15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Aprile 2021 alle 16:13:34

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Orfeo: un anno fa l’ultimo spettacolo con l’Orchestra Ico e Gragnaniello

foto di Enzo Gragnaniello e il Maestro Valter Sivilotti
Enzo Gragnaniello e il Maestro Valter Sivilotti

Un anno di covid, l’ultima produzione in teatro davanti al pubblico, l’auspicio dei protagonisti di quell’ultima serata al teatro Orfeo. Un anno di covid e sentirlo tutto. E un settore, quello di cultura e dello spettacolo, che più di altri ha avvertito fatalità e restrizioni provocate dalla pandemia. Dodici mesi esatti, da quel 4 marzo, giorno in cui l’Orchestra della Magna Grecia con il maestro Valter Sivilotti e il cantautore Enzo Gragnaniello, portarono in scena l’ultima produzione alla presenza del pubblico in un teatro cittadino: “Vient’ ‘e terra”.

Sul palcoscenico ad introdurre lo spettacolo, il direttore artistico dell’Ico, Piero Romano. Con lui, l’assessore alla Cultura e vicesindaco, Fabiano Marti, in rappresentanza del Comune di Taranto, sempre in prima fila con il sindaco Rinaldo Melucci ad incoraggiare le numerose attività culturali in programma nella nostra città. Dunque, un anno di covid. «Le difficoltà – dice Piero Romano – sono state e sono, tuttora, tantissime, ma siamo consapevoli di avere un’unica strada da seguire: restare attivi. Durante la scorsa estate ci siamo espressi comunque con azioni che hanno puntato a rinnovare il nostro sistema; in tutto questo, il Comune di Taranto ci ha dato grande coraggio sostenendo una programmazione della quale possiamo andare fieri».

BLOCCATA LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE
«La produzione con Enzo Gragnaniello – riprende Romano – ci è rimasta nel cuore; quell’ultimo concerto al teatro Orfeo per noi ha rappresentato una stranezza, stava per essere bloccata la nostra libertà di espressione nella sua formula più vera, quella dello spettacolo dal vivo. Un teatro con le poltrone vuote è come se non esistesse; intanto stiamo continuando ad allenarci per tornare ad incontrare un pubblico ancora più motivato; tutto passerà e torneremo a ricordare questa sciagura come a un incubo che ci ha insegnato a non considerare la nostra attività ordinaria, ma straordinaria, straordinariamente bella». «È passato esattamente un anno da quel meraviglioso concerto di Enzo Gragnaniello – dichiara Fabiano Martia – un anno, dal giorno in cui il nostro cuore innamorato si è fermato, ci è mancata l’aria. L’estate scorsa abbiamo comunque riempito in tutti i modi gli spazi all’aperto, ma quanto ci manca il teatro pieno, quello “al chiuso”, quello in cui osservare anche per un istante il sorriso dei nostri vicini di poltrona senza il filtro delle insopportabili mascherine».

«Ora, però – prosegue Marti – bisogna guardare avanti, pensare al futuro, perché tutto questo prima o poi passerà e finalmente torneremo a sognare. Una cosa sola mi auguro, che tutto questo sia servito a far capire a quanti non se ne rendevano conto, che senza teatro, senza musica, senza bellezza, la vita non è la stessa. E quando rientreremo in teatro, da quelle porte, ci siederemo su quelle poltrone, sono sicuro che lo faremo con una consapevolezza diversa. Evviva il teatro, evviva quanti hanno imparato ad amarlo». UN

ANNO DI GRAVE SOFFERENZA
«Un anno di sofferenza – l’opinione del Maestro Valter Sivilotti, che un anno fa diresse l’Orchestra e Gragnaniello – il pubblico ci manca tantissimo; nella sciagura abbiamo fatto di necessità virtù, scoprendo lo streaming: oltre ad ascoltarci abbiamo imparato a guardarci negli occhi. In questi dodici mesi ho avvertito il peso di un’etichetta – come fosse un macigno – con la quale è stata licenziata la nostra attività: “non indispensabile”; come se l’arte e la cultura fossero un lusso del quale poter fare tranquillamente a meno, senza considerare quanta gente studia e lavora in questo settore».

«Del progetto con Gragnaniello e l’Orchestra – conclude Sivilotti – ricordo il successo del tour, ma anche l’aria di incertezza che circolava a causa del covid. Tornare alla presenza del pubblico il prima possibile, questo è il mio auspicio: ottimista per la ripresa, mi auguro che questa rappresenti una vera rinascita, con una riappropriazione dei luoghi in cui è sempre stata rappresentata l’arte in ogni sua forma».

LA MUSICA, IL MIGLIOR ANTIDOTO
Infine, il cantautore protagonista di “Vient’ ‘e terra”. «E’ stato un anno difficile – dice il cantautore Enzo Gragnaniello – si è sentita la mancanza del pubblico e dei “miei” musicisti; questi dodici mesi sciagurati li ho trascorsi a lavorare ai nuovi brani del mio prossimo album: la musica è un antidoto contro le negatività. La produzione con l’Orchestra della Magna Grecia, con cui si è subito stabilita una grande alchimia, è stata una bellissima esperienza, che mi auguro si possa ripetere al più presto». «Certo che i concerti mi mancano – conclude Gragnaniello – per uno che fa questo di mestiere condividere le emozioni con il pubblico è fondamentale. L’auspicio è che tutto possa finire al più presto. Infine, tranne rare eccezioni, come il costante impegno fra Orchestra e Comune di Taranto, in tutto questo periodo il settore della musica è stato poco considerato. Che oggi si parli di aperture dei teatri penso sia già un segnale di ripresa importante. Speriamo bene!».

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