19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

Cronaca News

Covid-19, in dodici mesi oltre 20.700 tarantini contagiati

foto di Covid a Taranto
Covid a Taranto

Anno 2020. La comunicazione ufficiale della Asl arriva nella serata del 26 febbraio, qualche minuto dopo le 22. Meno di un’ora prima il presidente della Regione Michele Emiliano aveva già annunciato che dal 25 febbraio un uomo originario di Torricella e proveniente da Codogno era ricoverato all’ospedale Moscati per un possibile caso di infezione da Coronavirus e che gli accertamenti avevano confermato la positività al test. Codogno è il piccolo centro lombardo allora epicentro del contagio in Italia. Inizia così l’era-Covid a Taranto, e in Puglia; con il ‘Paziente 1’, Massimo Mezzolla, torricellese, 43 anni. Anno 2021.

“Io andai a Codogno per far visita a mia madre. Per tornare in Puglia era necessario segnalare il rientro ed è quello che feci, chiamando tutti i numeri a disposizione. Insomma mi sono attenuto alle regole e non avrei mai potuto immaginare che una volta a casa a Torricella avrei potuto mettere a rischio la mia famiglia”: sono le parole di Mezzolla in una recente intervista a Repubblica. “Ricordo molto bene che al mio ritorno non mi sentivo bene, il giorno successivo ho scoperto di avere la febbre. Mia moglie allora mi consigliò di avvisare il medico. Così il 25 sono stato ricoverato, sino al 13 marzo. Un anno fa del Covid si sapeva poco, io stesso fui curato con la tachipirina. Io sono stato il primo a contagiarmi e ho trasmesso la malattia a mio fratello e a mia moglie che è stata ricoverata in terapia intensiva. Il Covid invece si è portata via mia madre” ha dichiarato ancora. In quei giorni di un anno fa, sul quarantatreenne di Torricella si scatenarono gli odiatori dei social, accusandolo di aver portato in virus sul nostro territorio. In realtà, quello che va ricordato come il primo “focolaio familiare” del Tarantino venne circoscritto in modo immediato ed efficace.

E nella cosiddetta “prima ondata” del Coronavirus, da febbraio a luglio, proprio la provincia di Taranto fu di gran lunga la meno colpita della Puglia: 281 casi accertati, 34 decessi. Tanti, perché ogni vita che finisce così è una ferita che non si rimargina. Ma quello che accadrà dopo, da agosto, sarà drammaticamente, maledettamente peggiore. Anno 2020. Nei giorni in cui il Paziente 1 del Tarantino è in ospedale, l’Italia diventa il primo Paese dell’Occidente ad essere flagellato dal male ribattezzato Covid-19 deflagrato in Cina, nell’ormai celebre metropoli di Wuhan. La sera del 9 marzo, quando in Puglia il bollettino parla di 77 tamponi effettuati e 12 positivi in tutta la Regione (nessuno a Taranto), scatta il lockdown nazionale. Qualcosa di inaudito, preceduto da scene mai viste: treni dal Nord Italia presi d’assalto, studenti e lavoratori che tornano al Sud per sfuggire al contagio, all’epidemia. Parole queste antiche e spaventose, dimenticate, come quarantena. Oggi così attuali.

Eppure sembrava lontano, il virus, prima del 26 febbraio. Il 14 febbraio 2020 in una intervista a Taranto Buonasera Mario Pavone, 26enne di Leporano residente in Cina, raccontava come il Gigante asiatico stesse fronteggiando l’epidemia. «La vita quotidiana è stata completamente stravolta. C’è pochissima gente in giro, vivo in una città, Shenzhen, distante circa 1000 km da Wuhan, che ha circa 20 milioni di abitanti; e le strade sono quasi completamente vuote. Per uscire la mascherina è obbligatoria, non si può entrare nei supermercati o nei mezzi di trasporto se non la si indossa. I controlli della temperatura corporea sono letteralmente ovunque. La maggior parte delle aziende sono chiuse, compresa la mia. Si doveva tornare a lavoro dopo il capodanno cinese il 3 di febbraio, ma adesso la ripresa dei lavori è stata posticipata al 17. Molti uffici e molti dipendenti hanno riaperto ma lavorando da remoto, cioè da casa. Da pochi giorni qui a Shenzhen si puo uscire solo una volta ogni due giorni per andare a fare la spesa o le proprie faccende. Questo per ridurre la possibilità di diffusione del virus». Uno scenario da romanzo di Don DeLillo, irreale, che diventerà iperreale, anche da noi, meno di un mese dopo. La prima ondata, a Taranto, sarà quella della Grande Paura. Il distanziamento sociale, le mascherine, il gel igienizzante: un mondo nuovo, con cui abbiamo imparato a familiarizzare.

La città deserta, l’ospedale Moscati illuminato con il tricolore. Le mascherine che a un certo punto diventano introvabili, come l’alcool, i guanti usa & getta. La malattia, però, colpisce poco. I tarantini vedono le immagini strazianti che vengono dal Nord, soprattutto; si sottopongono al rito collettivo del bollettino delle 18 in tv; ma i casi sono tutto sommato limitati. Non mancano momenti cupi: tra marzo e aprile scoppia un focolaio di grosse dimensioni all’ospedale San Pio di Castellaneta. Si arriva alla chiusura del nosocomio, che poi riaprirà i battenti. Ma il territorio “regge”. E quando arriva l’estate, con i contagi in calo ovunque, le restrizioni notevolmente allentate, più di qualcuno pensa che forse è finita così. Anno 2021. I contagi nella provincia di Taranto rilevati nella giornata di mercoledì 24 febbraio sono 196. Erano 174 nella giornata di martedì, 23 febbraio. In entrambi i giorni soltanto la provincia di Bari ha fatto registrare, in Puglia, situazioni peggiori. La seconda ondata, a Taranto, è quella dei Grandi Numeri. In dodici mesi i contagiati sono stati 20.716, di cui 20.435 da agosto ad oggi; e certo nessuno pensa che è finita così, perchè ci troviamo nel pieno della tempesta.

Non c’è più il lockdown, l’Italia è divisa per fasce di rischio e la Puglia è “zona gialla”, il grado più basso. Ma si muore, a Taranto. Si muore di Covid come era inimmaginabile nelle belle giornate d’estate ed anche prima, nella primavera della clausura forzata. Al 31 gennaio i morti attribuiti al Coronavirus erano 347, di cui 313 da agosto. Dal primo febbraio i morti sono 118, di cui 5 nelle ultime 24 ore. Le persone ricoverate nelle strutture sanitarie che sono state convertite a Centri Covid (Moscati, Giannuzzi di Manduria, San Pio di Castellaneta, San Marco di Grottaglie, Valle d’Itria di Martina Franca, casa di cura Santa Rita, Centro Ospedaliero Militare) sono 281, a cui vanno sommati i pazienti del Centro post-acuzie di Mottola, 27, per un totale di 308.

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