20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 09:30:53

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Deposito nazionale di rifiuti radioattivi, la mobilitazione

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Rifiuti radioattivi

Domenica 28 gennaio è prevista la grande Giornata di Mobilitazione dei Comuni tra la Regione Puglia e Basilicata contro il Deposito Nazionale di Rifiuti Radioattivi. Seguendo tutte le norme anti-covid, nel Comune ionico di Laterza, e contemporaneamente nei Comuni di Altamura, Gravina in Puglia, Matera, Acerenza e Oppido Lucano, si assisterà a un sit-in di protesta contro le scorie nucleari. Il fermo dissenso dei comuni si è fatto sentire subito dal 5 gennaio scorso, quando la Sogin S.p.A., incaricata dal Governo di elaborare la Cnapi – Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee alla localizzazione del Deposito unico nazionale di rifiuti radioattivi, ha avviato la procedura di consultazione pubblica per consentire in 60 giorni alle comunità locali di presentare osservazioni al piano proposto. Tra le 67 aree individuate, ben 17 si trovano tra Puglia e Basilicata e in particolar modo 6 sono nei Comuni di Laterza, Matera, Altamura e Gravina in Puglia.

All’interno di queste aree potranno essere individuati uno o più siti da sottoporre, successivamente, a indagini ulteriori per qualificarne l’idoneità ad ospitare il Deposito. Si tratta di una costruzione in cemento armato di ben 110 ettari, alto oltre 20 metri e profondo oltre 10 metri. Tali aree sono state individuate tenendo conto della Guida Tecnica n.29 dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che considera 15 “criteri di esclusione” e 13 “criteri di approfondimento”. Dopo un’attesa durata circa sei anni, l’ufficializzazione della Cnapi avviene in un periodo di piena pandemia, in cui evidentemente sono notevoli le difficoltà di spostamento e di confronto per una partecipazione più ampia possibile alla consultazione pubblica. Di recente annunciata la notizia di una proroga di ulteriori 60 giorni, ma il Coordinamento No scorie Puglia Basilicata denuncia che la stessa procedura della consultazione non è legittima e democratica perché “a valutare le osservazioni non vi è un organismo terzo, ma sarà sempre la Società, che ha già prodotto la carta, a cui spetta anche il compito di progettare, costruire e gestire il deposito unico”.

Da parte della Sogin, dunque, sembra arrivare un bello scacco alle comunità lucane e pugliesi che in questo periodo pandemico non riuscirebbero a replicare la grande mobilitazione di massa del 2003, quando la proposta di un deposito di scorie nucleari a Scanzano Jonico venne subito rigettata allo stesso mittente. Ma arriviamo al punto. Le aree proposte nei territori della provincia di Taranto, Bari e Matera ricadono in prossimità del tragitto della Via Appia Tarantina. Sì proprio l’Appia, la cosiddetta Regina Viarum, che riassume la storia d’Italia ben oltre l’epoca romana, parla dello sbarco dei popoli che dall’Oriente arrivarono in Puglia, dei Greci, dei Saraceni, degli Ebrei; narra storie degli Svevi e dei Longobardi; è la strada che ancora oggi passando per il centro storico di Gravina in P. taglia il territorio in questione delle murge altamurane e laertine intorno a Matera dirigendosi a sud verso Taranto. Ebbene le aree Sogin si espandono in un territorio compreso tra la via Appia Tarantina e il sito patrimonio Unesco di Matera, i Sassi e Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano. Si dispongono tra il vallone preistorico di Pisciulo che con il torrente Jesce arriva nella Gravina di Matera il Vallone della Silica che fa confluire le acque nella Gravina di Laterza, il gran canyon più imponente del Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine.

Si tratta di aree intorno ai primi villaggi Neolitici conosciuti nel meridione (Fraggennaro, Serra d’Alto, Murgecchia, Murgia Timone, Trasano, Trasanello, Tirlecchia, Iesce, Lamia Recchia, Murgia Catena…); agli insediamenti eneolitici da cui prende il nome la “facies di Laterza”, tra il IV e la prima metà del III millennio a.C., e a quelli dell’età del Bronzo di Pisciulo e Casal Sabini solo per citarne alcuni. Per non parlare poi delle relazioni con gli insediamenti peucezi e romani collegati con l’antica rete di tratturi e mulattiere del la transumanza di epoca moderna. Il Cammino della Via Appia Antica inglobando tutte queste stratificazioni insediative del paesaggio murgiano, è diventato negli ultimi anni un itinerario culturale che, connettendosi al Parco Nazionale dell’Alta Murgia e ai Parchi Regionali della Terra delle Gravine e della Murgia Materana, permette una modalità di fruizione del patrimonio naturale e culturale diffuso. Una direttrice culturale unica percorribile a piedi e con altre forme di mobilità dolce sostenibile, che mette a sistema siti di rilievo archeologico internazionale che vanno dall’epoca preistorica fino alla tradizione agricola e rurale moderna; dall’area paleontologica delle orme di dinosauri di Cava Pontrelli alla Rete Museale dell’Uomo di Altamura, facendo conoscere le più importanti testimonianze dei Neanderthal in Puglia legate al fossile dell’Uomo di Altamura e al deposito archeologico del Riparo dell’Oscurusciuto di Ginosa.

Non si può permettere in alcun modo che un paesaggio la cui identità è segnata da una strada di cui recentemente si sta riscoprendo l’importanza e la vocazione turistica e che è oggetto dei più importanti progetti interregionali ed europei possa essere alterata dalla presenza di un Deposito di rifiuti radioattivi. La posta in gioco è molto alta, e, considerando i problemi ecologici dall’ex Ilva alle trivellazioni petrolifere e all’inquinamento delle acque (superficiali e sotterranee), le comunità dell’arco ionico tarantino non possono rimanere indifferenti difronte a una proposta che, mascherata come un’opportunità nazionale, rappresenta invece una grande minaccia ambientale.

Vito Punzi
Dott. in Archeologia e Facilitatore Ecomuseale

1 Commento
  1. Michele 2 mesi ago
    Reply

    Tanto tutto andrà nell’indifferenza dei tarantini. E’ una questione annosa e tempo fa organizzammo un presidio per bloccare l’arrivo dei rifiuti da tutta Europa, invitando tutta la città. Sapete quanti eravamo al presidio? Forse neanche 10, con facilità assoluta dei carabinieri di farci spostare. Ben ci sta allora.

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