19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

foto di Le donne nella Taranto di ieri
Le donne nella Taranto di ieri

Le donne tarantine di ieri sono l’argomento centrale dell’odierna puntata della nostra rubrica ideata e curata da Antonio Fornaro. Questi i santi della settimana: Perpetua e Felicita, Giovanni di Dio, Domenico Savio, Simplicio, Costantino, Luigi Orione, Leandro di Siviglia. Le sante Perpetua e Felicita sono le protettrici delle partorienti. Perpetua fu martirizzata con la sua schiava Felicita che fu arrestata quando era incinta, partorì in cella e subito dopo fu uccisa. Le due sante sono le prime di cui si conosca la data della morte dopo i santi Pietro e Paolo. San Giovanni di Dio dedicò la sua vita per curare i malati. Fondò a Granada l’ospedale dove egli stesso diede inizio all’Ordine dei Fatebenefratelli.

È patrono degli ospedali, dei malati, degli infermieri, dei librai, dei pompieri e dei commercianti in legno. L’attuale Parrocchia del Santissimo Crocifisso ha cambiato nel corso dei secoli ben tre volte la sua denominazione. Inizialmente fu chiamata Santa Teresa, dal 1824 alla fine del 1800 fu chiamata San Giovanni di Dio perché retta dai Fatebenefratelli Nel 1899 diventò la prima parrocchia del Borgo Umbertino con il nome di SS. Crocifisso. San Domenico Savio fu allievo di San Giovanni Bosco, morì a 15 anni assistendo i malati di colera. Fu il più giovane santo non martirizzato. È il patrono dei ‘pueri cantores’. A San Costantino, figlio di Sant’Elena, e imperatore romano, si deve l’Editto di Milano del 313 che concesse ai cristiani la libertà di culto nell’Occidente. Viene particolarmente venerato in Calabria. A Taranto nella città antica dal 1873 è dedicata una piazza.

Allo stesso santo era intitolata una chiesa che sorgeva dove oggi si trova Palazzo Lo Jucco, la stessa chiesa era intitolata anche alla madre Sant’Elena. In Piazza San Costantino nacque il poeta dialettale Emilio Consiglio e nella stessa piazza c’era l’orologio a sole. San Luigi Orione entrò a 13 anni tra i frati minori e aiutò i ciechi e i terremotati, educò i ragazzi e mandò missionari in tutto il mondo. San Leandro di Siviglia si impegnò particolarmente nella conversione dei visigoti ariani. Infine Santa Francesca Romana è patrona degli automobilisti. Questa settimana la Chiesa cattolica festeggia la Madonna sotto i titoli di Madonna delle Virtù, dei Miracoli, della Vigna, dei Lumi e dell’Imperatrice. Questi i detti della settimana: “Parola data ma sulla carta bollata”, “Di olive e di fortuna o molte o nessuna”, “Le donne sono come i meloni, ogni cento ne trovi una”, “Chi disse donna disse danno”, “Marzo asciutto, ricco frutto”, “Chi arriva lontano con i miliardi viene ricevuto anche se in ritardo”, “Chi lontano si vuole sposare o si inganna o vuole ingannare”, “La buona educazione serve in ogni occasione”.

Giuseppe Cravero ci ricorda che il 10 marzo 1958 fu inaugurato il nuovo Ponte Girevole intitolato a San Francesco di Paola. Il ponte fu benedetto da Mons. Motolese alla presenza del Presidente della Repubblica Gronchi, del Consiglio dei Ministri Zoli, del sindaco Monfredi e delle autorità civili e militari. Il 12 marzo 1884 fu abbattuta la Torre Monacella vicino alla Discesa Vasto battezzata dai tarantini con il nome di ‘Schiuma’, la sirena di Taranto. Il 7 marzo 1111 moriva a Canosa Boemond, primo principe di Taranto. L’8 marzo di un anno imprecisato moriva San Cataldo. Il 12 marzo 1565 l’Arcivescovo di Taranto, Colonna, diventava Cardinale. Il 7 marzo 1881 il Generale dei Francescani concedeva l’autorizzazione al Carmine per installare la Via Crucis; era padre spirituale Mons. Giuseppe Ricciardi, diventato poi vescovo di Nardò. L’8 marzo il calendario civile propone la ‘festa della donna’ e Fornaro incentra il suo intervento per far conoscere ai lettori cose belle e nuove sulle donne di Taranto e soprattutto quelle di ieri che furono quasi tutte molto generose tanto da mettere al mondo un numero di figli oscillante fra i 10 e i 20. All’epoca non c’erano tutti i comfort di cui oggi gode la donna moderna e per questo motivo la donna tarantina iniziava la sua giornata alle prime luci dell’alba e la concludeva la sera spegnendo il fuoco del braciere.

Durava poco il sogno della spensierata giovinezza per le ragazze tarantine perché fin da bambine venivano abituate a lavare i panni a mano e a fare i servizi di casa. Le donne tarantine quando venivano colpite da un lutto indossavano l’abito scuro che praticamente portavano per tutto il resto della loro vita. La tarantina di ieri sapeva fare una molteplicità di mestieri, infatti era la panettiera di casa, vendeva le castagne arrosto, faceva la sacrestana e anche la lavandaia, si improvvisava maestra di piccoli infanti, faceva da parrucchiera e non disdegnava di andare a versare i liquami pur di guadagnare qualche soldo. Era venditrice ambulante, ma con l’indimenticabile pianino indovinava la fortuna. Faceva anche da ostetrica, vestiva i morti, era sarta, ricamatrice, confezionava e riparava le nasse e le reti e sapeva fare altri mille mestieri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche