19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

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Quando le medicine fanno male all’ambiente

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Quando le medicine fanno male all’ambiente

Quando ero bambina sentivo spesso gli anziani dire: “Non prendete troppe medicine. Fanno male!” Avevano ragione! Fanno male non solo a chi le prende ma anche all’ambiente, soprattutto agli ecosistemi acquatici. Non ci pensiamo mai, eppure i farmaci che assumiamo vengono escreti attravero le urine e tramite le acque di scarico finiscono in mare; così come quelli, ovviamente, che vengono gettati nel lavabo o nel gabinetto, nonostante l’esistenza di idonei sistemi di raccolta. I trattamenti delle acque reflue possono essere più o meno efficienti nell’eliminare i residui farmaceutici; tuttavia, anche i migliori e più costosi non sono efficaci al 100 %.

Nell’ambiente arrivano anche i farmaci veterinari, soprattutto gli antibiotici, usati nell’allevamento del bestiame e negli impianti di acquacoltura, in cui gli individui tendono ad ammalarsi a causa dell’alta densità di allevamento. Negli ultimi decenni, diversi studi hanno collegato la crescente farmaco-resistenza all’abuso di farmaci antibiotici e antimicotici sia per uso umano sia veterinario. Essi, infatti, sono stati rinvenuti nelle acque superficiali e di falda e, persino, nell’acqua potabile; pertanto, si è ipotizzato che possano contribuire ad accelerare lo sviluppo e la diffusione di batteri e funghi resistenti. Minore attenzione, al contrario, è stata data al ruolo dei farmaci come inquinanti ambientali. Invece, alcuni studi hanno mostrato gli effetti diretti sulla fauna selvatica di alcuni farmaci presenti anche a basse concentrazioni. In tutto il mondo è stato osservato che i pesci d’acqua dolce di sesso maschile esposti alla metformina, un farmaco per la cura del diabete, hanno mostrato segni di femminilizzazione dovuti agli effetti sul sistema endocrino, che hanno compromesso le capacità riproduttive delle popolazioni ittiche. Effetti simili hanno gli ormoni, come il progesterone, principio attivo della pillola contraccettiva, e gli estrogeni usati per la cura di disfunzioni ormonali, che nel lago Ontario, in Canada, hanno quasi portato una specie ittica all’estinzione.

Pericolosi sono anche gli antidepressivi, il cui consumo è in aumento; un esperimento ha mostrato che deprimono l’audacia del pesce combattente del Siam! Si difendono anche gli antielmintici, farmaci antiparassitari usati per il bestiame, che pare abbiano causato il calo delle popolazioni di scarabeo stercorario, e di altre specie che vivono nello sterco, compromettendone le capacità olfattiva e locomotoria e impedendo così attività vitali. Inoltre, in popolazioni di pesci e lontre sono state riscontrate concentrazioni dell’antidolorifico diclofenac, del quale diversi anni fa, in Asia, era stato osservato l’effetto letale sugli avvoltoi che si nutrivano delle carcasse di bestiame trattato con questo farmaco. Ad oggi non è stato ancora individuato chiaramente il nesso tra i farmaci presenti nell’ambiente, ad esempio nell’acqua potabile, e i loro effetti diretti sulla salute umana. Al momento si ipotizza che essi non rappresentino un rischio per l’uomo alle basse concentrazioni rilevate.

I rischi dell’inquinamento ambientale da farmaci non derivano solo dall’assunzione ma anche dai reflui provenienti dagli impianti di produzione di antimicrobici soprattutto in paesi terzi, che potrebbero contribuire allo sviluppo e alla diffusione della resistenza antimicrobica a livello mondiale. Infatti, diversi anni fa, molti farmaci non erano soggetti a una valutazione del rischio ambientale nell’ambito della procedura di autorizzazione ai fini dell’immissione sul mercato. Limitato era anche il monitoraggio ambientale soprattutto nelle aree definite “critiche”, come ad esempio le zone interessate da reflui ospedalieri e industriali. Dal 2019, la valutazione del rischio ambientale è obbligatoria per tutte le domande di autorizzazione all’immissione in commercio di medicinali per uso umano e veterinario e viene tenuta in considerazione nella stima del rapporto beneficio/rischio. L’Unione Europea è impegnata nella promozione di processi di fabbricazione più rispettosi dell’ambiente e nel finanziare la ricerca e l’innovazione per sostenere lo sviluppo di farmaci “verdi”, che possano degradarsi in sostanze innocue negli impianti di trattamento delle acque reflue e nell’ambiente. Nondimeno, come sempre, entra in gioco il singolo cittadino a cui spetta l’impiego prudente e consapevole dei farmaci!

Ester Cecere

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