcerto per la notizia della morte dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio e di un carabiniere. Uomini dello Stato, impegnati nella costruzione della pace e vittime di un tragico evento di cui seguiamo con grande apprensione gli aggiornamenti. Ai loro cari, alle loro famiglie va il nostro più sentito cordoglio”. L’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo Luca Attanasio, rimasto ucciso in un attacco contro un convoglio delle Nazioni Unite nell’est del Paese, era nato a Saronno (Varese) il 23 maggio 1977. Dopo la laurea alla Bocconi di Milano in economia aziendale, nel 2001, aveva vinto il concorso in diplomazia e nel 2003 era stato nominato Segretario di legazione in prova nella carriera diplomatica. Confermato in ruolo dal 29 settembre 2004, era entrato nella segretaria particolare del Sottosegretario di Stato e poi nel 2006 nominato segretario commerciale a Berna. Nel 2010 il trasferimento a Casablanca con funzioni di console. Dopo il rientro alla Farnesina come capo Segreteria della Direzione Generale Mondializzazione e Questioni globali nel 2013, nel 2014 di nuovo in Africa come Primo segretario ad Abuja per un’assegnazione breve.

Ad Abuja era tornato come consigliere nel 2015. A Kinshasa era stato nominato Incaricato d’Affari il 5 settembre 2017, e poi confermato quale incaricato d’Affari con Lettere, nel gennaio 2019. Senza orpelli, attento agli altri e convinto che il ruolo dell’ambasciatore in Paesi complicati come il Congo sia anche quello di contribuire alla costruzione della pace. Chi lo ha conosciuto racconta così Luca Attanasio, il diplomatico italiano ucciso nell’attentato a Goma assieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e al loro autista, come scrive l’Ansa. “Tutto ciò che noi in Italia diamo per scontato non lo è in Congo, dove purtroppo ci sono ancora tanti problemi da risolvere. Il ruolo dell’ambasciata è innanzitutto quello di stare vicino agli italiani, ma anche contribuire al raggiungimento della pace. La nostra è una missione, a volte anche pericolosa, ma abbiamo il dovere di dare l’esempio”, aveva raccontato Attanasio l’anno scorso alla cerimonia di consegna del premio Nassiriya per la Pace. Un riconoscimento ottenuto assieme alla moglie di origine marocchina Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria ‘Mama Sofia’, che a Kinshasa aiuta migliaia di madri e bambine di strada, e di cui lui stesso faceva parte. Attanasio avrebbe compiuto 44 anni a maggio ed era padre di tre bambine piccole. Era uno dei più giovani ambasciatori italiani nel mondo.

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