17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 22:58:00

Cronaca News

Nuovo scontro Melucci-Arcelor Mittal

Lo stabilimento ArcelorMittal
Lo stabilimento ex Ilva

“Prima della scadenza del 16 marzo 2021 (che si verificherà dopo l’udienza camerale dell’11 marzo in cui il collegio si pronuncerà sull’istanza cautelare formulata con l’appello) non sussiste in capo ad Arcelor Mittal Italia alcun obbligo di avviare le operazioni di fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi”. Arcelor Mittal risponde così alla richiesta di cronoprogramma di spegnimento inviata dal sindaco Rinaldo Melucci mercoledì scorso.

Prima che si pronunci il Consiglio di Stato sul suo appello contro la sentenza del Tar di Lecce del 13 febbraio scorso, l’azienda non ha alcuna intenzione di dare corso alla richiesta del primo cittadino perchè, sostiene, c’è un giudizio in corso e le scadenze vengono dettate dal giudice amministrativo. Come riferito giovedì scorso, Melucci ha deciso di intervenire con un pressing sull’azienda siderurgica, invitandola, con una nota inviata nella giornata di mercoledì, a fornire i tempi di spegnimento dei reparti ritenuti inquinanti dal giudice amministrativo di primo grado che ha, di fatto, sancito la legittimità della sua ordinanza emessa esattamente un anno fa, il 27 febbraio 2020. La richiesta di calendario delle operazioni di spegnimento riguarda diversi impianti (quelli indicati nel verdetto del Tar), altiforni, cokerie, agglomerato e acciaierie richiamati nella sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale.

A distanza di due giorni, ossia ieri, è arrivata la risposta della multinazionale, a firma di Loris Pascucci, direttore operativo di Taranto e Arturo Ferrucci, direttore del settore Risorse Umane. Secondo Arcelor Mittal, la richiestra di Melucci “non tiene sorprendentemente conto nè del fatto che AMI ed Ilva hanno proposto appello avverso la sentenza del Tar Lecce n.249/2021, nè tantomeno del fatto che il presidente della IV Sezione del Consiglio di Stato ha adottato il 19 febbraio 2021 il decreto 817/2021 con cui ha fissato per l’11 marzo la camera di consiglio per la discussione delle istanze cautelari di AMI e Ilva e per la data del 13 maggio per la trattazione del merito del giudizio”.

E tantomeno, continua la nota dell’azienda, tiene conto della data del 16 marzo per l’avvio delle operazioni di fermata dell’area a caldo. Quindi, risponde Arcelor Mittal, non ci sono le condizioni per reiterare la richiesta di spegnimento e “fermo restando ogni più ampio dirittto in relazione alla comunicazione in oggetto (la richiesta di cronoprogramma dello stop ndr) cui non intende prestare acquiescenza alcuna, si riserva di intraprendere le opportune iniziative in esito all’udienza cautelare del prossimo 11 marzo e di darvene, naturalmente, immediata notizia”. Dall’altra parte, il sindaco Melucci ha subito replicato: “Non ci aspettavamo dall’azienda collaborazione, ma neanche minacce. Con l’eleganza che ci contraddistingue non abbiamo commentato la sentenza del Tar a noi favorevole, né la richiesta di appello al Consiglio di Stato di ArcelorMittal. Con la stessa eleganza non commenteremo le minacce.

Continuiamo – conclude Melucci – ad andare dritti per la nostra strada con un’unica stella polare: la salute di cittadini e lavoratori”. Sarà il Consiglio di Stato (a cui hanno presentato ricorso anche i commissari straordinari di Ilva) a pronunciare l’ultima parola sul braccio di ferro azienda-comune di Taranto, nell’udienza camerale dell’11 marzo e in quella pubblica del 13 maggio.

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