15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Aprile 2021 alle 13:32:53

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, “Stefàno non favorì i Riva, fece un esposto e due ordinanze”

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Processo Ambiente Svenduto

“Nessuna omissione da parte dell’ex sindaco Ezio Stefàno e, a distanza di più di dieci anni, l’ultima sentenza del Tar di Lecce riconosce la correttezza del suo operato e dei provvedimenti emessi nei confronti del Siderurgico e a tutela della salute pubblica”. I difensori dell’ex primo cittadino di Taranto, gli avvocati Antonio Raffo e Gianluca Mongelli hanno fatto leva anche sulla sentenza del Tar sullo spegnimento dell’area a caldo per dimostrare alla Corte d’Assise le iniziative legittime di Stefàno e l’assenza di condotte omissive per aver adottato, hanno ricordato, due ordinanze “contingibili e urgenti” a tutela dell’incolumità e della salute dei cittadini, una del 2010 e l’altra del 2012.

Stefàno, per il quale il pubblico ministero ha chiesto il “non doversi procedere” per prescrizione, risponde di abuso d’ufficio poichè abusando delle sue funzioni non ha emesso “un provvedimento contingibile e urgente” favorendo l’Ilva dei Riva. Un’imputazione che i suoi avvocati Antonio Raffo e Gianluca Mongelli hanno definito “assurda” poichè, hanno ricordato, l’ex primo cittadino ha presentato un esposto in Procura a maggio del 2010. Poi, a giugno, in seguito alla relazione dell’Arpa sul benzopirene, il sindaco ha emesso la prima ordinanza impugnata dai Riva davanti al Tar di Lecce, ottenendo prima la sospensiva e poi il completo annullamento in quanto, sostenevano, stavano abbassando i livelli di emissione. Il 2012, dopo il deposito della maxi perizia dei consulenti del gip Patrizia Todisco e l’incidente probatorio, l’ex sindaco ha emesso una nuova ordinanza, anche questa prima sospesa e poi annullata dal giudice amministrativo.

L’avvocato Raffo, dopo aver letto la replica della Procura in udienza preliminare dell’ex procuratore Sebastio, ha stigmatizzato i “termini utilizzati perchè offensivi nei confronti di Stefàno, un professionista serio, forse non gradito ad alcuni per la sua volontà di attenersi rigorosamente alla legge”, ha detto il legale ricordando l’esposto in Procura del 2010, con documentazione che provava la presenza di inquinamento a Taranto e la necessità di un’indagine per individuarne le fonti aziendali o istituzionali. Il difensore ha evidenziato come una parte dell’ultima sentenza del Tar di Lecce “riconosca la correttezza dell’operato di Stefàno, smentendo i giudici del Tar che disposero l’annullamento”. Gli avvocati Raffo e Mongelli hanno depositato il verdetto del 13 febbraio scorso, a cui ha fatto riferimento anche il pubblico ministero Mariano Buccoliero nella sua discussione.

La Corte deciderà se acquisirla in quanto il pm Remo Epifani e alcuni difensori degli imputati hanno eccepito il deposito tardivo. Eccezione a cui l’avvocato Raffo ha replicato facendo notare come il deposito del Tar sia sopravvenuto alla chiusura dell’istruttoria e come la rilevanza del provvedimento per le ragioni della difesa richieda l’acquisizione. Nell’udienza di ieri, ha discusso anche il legale del capo di Gabinetto di Nichi Vendola, Francesco Manna, lo stesso Raffo. Per Manna, accusato di favoreggiamento, il pm ha chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione. L’avvocato Raffo non ha usato mezzi termini per affermare che l’imputazione a suo carico è “insussistente e strumentale” perchè “costruita per impedire che Manna assumesse la qualifica di testimone di Vendola nel corso del processo”.

Nelle dichiarazioni rese alla Guardia di Finanza il 26 febbraio 2013, “Manna ha detto le verità, perchè ha riferito che c’è stata la riunione e anche i nomi dei partecipanti” ha sostenuto Raffo. Manna, secondo l’accusa avrebbe detto di non ricordare la riunione del 22 giugno 2010. “Oggi capovolgo la discussione -ha detto Raffo- parto dal contenuto dei verbale di sommarie informazioni per dimostrare il palese contrasto con l’imputazione”. In tutti i casi i legali hanno concluso i rispettivi interventi chiedendo l’assoluzione. Questa mattina proseguirà la discussione dei difensori degli imputati con le arringhe dei legali dell’ex direttore generale dell’Arpa Giorgio Assennato, gli avvocati Emanuela Sborgia e Michele Laforgia e del direttore dell’area sviluppo economico della Regione Puglia Davide Pellegrino, entrambi imputati di favoreggiamento per avere negato, secondo il teorema accusatorio, le presunte pressioni e l’atteggiamento di Vendola nei confronti dell’Arpa. Rischiano rispettivamente un anno il primo e 8 mesi il secondo. In calendario anche la discussione dell’avvocato Enzo Sapia, difensore del sostituto commissario della Questura Aldo De Michele. Per l’ipotesi di reato di violazione del segreto d’ufficio, della quale risponde, il pm ha chiesto il non doversi procedere per prescrizione.

Annalisa Latartara

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