17 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Aprile 2021 alle 18:16:49

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Anniversari, ricorrenze e riletture: Dante, Pomilio e Leonardo Sciascia

foto di Leonardo Sciascia
Leonardo Sciascia

L’anno che è appena cominciato sarà a giusta ragione l’anno di Dante, il sommo Poeta, di cui ricorre il VII centenario della morte (1321 – 2021). Ed è giusto che a Dante siano riservati tutta l’importanza e tutto l’onore che gli sono dovuti: sommo Poeta, padre della lingua e della letteratura italiana e, perché no, della Nazione. I riflettori di storici, scrittori, critici, giornalisti sono puntati sulla sua vita e sulla sua opera, in primis la Commedia, capolavoro dell’età medievale, capace di parlare al mondo intero e agli uomini di tutti i tempi.

Firenze, Verona e Ravenna (la prima infatti gli diede i natali, la seconda ospitalità all’indomani dell’esilio, l’ultima la degna sepoltura) si sono organizzate per celebrare degnamente l’evento con una serie di manifestazioni che correranno in tutto l’arco dell’ anno e culmineranno a settembre in coincidenza con la data della morte. Ma devo osservare che un po’ tutte le città italiane hanno approntato interessanti programmi, affiancate dalle delegazioni locali della Società Dante Alighieri, che in questo periodo sta facendo registrare un apprezzabile risveglio. Anche quella di Taranto, sotto la guida di José Minervini, l’illuminato consiglio di Paolo De Stefano e il supporto editoriale di Mario Lazzarini, sta predisponendo una specifica pubblicazione, che raccoglierà i contributi critici di studiosi e cultori di letteratura italiana e, in specie, di Dante Alighieri.

Devo aggiungere che in questa circostanza il Paese, messe da parte le gelosie e le rivalità municipali, sta dando buona prova di sé dimostrando compattezza e alto senso civico. Il 2021 inoltre segna il centenario della nascita di due importanti personaggi sui quali non è fuori di luogo richiamare l’attenzione e che hanno dato lustro al nostro Paese: Leonardo Sciascia e Mario Pomilio. Entrambi meridionali, il primo di Racalmuto, in provincia di Agrigento e il secondo di Orsogna (Chieti). Morti press’a poco negli stessi anni, Sciascia a Palermo nel 1989 e Pomilio a Napoli nel 1990. Mario Pomilio, scrittore prolifico ed amabile, seppe testimoniare l’inquietudine della ricerca spirituale del nostro tempo, Leonardo Sciascia, anch’egli robusto scrittore e polemista, fu coscienza critica dell’ultimo scorcio del Novecento e seppe testimoniare l’inquietudine sociale e politica e l’anelito alla giustizia e alla verità. Pomilio, che aveva studiato alla Scuola Normale di Pisa e si era laureato, sotto la guida di Luigi Russo e Giovanni Macchia, con una tesi sulla narrativa di Luigi Pirandello, ebbe vicende politiche travagliate, in quanto si allontanò dopo i fatti di Ungheria da posizioni di sinistra verso posizioni di centro, mantenendo però sempre una sua autonomia e senza mai venir meno alla sua ispirazione cristiana.

Senza addentrarsi nella vasta produzione saggistica, critica, letteraria, che richiederebbe ben altro spazio e altra riflessione, mi piace richiamare almeno gli ultimi romanzi: “Quinto Evangelio” (1975) e “Natale 1833” (1983), che confermano la forza del pensiero di Pomilio e le raffinate qualità narrative. Quinto Evangelio, che fa emergere, a detta dello scrittore, la presenza all’ interno dei quattro Vangeli di un quinto vangelo, è un romanzo sto rico che apre la strada a quel filone letterario che vedrà la straordinaria affermazione di Umberto Eco con ‘’Il nome della rosa” (1975) e di Laura Mancinelli con “I dodici abati di Challant” (1981). “Natale 1833” è un fortunato romanzo ‘sui generis’ in cui lo scrittore abruzzese, in una narrazione che non disdegna la meditazione filosofica ed etica, affronta una pagina molto triste nella vita di Alessandro Manzoni: la perdita dell’ amata moglie Enrichetta Blondel, avvenuta proprio quell’anno, e le ripercussioni che ebbe nella famiglia Manzoni, in primis sulla madre Giulia Beccaria che la pianse intensamente e poi su Alessandro che, pur soffrendo nel suo intimo, accettò con cristiana rassegnazione la volontà di Dio. Il romanzo vinse il premio Strega accrescendo la popolarità di Pomilio e negli anni seguirono molte altre edizioni.

La figura di Leonardo Sciascia è importante nella storia culturale del Paese e della letteratura italiana del secondo Novecento e la sua produzione ci consente di esplorare una personalità di alta statura intellettuale, politica e morale. Di spiriti illuministici, mai traditi o messi in ombra, ha svolto una funzione critica di primo piano (si è parlato di lui come di un eretico di valore) inseguendo quegli ideali di libertà e di giustizia sociale che sono alla base del suo impegno personale e della vasta e variegata produzione, in un paese che ha sempre privilegiato le scorciatoie e i gattopardismi. Maestro di scuola (una condizione mai rinnegata), operatore culturale di larghe vedute, intellettuale finissimo ha saputo superare le angustie locali e regionali per aprirsi ad una dimensione europea, assimilando la lezione dei grandi maestri d’oltralpe (Diderot, Voltaire, Montaigne, Borges) e costruendo delle opere letterarie di grande spessore, che fanno leva sulla storia, il valore del diritto e della morale. Sul piano civile non si possono dimenticare le battaglie sostenute a viso aperto contro la mafia e i ‘professionisti dell’ antimafia’ (e le deviazioni delle varie commissioni) e il caso Moro, allorché fu tra i pochi a difendere lo sfortunato statista e a schierarsi senza cedimenti in suo favore, agitando le acque della politica e richiamando l’attenzione sul dilemma sempre aperto, e spesso insano, del rapporto tra Stato e individuo.

Dovette per queste sue scelte pagare un altissimo prezzo in termini di isolamento politico e culturale, talora persino astioso, ma Sciascia non venne mai meno ai suoi principi e alle sue battaglie ideali. Mi piace richiamare la pubblicazione di questi giorni di Felice Cavallaro, per le Edizioni del Corriere della sera, dal titolo “Sciascia l’ eretico. Storia e profezie di un siciliano scomodo”. È un bel libro che ripercorre in maniera vivace il cammino dell’ intellettuale toccando le più importanti battaglie civili e politiche, il suo impegno culturale e letterario, la vita privata, i rapporti con gli intellettuali italiani (Calvino, Pasolini, Guttuso, Biagi etc.) e stranieri (Ambroise, Padovani) e con la casa editrice Sellerio che, grazie a lui, voglio dire grazie alla valorizzazione di autori come Bufalino, Camilleri, Consolo, etc. riuscì a fare il salto di qualità e ad affermarsi sul piano nazionale e a diventare un polo importante di cultura e di impegno civico.

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