22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

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Processo Ambiente Svenduto, la Provincia chiede 15 miliardi di danni

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Processo Ambiente Svenduto

Dieci miliardi di euro per danni patrimoniali più cinque miliardi di danni morali e all’immagine. Sono le cifre della richiesta di risarcimento presentata alla Corte d’Assise di Taranto dall’avvocato Giuseppe Sernia difensore di parte civile della Provincia di Taranto, uno degli enti costituitisi in giudizio come la Regione Puglia e i comuni di Taranto, Statte, Montemesola e Crispiano. Nell’udienza di ieri, l’avvocato Sernia, a conclusione della discussione, ha presentato la richiesta risarcitoria nei confronti degli imputati che rispondono di reati ambientali e di reati contro la pubblica amministrazione.

L’ente, secondo il legale, ha subìto “oltre all’evidente danno ambientale sul proprio territorio, ulteriori danni come il deprezzamento delle abitazioni, il danno all’immagine derivante dal degrado e dalla insalubrità dell’intero territorio che scoraggiano l’arrivo dei turisti” e anche “un danno al prestigio ed all’immagine dell’ente per lo svilimento del proprio ruolo istituzionale connesso alla demandata funzione di tutela e garanzia ambientale”. Come riferito ieri, il Comune di Taranto ha chiesto 10 miliardi per danni patrimoniali, morali e all’immagine. Altre maxi richieste sono state formulate dai legali dei Comuni di Statte (600 milioni), Crispiano (100 milioni) e Montemesola (50 milioni). A queste si aggiungono quelle dell’Azienda sanitaria locale (mezzo milione di euro), di numerosi singoli cittadini ed ex lavoratori del Siderurgico e di diverse categorie produttive. Dopo gli agricoltori ieri è stata la volta dei mitilicoltori. Quindici le società cooperative costituitesi in giudizio, a cui si aggiungono singoli piccoli imprenditori del settore.

“Lavoratori silenziosi – ha ricordato in aula l’avvocato Mimmo Lardiello – che portano avanti una tradizione che viene da antiche generazioni e che ora attendono pazientemente il giorno del giudizio”. Il legale ha chiesto un risarcimento danni di 15 milioni di euro, ossia 1 milione per ogni società cooperativa che si ritiene danneggiata e una provvisionale di 200mila euro sempre per ogni società. Un calcolo basato sul numero degli anni in cui i mitilicoltori non hanno potuto svolgere il loro lavoro e coltivare le cozze in Mar Piccolo e sui notevoli quantitativi di cozze distrutte perchè contaminate dalla diossina. La discussione delle parti civili si è conclusa nell’udienza di ieri in cui hanno preso la parola gli avvocati del Codacons, Carlo Rienzi (presidente), Vincenzo Rienzi e Luciano Leuzzi chiedendo 100 per cittadino e la confisca degli impianti.

Il processo “Ambiente svenduto”, contro 47 imputati alcuni dei quali rispondono di disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari, tornerà in aula lunedì prossimo con le arringhe dei difensori degli imputati. I primi a discutere con l’obiettivo di confutare la tesi difensiva saranno i legali di alcuni degli imputati di favoreggiamento nei confronti dell’ex governatore Nichi Vendola. Secondo l’accusa, interrogati dalla Finanza, non avrebbero detto la verità. In tal modo, infatti, gli inquirenti hanno interpretato risposte come “non ricordo” e “non ho memoria” di ex esponenti della Regione dell’epoca. Il primo difensore a prendere la parola sarà l’avvocato Massimiliano Madio, difensore di Angelo Veste, dipendente della Provincia, poi toccherà all’avvocato Giandomenico Bruni, difensore dell’assessore all’Agricoltura Donato Pentassuglia (all’epoca consigliere regionale e componente della Commissione Ambiente), agli avvocati Marzullo per Antonello Antonicelli, Modesti per Massimo Blonda, Del Corso e Zaccaria per l’ex assessore Nicola Fratoianni. Uno degli imputati che rispondeva di favoreggiamento, l’ex assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro, che nel 2015 ha scelto l’abbreviato, è stato assolto dal gup Vilma Gilli e la Procura non ha impugnato l’assoluzione che, quindi, è diventata definitiva. Per gli imputati in attesa di giudizio il pm ha chiesto la condanna a 8 mesi.

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