19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, “Da Pentassuglia solo leggi contro l’inquinamento”

foto di Processo Ambiente Svenduto
Processo Ambiente Svenduto

È iniziata ieri la discussione dei difensori degli imputati nel processo “Ambiente svenduto”. I primi a prendere la parola sono stati i legali dei politici, di una parte di coloro che all’epoca ricoprivano ruoli istituzionali, coinvolti nella vicenda dopo essere stati sentiti come persone informate sui fatti. Posizioni minori in considerazione del tipo di reati ma nomi di spicco per il ruolo istituzionale ricoperto all’epoca e anche attualmente.

È il caso di Donato Pentassuglia, sette anni fa consigliere regionale e ora assessore regionale all’Agricoltura. Il suo avvocato, Giandomenico Bruni, attraverso intercettazioni e verbali di udienza, ha ripercorso diverse fasi delle indagini e del dibattimento per demolire la tesi accusatoria secondo la quale il suo assistito ha commesso il reato di favoreggiamento per agevolare le condotte contestate al pr dell’Ilva Girolamo Archinà. Come ha spiegato il legale, Pentassuglia non è mai stato intercettato ma è stato interrogato sul contenuto di una conversazione, intercettata, fra Archinà e Alberto Cattaneo (entrambi addetti alle relazioni esterne dell’Ilva dei Riva) in cui discutono di un’ordinanza del sindaco Ezio Stefàno. Una telefonata “definita molto importante dalla polizia giudiziaria in cui Archinà dice ‘dobbiamo distruggere Assennato’ e sostiene di trovarsi nell’ufficio di Pentassuglia a Martina”. Malgrado l’asserita importanza del colloquio, sulla telefonata, “non viene fatta nessuna indagine” e viene sentito Pentassuglia dalla GdF il 13 dicembre 2012.

Quindi dopo due anni e mezzo e gli viene posta, fra l’altro, una domanda che “il pm Epifani nella requisitoria ha definito ‘malposta e inesatta’”, ha più volte evidenziato il legale facendo riferimento all’ipotizzato incontro con Archinà del quale “non c’è la prova che sia avvenuto” a Martina o in Regione a Bari. “Perché i finanzieri interrogano Pentassuglia più di due anni dopo e non subito? Non c’era – secondo il difensore – il rischio di compromettere le indagini”. Archinà non è andato a trovare Pentassuglia, ha spiegato ancora l’avvocato Bruni nella sua arringa: “Lo dimostrano le numerose telefonate effettuate mentre si trovava a Martina. È inverosimile che le abbia fatte mentre incontrava Pentassuglia”. È l’osservazione di Bruni che ha ripercorso l’attività istituzionale di Pentassuglia per richiamare l’attenzione della Corte sui provvedimenti votati “tutt’altro che favorevoli ai Riva” e come si sia “svolta nel rispetto” e, anzi, “in sintonia” con l’Arpa. “Altro che distruggere Assennato!”. Ha detto Bruni. Il consigliere regionale, ha ricordato il suo difensore, era presidente della Commissione Ambiente che ha dato l’ok al disegno di legge sul benzopirene, approvato all’unanimità in soli 4 mesi, anticipando decreti ministeriali e leggi nazionali e che ha incontrato il plauso di Legambiente. “Tutte le leggi in materia ambientale e a tutela della salute hanno sempre l’approvazione di Pentassuglia”.

Il suo è stato un “lavoro rigoroso, corretto e costante”, ha rimarcato l’avvocato Bruni, “un onesto difensore del territtorio, dell’ambiente e della salute dei suoi cittadini, non certo un favoreggiatore”. Anche perché, ha concluso, “il reato di favoreggiamento non sussiste, poiché, quando Pentassuglia viene sentito, Archinà è stato già arrestato e il quadro accusatorio era già ritenuto chiaro e solido dal gip Patrizia Todisco che aveva emesso l’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla Procura”. Una vicenda che poteva essere chiarita in altre fasi del procedimento, secondo il legale che ha chiesto l’assoluzione del suo assistito “perché il fatto non sussiste” per un reato che non ha commesso. Sempre nell’udienza di ieri hanno discusso i legali di dipendenti e funzionari della Provincia di Taranto e della Regione anche loro coinvolti nel caso giudiziario in seguito agli interrogatori come persone informate sui fatti.

L’avvocato Massimiliano Madio, difensore di Angelo Veste, segretario del presidente della Provincia Gianni Florido, ha fornito una ricostruzione dei fatti tesa a confutare la tesi dell’accusa secondo la quale Veste, segretario del presidente, risponde di favoreggiamento per aver aiutato Florido, Conserva ed Archinà ad eludere le indagini. Interrogato dai militari della Guardia di Finanza, Veste non avrebbe saputo fornire le spiegazioni richieste sul contenuto di alcune intercettazioni e non avrebbe ricordato circostanze riguardanti la Provincia come un incontro sull’Ilva o colloqui avvenuti anni prima. Un atteggiamento ritenuto reticente dagli inquirenti ma in realtà, ha sostenuto il difensore, “Veste non sapeva nulla dell’incontro al quale non ha partecipato perché altrimenti risponderebbe anche di altri reati”. Veste, ha evidenziato l’avvocato Madio, “quando viene interrogato dalla Guardia di Finanza, ha paura, perché già si sa che il prossimo passo dell’inchiesta è l’arresto dei politici e teme di essere coinvolto anche lui. Veste è un uomo di 75 anni che, con quello stato d’animo, difende se stesso ma non favorisce nessuno”. Ha concluso il difensore chiedendo l’assoluzione. Ieri hanno discusso anche il difensore del funzionario della Regione Antonello Antonicelli, avvocato Marzullo. Gli avvocati Del Corso e Zaccaria per Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, all’epoca assessore regionale della Giunta Vendola e l’avvocato Modesti per Massimo Blonda, direttore scientifico dell’Arpa.

Per tutti gli imputati di favoreggiamento, per i quali ieri sono intervenuti i difensori, la pubblica accusa ha chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione. Altri imputati per lo stesso reato che hanno scelto di essere processati con l’abbreviato sono stati assolti nel 2015 e la Procura non ha impugnato l’assoluzione diventata, quindi, definitiva. Per altri imputati di favoreggiamento la discussione è prevista domani. Mentre, oggi, dinanzi alla Corte d’Assise, discuteranno i difensori del sindaco dell’epoca Ezio Stefàno, gli avvocati Antonio Raffo e Gianluca Mongelli e i legali di Francesco Manna, lo stesso Raffo e l’avvocato Sanguigno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche