12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 07:19:17

Cronaca News

Ambiente Svenduto, «Lo scontro Vendola-Arpa non è mai esistito, era solo un’invenzione di Archinà»


Nichi Vendola

“In questo processo siamo di fronte ad un autentico paradosso. Senza questi dieci anni di Giorgio Assennato all’Arpa questo processo non sarebbe nato o certamente non sarebbe nato nei tempi e nei modi in cui è nato. Eppure il professor Assennato è fra gli imputati di questo processo, anche se per un reato minore ma non per questo meno odioso perché chiamato a rispondere di aver mentito. La storia, si sa, non è sempre generosa ma qui siamo di fronte al rovesciamento della realtà”.

Nella sua arringa, ieri davanti alla Corte d’Assise, l’avvocato Michele Laforgia ha fotografato la singolare situazione del suo assistito, imputato di favoreggiamento, vittima di concussione da parte di Vendola e direttore dell’Arpa sulle cui relazioni si basa una buona parte dell’impianto accusatorio contro l’Ilva. A conferma del paradosso, il difensore ha citato anche la discussione del pm che, da una parte, riconosce il lavoro dell’Arpa nell’accertamento delle emissioni inquinanti dell’Ilva e, dall’altra, chiede la condanna ad un anno per favoreggiamento. “Pensare che qualcuno possa aver tentato di ammorbidire le posizioni di Assennato o pensare che qualcuno possa averlo indotto a dichiarare il falso è una tesi improponibile – ha affermato Laforgia facendo riferimento all’imputazione di favoreggiamento – Assennato è autonomo non solo per il suo ruolo ma per il suo modo di essere come avete potuto constatare dall’esame in aula. Certo è di nomina politica ma è un organo tecnico e non risponde sempre alla Regione, infatti manda gli atti in Procura e pubblica i dati sul sito”.

La relazione Arpa del 4 giugno 2010 che segnala il superamento dei limiti del benzopirene trasmessa in Regione e in Procura, ha sottolineato il legale, costituisce una “dichiarazione di guerra nei confronti dell’Ilva” o “addirittura di una condanna a morte” poiché in seguito a quella segnalazione il sindaco Ezio Stefàno emise un’ordinanza contingibile e urgente di chiusura delle fonti inquinanti (impugnata dai Riva e annullata dal giudice amministrativo). L’avvocato Laforgia ha smentito categoricamente lo scontro Assennato-Vendola. Ha ripercorso con precisione l’attività dell’Arpa, citando relazioni e rilevazioni delle emissioni inquinanti del Siderurgico che hanno messo in difficoltà l’Ilva e ha confutato le affermazioni di Archinà con la lettura del contenuto di numerose intercettazioni per dimostrare come lo scontro Arpa-Vendola o Assennato-Vendola sia un’invenzione del pr dell’Ilva nelle conversazioni con i Riva. Stando alle intercettazioni lette in aula, ci sono incontri, scontri e sfuriate di Vendola contro l’Arpa di cui Archinà parla al telefono con i Riva ma la cui esistenza è spesso smentita dalle conversazioni intercettate. Un incontro mai avvenuto riguarda proprio Assennato. il 18 giugno 2010 l’addetto alle pubbliche relazioni dell’azienda racconta a Fabio Riva di aver incontrato Assennato il quale gli avrebbe dato la massima disponibilità ad “aggiustare il tiro”, con riferimento ai dati del benzopirene.

In realtà, ha fatto rilevare alla Corte d’Assise il legale, nella conversazione avvenuta poco prima, Archinà chiede un incontro ma Assennato gli dice di essere in ferie e quindi né si incontrano né Assennato dà alcuna disponibilità a correggere alcun tiro. Archinà, ha spiegato il difensore, chiede un incontro fra tecnici ed è l’unica disponibilità che emerge da parte di Assennato. “Lui propone la sua verità, in buona fede. Sarebbe grave se pensassimo che Archinà è il Vangelo”. Ciò avviene, ha detto l’avvocato Laforgia, anche quando Archinà, a giugno 2010, riferisce in una mail di un incontro in Regione con Arpa, Regione e sindaco di Taranto, che sembra “un gabinetto di guerra”, come lo ha definito il legale. Anche di questo vertice non c’è traccia nelle intercettazioni e nell’attività svolta dalla Regione quel giorno. Il solo Archinà, in realtà, viene ricevuto dal governatore fra un incontro e l’altro. Oppure quando Archinà riferisce di una telefonata di “Vendola imbestialito nei confronti di Blonda e Giua ma anche di Assennato che non coordina niente” riferito all’Arpa.

Circostanze delle quali non c’è traccia né nell’attività della Regione Puglia né nelle intercettazioni, ha sottolineato il legale secondo il quale “la versione di Archinà è smentita da lui stesso, poichè cambia versione a seconda dell’interlocutore”. Per questo, è la tesi dell’avvocato Laforgia, “non possiamo utilizzare le dichiarazioni di Archinà come la scatola dei cioccolatini, scegliendo quello che piace e scartando il resto”. Inoltre, nelle conversazioni captate, ha affermato il legale, non emerge alcuna pressione di Vendola verso Assennato per ammorbidirlo e tantomeno l’intenzione di non riconfermarlo alla guida dell’Arpa, anzi c’è una frase, “ognuno deve fare il suo”, che dimostra ben altro atteggiamento e la riconferma di Assennato spazza il campo da ogni dubbio. L’avvocato Laforgia e l’avvocato Emanuela Sborgia, dopo aver concluso chiedendo l’assoluzione, hanno depositato, fra l’altro, anche la sentenza di assoluzione definitiva (e non impugnata dalla Procura) dell’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro dal reato di favoreggiamento, imputazione analoga a quella dell’ex massimo esponente dell’Arpa. Nell’udienza di ieri, ha discusso anche l’avvocato Enzo Sapia, difensore del sostituto commissario della Digos Aldo De Michele, un “fedele servitore dello Stato la cui attività andava approfondita per verificare di cosa si occupava per comprendere il reale significato delle conversazioni intercettate con Archinà”.

Un’attività che “non è solo di polizia giudiziaria ma di intelligence e di prevenzione ai fini della sicurezza” nella quale, ha sostenuto il difensore, vanno contestualizzati i rapporti e le conversazioni con Archinà. “I rapporti c’erano ed erano costanti, come ha spiegato in aula il teste Grano (ispettore Digos ndr) ma né vanno banalizzati né Archinà va considerato un confidente. La confidenzialità va intesa come collaborazione tesa a sapere in anticipo cosa potesse accadere nel mondo del lavoro e a leggere eventuali campanelli d’allarme nel mondo dell’associazionismo del lavoro, ad esempio all’epoca c’era il problema dei somministrati”, i precari dell’Ilva. Riguardo alla telefonata in cui, su cui è basato il capo d’accusa, De Michele e Archinà parlano dell’incontro, avvenuto il 7 giugno 2010 in questura, fra il procuratore Franco Sebastio e il direttore Arpa Assennato, il difensore ha sottolineato che “sfugge all’accusa un elemento fondamentale” ossia che “non si trattava di una notizia segreta”.

Quel giorno il sindaco Stefàno ha emesso un’ordinanza in seguito alla relazione Arpa “per anticipare le mosse della Procura e della Regione” come si legge nella trascrizione dell’intercettazione dell’assessore Gianni Cataldino. La questione, quindi, ha fatto notare il difensore, era già nota come emerge dalle conversazioni intercettate di alcuni politici che commentano l’iniziativa del primo cittadino e dai giornali che il giorno successivo danno ampio risalto al provvedimento. Fra le arringhe di ieri anche quella dell’avvocato Leonardo Lanucara, difensore di Dario Ticali, del Ministero dell’Ambiente che risponde di abuso d’ufficio e rivelazione del segreto d’ufficio, per il quale il pm ha chiesto il non doversi procedere per prescrizione come per De Michele. Il processo per disastro ambientale contro 47 imputati tornerà in aula lunedì prossimo.

Annalisa Latartara

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