21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca News

Covid-19, «Diffusione massiccia, ma con il vaccino vinceremo questa sfida»

foto di Il primo vaccinato anti-covid a Taranto
Il primo vaccinato anti-covid a Taranto (foto Francesco Manfuso)

Era il 26 febbraio del 2020 quando, intorno alle 20.30, giunge ufficialmente la notizia del primo caso di contagio covid in provincia di Taranto. Già dal giorno prima, il 25 febbraio, il “paziente 1” era ricoverato in isolamento. È passato un anno da quell’evento. Ripercorriamo le fasi più cruciali di questi dodici mesi trascorsi in emergenza sanitaria con il dr. Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Taranto.

Direttore, un anno fa ebbe inizio anche in Puglia quella che oggi definiamo prima fase della pandemia.
“Sì, dopo quella notizia sconvolgente, ci siamo organizzati abbastanza velocemente e in maniera adeguata per fronteggiare l’epidemia: il lockdown molto stretto, imposto a livello nazionale, ci ha permesso di contenere ampiamente il contagio della prima fase. Questo purtroppo non è avvenuto nella seconda fase autunnale, nella quale la diffusione del virus è stata massiccia in Puglia e in provincia di Taranto. L’organizzazione messa in campo dalla Asl in questi mesi ha tenuto bene, le strutture sanitarie hanno retto, nonostante le difficoltà dovute a una seconda fase davvero dura. Quella di Taranto è stata una delle province che ha contenuto il contact tracing fino alla fine, riuscendo a bloccare i focolai”.

Qual è la situazione oggi?
“Oggi viviamo sotto la scure di queste varianti, soprattutto quella inglese che ha una contagiosità molto più alta. Seppur le terapie intensive non siano affollate, abbiamo ancora molti positivi. La buona notizia che dà speranza oggi è quella dei vaccini, con la campagna di immunizzazione avviata per il personale sanitario, gli over 80, il personale scolastico e le forze di polizia. Come Asl siamo pronti, l’organizzazione c’è, la campagna avanza di pari passo con la disponibilità delle dosi di vaccino. Eravamo consapevoli sin dall’inizio che il vaccino sarebbe stata l’unica arma per poter controllare la pandemia, come è sempre accaduto per tutte le malattie infettive, soprattutto per quelle ad altissimo contagio”.

Come procede la campagna vaccinale?
“La Puglia, e Taranto in particolare, hanno dimostrato grande organizzazione, riuscendo a vaccinare molto velocemente in relazione alla quantità di vaccini forniti. Abbiamo una potenza erogatrice molto più alta rispetto alle dosi di vaccino disponibili. Lavoriamo settimanalmente svuotando i frigoriferi della farmacia ospedaliera, in attesa delle successive forniture. Non è semplice organizzare una campagna vaccinale quando le stesse consegne di vaccini non sono costanti e giungono notizie che le dosi saranno ridotte: questo complica di molto la campagna vaccinale. Nonostante ciò, vi sono molti aspetti positivi da evidenziare. Il primo è la capacità di tutta la struttura sanitaria di organizzarsi per somministrare la vaccinazione. Il secondo, relativo alla fase di vaccinazione in corso, rivolta alle fasce di popolazione più ampie, riguarda la grande disponibilità dei Comuni. Tutti i comuni, a partire da quello di Taranto che ha messo a disposizione la palestra Ricciardi, stanno lavorando efficientemente al nostro fianco e la condivisione dello sforzo è un aiuto concreto importantissimo. Il terzo aspetto riguarda l’altissima adesione alla campagna vaccinale da parte degli operatori sanitari. L’adesione registrata di oltre il 95% è stata altissima”. Il riferimen to va anche alla nuova ordinanza regionale “che pone l’obbligo della vaccinazione per gli operatori sanitari: ora dobbiamo valutare l’idoneità a lavorare in alcuni reparti dei restanti operatori che non hanno aderito alla vaccinazione”.

Una grande macchina organizzativa, dunque.
“Sì, i miei elogi vanno senza dubbio ai nostri operatori per la duttilità e la flessibilità organizzativa. Un plauso non soltanto al personale medico, ma anche e soprattutto a quello paramedico, infermieri e assistenti sanitari che, nel giro di 48 ore, si sono trasformati da vaccinatori ambulatoriali in esecutori di tamponi a domicilio e nelle tende, lavorando d’inverno e d’estate con tute, mascherine, guanti e scafandri”.

L’opinione pubblica li ha definiti ‘eroi’.
“Sono operatori che non si sono risparmiati e che svolgono il proprio lavoro con un entusiasmo che, dopo un anno, mi sorprende ancora. La gran parte del merito è di queste persone che hanno lavorato con noi, che hanno eseguito tamponi e che ora si sono ri-trasformate in vaccinatori. Tanti di loro si sono spostati rapidamente dalla “comfort zone” del proprio ambulatorio ordinario per recarsi in case di cura a eseguire tamponi, prima, e vaccinare, dopo, ospiti e operatori. Sono gli stessi che operano oggi nelle palestre, nei centri vaccinali, lavorando anche troppe ore al giorno. In un anno non si sono mai risparmiati e continuano a impegnarsi, in questo frangente, con uno spirito certamente diverso. L’idea di avere nelle proprie mani non più solo uno strumento diagnostico come il tampone, ma un’arma per sconfiggere il virus come il vaccino, ha dato ulteriore forza e spinta a tutti gli operatori impegnati nella campagna vaccinale”.

Qualche dato circa la campagna di vaccinazione in corso?
“Nei prossimi 12/13 giorni, nella provincia di Taranto saranno vaccinati circa 11 mila over 80, circa 13 mila operatori scolastici e circa 2 mila tra operatori delle forze dell’ordine e di polizia. Questi numeri sono determinati dalle dosi di vaccino che ci sono state già consegnate e che saranno consegnate nei prossimi giorni. Posso assicurare che se arrivassero il doppio delle dosi, saremmo in grado di vaccinare il doppio delle persone, grazie anche al fatto che in questi giorni si sta chiudendo l’accordo con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta – soltanto a Taranto sono circa cinquecento – che ci permetterà di avere altri colleghi pronti a vaccinare, presso i propri ambulatori o a domicilio. La scommessa obiettivo è quella di vaccinare il maggior numero di persone nel minor tempo possibile, sperando, tra un anno o due, di poterci incontrare e ricordare il lavoro ottimale svolto durante questo periodo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche