14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31

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“Antifragile – Prosperare nel disordine”, di Taleb

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“Il vento spegne la candela e alimenta il fuoco. Lo stesso vale per il caso, l’incertezza e il caos: vogliamo usarli, non nasconderci da loro. Vogliamo essere fuoco e desiderare il vento”. “Antifragile” è un saggio di Nassim Nicholas Taleb. L’obiettivo del libro è quello di cercare rimedi per sopravvivere al disastro costruendo strutture di pensiero idonee a fronteggiare il caos, ad affrontare la crisi per uscirne perfino più forti. Durante la lettura sembra di avere tra le mani un manuale per diventare supereroi. Un manuale erudito e affascinante.

“Non ci accontentiamo di sopravvivere all’incertezza o di cavarcela alla meno peggio. Vogliamo sopravviverle, ma, come certi agguerriti stoici romani vogliamo anche avere l’ultima parola. La missione è trovare il modo di addomesticare, persino di dominare o conquistare, l’invisibile, l’oscuro e l’inesplicabile. Ma come?” Semplice, diventando antifragili. E che ci vuole? Uno legge il libro et voilà diventa antifragile. Di colpo scompaiono dalla sua vita tutte le contraddizioni, le debolezze, le meschinità, la stanchezza di vivere, le paure, la confusione, l’incapacità, l’ignoranza e fesserie di questo tipo. Il libro non fornisce strumenti per prevenire disastri, ma semplicemente ha l’umile compito di renderci disastro-resistenti. Roba da poco. “Certe cose traggono vantaggio dagli scossoni: prosperano e crescono quando sono esposte alla volatilità, al caso, al disordine e ai fattori di stress, e amano l’avventura, il rischio e l’incertezza. […] L’antifragilità va al di là della resilienza e della robustezza. Ciò che è resiliente resiste agli shock e rimane identico a se stesso, l’antifragile migliora.

Questa qualità è alla base di tutto ciò che muta nel tempo: l’evoluzione, la cultura, le idee, le rivoluzioni, i sistemi politici, l’innovazione tecnologica, il successo culturale ed economico, la sopravvivenza delle aziende, le buone ricette (per esempio il brodo di pollo o la bistecca alla tartara con un goccio di cognac), lo sviluppo di città, civiltà, sistemi giuridici, foreste equatoriali, la resistenza dei batteri… persino la vita della nostra specie su questo pianeta. Ed è l’antifragilità a determinare il confine tra ciò che vive ed è organico (o complesso), come per esempio il corpo umano, e ciò che è inerte, per esempio un oggetto come la graffettatrice che abbiamo sulla scrivania”. Ci sono monumenti inerti che sopravvivono ai corpi umani, ma questo è solo un dettaglio.

Le piramidi hanno forse un’anima e un corpo. Quisquiglie. Dobbiamo imparare dagli errori. Un monito che mai prima d’ora avevamo letto o ascoltato. Verrebbe da dire che il pericolo è sempre dietro l’angolo, ma non vorrei osare troppo. Dice l’autore che l’antifragile è colui che migliora dopo aver subito un danno, attraverso meccanismi di sovra-compensazione. L’antifragile non rifiuta le crisi, la usa. Facile a dirsi, difficile da spiegare a chi sta soccombendo nella crisi. Il libro diventa molto interessante quando Taleb giustamente punta il dito sulle strutture che hanno obiettivi di crescita smisurati, senza prendere in esame la possibilità di un evento catastrofico possibile ma poco probabile. Il cigno nero prima o poi passa. Sono proprio i disastri poco probabili, che poi puntualmente avvengono, che ci mettono al tappeto. Il vero disastro durante le crisi è non avere al timone i capitani competenti e coraggiosi, ma degli avventori pavidi e schettiniani.

“Stiamo assistendo all’ascesa di una nuova classe di eroi al contrario, cioè burocrati, banchieri, rappresentanti dell’AIQMC (Associazione Internazionale di Quelli che Millantano Conoscenze) ai summit del World Economic Forum di Davos e accademici che hanno troppo potere, niente da perdere e/o nessuno a cui rendere conto. Loro dettano le regole del gioco, mentre i cittadini ne pagano il prezzo. Mai nella storia si è assistito ad un periodo in cui personaggi che evitano di assumersi rischi e di esporsi in prima persona hanno esercitato un controllo così ampio. Il primo comandamento dell’ETICA recita: non avrai antifragilità a spese della fragilità del prossimo tuo”. Quante crisi abbiamo vissuto? Nessuna era prevedibile? La verità è che non si vuole distogliere lo sguardo dalla dissennata e ottusa corsa che impedisce di vedere la fragilità.

Taleb dichiarò nel 2013 che “la politica monetaria che ha generato immensa liquidità come risposta all’ultima crisi, è evidentemente una fonte di fragilità. Perché gonfia il Pil artificialmente, rende i ricchi ancora più ricchi, mentre non ha migliorato la condizione della maggioranza dei cittadini. I grandi attori della finanza oggi rischiano ancora meno in proprio, non si mettono in gioco con la propria pelle. […] In un sistema antifragile, questi cattivi guidatori avrebbero perso la patente… Invece sono tutti in uno stato di rimozione psicologica, rifiutano di vedere che la crisi può avvenire di nuovo”. Il testo è molto interessante, non sempre, ovviamente, è condivisibile, ma la scrittura e il modo di argomentare sono molto affascinanti. Il libro fra informazione, scienza medica, alimentazione, architettura, informatica, politica, economia, gestione dei risparmi, tecnica e tecnologia, scova il fragile e l’antifragile con sarcasmo, estro e ironia. Tanta storia, eventi naturali e biologici, matematica e vita vissuta sono serviti a Taleb, un po’ uomo della strada e un po’ erudito classificatore, per mettere su questo manuale, questo saggio, questa “guida eclettica, scanzonata e iconoclasta per orientarsi in un mondo imprevedibile e dominato dal caos, il mondo del Cigno nero”. Alla fine, abbiamo imparato che per farcela “è sufficiente possedere la saggezza di non fare cose stupide che ci danneggiano”. Oltre cinquecento pagine di saggezza. Buona saggezza a tutti, direbbe quel tale.

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