21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 16:13:38

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Durate questo anno di emergenza sanitaria, sociale ed industriale, ci siamo trovati nella circostanza di dover osservare come l’intero tessuto imprenditoriale nazionale abbia espresso l’esigenza di accedere al credito per poter riscommettere nella ripresa e, solo grazie all’intervento dello Stato con relativi decreti emergenziali, tale operazione di accesso alla liquidità si è avverata in tempi ragionevoli e senza troppe difficoltà. Ma, nel periodo pre-Covid, quali erano le condizioni tra le banche e il tessuto industriale? Quali azioni concrete le banche, specialmente al sud, avevano organizzato e con quale visione? Come realmente le banche operavano sul territorio e al sud? Durante la mia esperienza personale nel Salento come imprenditore di una microimpresa, promotrice di uno dei fattori abilitanti della nota “Impresa 4.0”, ho scoperto che solo le grandi Banche hanno realmente pianificato e tentato di attuare delle strategie di crescita del territorio, anche se ovviamente circoscritte alla sola clientela fidelizzata.

Esempi come Intesa Sanpaolo che, con il suo “Innovation hub” al sud, presso il Politecnico di Bari e l’Università Federico II di Napoli, ha attivato conferenze per la “contaminazione delle esperienze” legate alla promozione degli argomenti del piano nazionale Impresa 4.0, dandone divulgazione e stimolando momenti di riflessione sull’innovazione tecnologica e la relativa necessità di presa di coscienza imprenditoriale. Questa è solo una delle iniziative spinte dalle grandi Banche a livello nazionale, senza compiere nessuna particolare differenza territoriale tra il sud e il nord. Al contrario, sempre per esperienza personale, le cosiddette Banche “locali” non hanno dimostrato un grande interessamento a tali argomenti o ad altre analoghe per lo sviluppo del tessuto industriale locale, nonostante fossero a conoscenza di quanto attorno accadesse. Tornando al presente e guardando al futuro, anche alla luce delle opportunità offerte dal “Next Generation EU”, mi chiedo cosa realmente le banche del mezzogiorno abbiano pianificato per aiutare la ripresa, se hanno intenzione di riconquistare il rapporto con il sud per salvaguardare e promuovere lo sviluppo a supporto delle imprese, sia che guardino, ad esempio, all’innovazione tecnologica o più semplicemente al solo ambito di riqualificazione edilizia ed energetica – riferendomi alla cessione del credito del 110% e altre azioni analoghe – come occasione di ammodernamento energetico degli edifici anche destinati al turismo.

Insomma, per diminuire i rischi di operare sul mercato locale, penso che le nostre Banche debbano aumentare la capacità di credibilità in modo da aiutare il processo di crescita territoriale anche e soprattutto, attirando “i cervelli” e gli investitori al sud, invertendo la tendenza di esodo e abbandono anche da parte delle nostre risorse umane e finanziarie, con conseguente aumento delle occasioni di lavoro e di ricchezza media. In altri termini, penso che le banche locali debbano investire maggiormente per rivalorizzare il “principio di rapporto fiduciario” ovviamente senza dimenticare i parametri di copertura dei crediti o, semplicemente, di bancabilità del potenziale creditore che, anche tramite i propri danari, è la vera base di ripartenza del nostro paese, oltre che del sistema bancario.

Rodolfo LA TEGOLA

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