23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 17:54:14

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Togliatti e la via italiana al socialismo


Palmiro Togliatti

A partire dal 1956, dopo la rivolta ungherese antisovietica, Togliatti interviene nel dibattito sugli equilibri del comunismo internazionale e considera l’Italia il perno di una strategia avanzata di tutto il movimento comunista. È appunto a partire dall’VIII congresso del 1956 che nel PCI la “doppiezza” tra passi riformista e ipotesi rivoluzionaria scema lentamente ma in maniera costante. È merito di Togliatti se il PCI visse legittimamente la sua eresia rispetto al modello sovietico e poté, così, avviare una seria riflessione su di una via italiana al socialismo.

Tutto ciò generò ovviamente poca chiarezza nei rapporti con Mosca. Non poche furono anche le fratture interne alle diverse anime del PCI. Il XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, ricordato soprattutto per la destalinizzazione, ebbe, invece, altri aspetti di grande rilevanza per il movimento comunista internazionale. Il tema della “coesistenza pacifica” innescò una dinamica che mirava a trasformare l’idea del socialismo in un solo paese in un socialismo in un solo blocco. La coesistenza pacifica faceva sì che fosse possibile un assetto duraturo di pace mondiale che scongiurasse la guerra nucleare. Certo il comunismo aveva sempre l’obiettivo di sconfiggere il capitalismo, ma lo avrebbe fatto non ricorrendo alla guerra (nucleare), bensì facendolo crollare pacificamente nel lungo periodo. Preliminare a questo processo erano i nuovi rapporti internazionali tra i due blocchi. Insomma, maturava l’idea che non esistesse un’unica e sola via, quella sovietica, per far trionfare il comunismo. Togliatti ne è consapevole, sa molto bene che i tempi sono lunghi e che è necessario per Il PCI vivere una sorta di schizofrenia tra questione nazionale e questione internazionale. Nella famosa intervista rilasciata a “Nuovi Argomenti” (20 giugno 1956) Togliatti introduce una nuova categoria il “policentrismo” con il quale nel movimento comunista internazionale il PCI doveva assumere un ruolo propulsore del comunismo occidentale. Il policentrismo prevedeva un’articolazione in più centri del comunismo e abbandonava la tesi dell’unico modello comunista, quello sovietico. Togliatti faceva sua la scelta del XX Congresso e apriva una nuova strada per la transizione al socialismo.

Il policentrismo non indicava una via lineare, aveva la consapevolezza delle divergenze nella galassia comunista, ma non per questo perdeva di vista l’obiettivo di conquista mondiale del socialismo. Vero è che in Togliatti il policentrismo si associava ad una diversa lettura dell’imperialismo rispetto a Lenin. Egli riteneva che, a seguito della situazione postbellica, non si poteva seguire il modello sovietico per sconfiggere l’imperialismo. Per avvalorare questo cambio di paradigma Togliatti supera lo schema mondiale bipolare USA-URSS e vede l’emergere di nuovi protagonisti sulla scena mondiale (la Cina). I processi in atto, tra cui la decolonizzazione e le differenziazioni interne al capitalismo e allo stesso socialismo, richiedevano una transizione al comunismo/socialismo diversificata e contestualizzata alle diverse realtà. Con il policentrismo la via italiana trova radici e giustificazioni storiche. Ritorna nel policentrismo l’idea gramsciana dell’egemonia che avrebbe trovato nel XXI (1959) e XXII (1961) Congresso del PCUS spazio e nuova linfa.

Si affermava la tesi che non era necessario sconfiggere a livello mondiale il capitalismo, era sufficiente anche vincere a livello territoriale. Da qui anche una diversa lettura del comunismo cinese che aveva stravolto la linea leninista (e marxista) e aveva puntato sui contadini. Nella Conferenza di Mosca del novembre del 1960 il policentrismo fu attaccato e fu riproposta la leadership dell’Unione Sovietica e del suo modello antimperialista. Ciò provocò non pochi turbamenti nello stesso PCI e suoi esponenti qualificati (Alicata e Amendola) criticarono Togliatti perché a loro parere nel XXII congresso del PCUS si era sottomesso alla volontà sovietica. Momenti di tensione attraversò la vita dei quadri dirigenti del PCI. Amendola arrivò perfino a chiedere il superamento del centralismo democratico e l’introduzione del gioco maggioranza-minoranza. La politica togliattiana fu messa in dubbio. I momenti di crisi non spinsero Togliatti a rinnegare il policentrismo e a partire dal 1962 non esitò ad opporsi a Mosca nel tentativo di ricercare strade pacifiche per risolvere le controversie internazionali. Togliatti in questo suo difendere la via italiana non diventò certo un avversario di Mosca. Egli fu sempre vicino al PCUS e mai era stata messa in discussione la leadership sovietica.

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