22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 16:13:38

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Per chi ha vissuto ruoli di responsabilità negli anni 80/90, non può non apparire paradossale il silenzio sugli assetti e le prospettive di quel che resta del sistema bancario nazionale e meridionale. In realtà il silenzio attuale è una riposta tombale: la relazione tra credito e finanza, l’allocazione territoriale del credito e i tassi di interesse non sono più temi di politica creditizia ma sono divenuti l’effetto naturale delle dinamiche economiche fondate sulle decisioni delle banche universali miste, i mostri che hanno divorato la biodiversità bancaria. In questo contesto l’evoluzione del sistema verso ulteriori processi di concentrazione appare un dato naturale mentre è divenuta di nessuna rilevanza la dinamica dell’allocazione territoriale del credito e i tassi di interesse.

I divari nord/sud dei tassi, il rapporto impieghi/depositi, appaiono ormai residui bellici delle vecchie teorie. Non è quindi difficile prevedere cosa succederà nel post pandemia, quando la crisi da economica diventerà finanziaria/ bancaria: in virtù del presente processo di “assicurazione pubblica universale del credito” lo Stato sarà chiamato a rispondere dei crediti in default, le banche “pubbliche” velocemente collocate a valore zero, i due gruppi bancari delle BCC trasformati in banca unica con controllo estero. È un futuro auspicabile? Per il capitalismo finanziario evidentemente si. Per chi crede nelle teorie economiche no! Ma senza smontare la visione della banca universale mista come motore della storia non c’è partita. Pur con questa consapevolezza sono ancora possibili “scelte” capaci di mitigare la dinamica in atto in senso favorevole all’economia reale ed ai territori (quindi anche del Mezzogiorno).

Quali: 1) la fusione dei due gruppi bancari delle BCC e, ad un tempo, la definizione per normativa di un numero minimo di BCC per regione; 2) la fusione di Monte dei Paschi, Carige e Banca popolare di Bari in un unico soggetto a sua volta ristrutturato in banche regionali con azionario anche privato; 3) dipanare l’intreccio tra Invitalia, Banca del Mezzogiorno e Mediocredito Centrale affinché ognuno possa realmente e autonomamente svolgere la propria missione originaria. Non è molto ma sarebbe già qualcosa!

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