23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 17:54:14

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La quaresima e le “quaremme”

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La quaresima e le "quaremme"

Quella di domenica prossima sarà la seconda delle cinque delle domeniche della Quaresima dedicate alle Via Crucis e, pertanto, Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica, approfondirà il tema della Quaresima secondo la tradizione tarantina e parlerà anche della storia tradizionale delle “Quaremme”.

Questi i santi della settimana: Sant’Ilario Papa che fu successore di San Leone I, Sant’Albino, difensore dei poveri e dei prigionieri, Santa Angela de La Cruz che fondò la Compagnia della Croce per la cura dei malati, Santa Cunegonda che si fece seppellire vestita solo con il suo saio di lana grezza, San Casimiro che fece voto di castità perpetua, San Foca l’ortolano che ospitò e rifocillò nella sua casa i suoi carnefici. E’ invocato contro il morso dei serpenti. La Beata Rosa è patrona di Viterbo. Questa settimana la Chiesa Cattolica festeggia la Madonna sotto i titoli di Madonna delle Lacrime, dei Peccatori, della Croce, della Grazia e del Buon Soccorso.

Questi i detti della settimana: “Quando Marzo vuole fa saltare l’unghia al bue”, “Marzo è un mese veramente pazzo”, “Gennaio genera e Marzo dispone”, “Se a Marzo non hai potato la vendemmia è rovinata”, “Il sole di marzo fa cattivi scherzi”, “Le fave di Marzo non riempiono la bisaccia”. Giuseppe Cravero nelle sue effemeridi ricorda che il 4 marzo 1912 morì sulla sua nave l’ammiraglio Augusto Aubry, Capo delle Forze Navali Riunite. Ricevette l’estrema unzione dall’arcivescovo di Taranto, mons. Cecchini. Gli furono tributati solenni funerali cittadini con la presenza del sindaco Francesco Troilo. Queste le effemeridi ricercate da Fornaro: il 1° marzo 1838 viene collocata sul campanile della Chiesa del Carmine una campana realizzata dalla fusione delle due campane vecchie dal maestro Angelo Cardellicchio di Lizzano. La campana fu battezzata con il nome di Madonna del Carmine e funzionò 61 anni fino al 1939. Il 1° marzo 1402 giunse a Taranto Maria D’Enghien con la salma del marito, Raimondello Orsini, e al seguito dei 4 figli.

Il 5 marzo 1749 nel cielo di Taranto apparve uno strano miraggio. Il 6 marzo 1398 Raimondello Orsini sposa Maria D’Enghien. Il 1° marzo 1947 entra in funzione l’Archivio di Taranto che viene ospitato nel Palazzo del Governo. Questi gli approfondimenti di Fornaro che ci informa che l’etimologia della parola Quaresima indica un tempo di 40 giorni. Nell’Antico Testamento sono 40 i giorni del diluvio universale, sono anche tanti i giorni passati da Mosè sul Monte Sinai, sono 40 i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al Monte Oreb, sono 40 i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona e sono sempre 40 gli anni in cui il popolo di Israele peregrinò nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa. Nei Vangeli sono 40 i giorni di digiuno vissuti da Cristo nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica e sono 40 i giorni durante i quali Gesù Risorto istruisce i suoi prima della sua Ascensione al Cielo.

Il periodo della Quaresima è dedicato alle solenni Via Crucis musicate da padre Serafino Marinosci su testo letterario del Metastasio che, per cinque domeniche consecutive, vengono svolte nelle Chiese del Carmine e di San Domenico, curate dalle rispettive Confraternite e con i limiti imposti dal Covid 19. Fino al V secolo la Quaresima era fissata in 36 giorni, verso la fine del IV secolo si arrivò fino a sei settimane di preparazione e nacque così il termine di Quadragesima che indicava i 40 giorni di penitenza che si concludevano il Giovedì Santo.

Nel VI secolo si giunse a sei settimane e si parlava di Quinquagesima; nei due secoli successivi si aggiunse la Sessuagesima e la Settuagesima. Altro elemento caratteristico della Quaresima è l’astensione dalla carne, dalle uova e dai latticini tanto che le polpette si facevano soltanto con uova e pane. Si consumavano pesce azzurro, sgombri e soprattutto sarde. Molto usate erano le verdure selvatiche che spesso venivano unite ai legumi. Di altri aspetti connessi con questa pratica Fornaro parlerà nelle prossime puntate. Per quanto attiene le “Quaremme “ Fornaro ricorda che si tratta di fantocci rappresentanti una vecchia ingobbita di regolare statura. Il volto è coperto da un panno bianco, il vestito è nero, indossa stivali, guanti di lana e scarpe consunte. Porta sulla testa e al collo un fazzoletto. Porta anche i segni simbolici di pubblica penitenza come il fuso, un’arancia, una bottiglia di vino e una frisella. Questa vecchia, che simboleggia la vedova di Carnevale, viene issata ai crocicchi delle strade dei paesi e in maniera particolare a Martina Franca. Ogni sabato viene fatta esplodere una di queste pupattole. L’ultimo fantoccio veniva dato alle fiamme nella piazza principale del paese al suono delle campane che alla mezzanotte del Sabato Santo annunciavano la Resurrezione.

 

 

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