25 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2021 alle 06:45:36

Cronaca News

«Sotto Gesù Morto ci sarà sempre qualcuno della mia famiglia»

foto di Il Gesù Morto in processione
Il Gesù Morto in processione

Luigi Pignatelli, meglio noto come “‘U Cavaliere”, classe 1914, scomparso il 14 maggio del ’92, è stato fra i personaggi più rappresentativi della Settimana Santa tarantina. Lo abbiamo ricordato con il figlio Franco che, assieme ai fratelli Antonello e Pinuccio, ha raccolto l’eredità sotto il cappuccio. “Papà – premette – si iscrisse alla confraternita dell’Addolorata nel 1928 (priore, Francesco Blasi) e nel ’45 a quella del Carmine (priore, Pietro Bianchi Caramia). Il suo “debutto” in Settimana Santa avvenne alla processione dell’Addolorata a 10 anni con le “pesàre”.

“Prima della guerra – racconta Franco – mio padre portò per due volte la Madonna ‘della Città vecchia’. Poi per 35 anni di seguito, o quasi, il Cavaliere si è sempre aggiudicato le “sdanghe” di Gesù Morto. L’ultima volta nel ‘73, con Vincenzo Schinaia (titolare di uno stabilimento balneare sul Lungomare) e Santo Bassano”. L’arcivescovo mons. Motolese, prima di lasciare la guida della diocesi, gli consegnò una medaglia d’oro per essere stato il più fedele portatore di quella statua”. “Mio padre si raccomandava sempre che Gesù Morto, per una sorta di rispetto della sua nudità, non vedesse la luce del sole in processione, doveva cioé tornare assolutamente prima dell’alba – dice – Alla mia prima processione con lui, nel ’70, sempre con questo simbolo, il rientro al Carmine avvenne al solo chiarore delle luci nella chiesa, che rompevano appena il buio del sagrato. In piazza c’era pochissima gente, di solito quella al seguito della processione, al contrario di quanto avviene oggi con partecipazioni oceaniche”.

Franco Pignatelli rammenta ancora come il padre, nella sosta in San Francesco di Paola, s’impegnasse a far preparare una stanza per il ristoro, a sue spese, dei portatori, delle forcelle, dei Cavalieri e dei vigili urbani. Ora invece è la confraternita del Carmine a provvedere direttamente per tutti i partecipanti alla processione.

foto di Franco Pignatelli
Franco Pignatelli

“Anche il mio esordio nella Settimana Santa tarantina avvenne all’Addolorata con le ‘pesàre’, nel 1959 – racconta – Giunto a piazza Fontana, però, mi sentii male per gli ‘effetti collaterali’ del troppo caffelatte. Mi riportarono subito a casa per farmi riprendere e tornai l’indomani mattina quando la venerata immagine era già in via D’Aquino. Nel ’76 mio padre mi permise di portare proprio questo simulacro al termine di una complicata quanto agguerrita aggiudicazione. Accadde che “zio” Nino Pulpo, Ciccio Messinese e Gino Lanzalonga (quest’ultimo, figlio di Umberto) si recarono precedentemente da lui in cerca di un aiuto tanto per la somma occorrente, quanto per il quarto portatore. Papà s’impegnò: non avrebbe fatto mancare la somma necessaria, aggiungendo che io avrei completato la squadra. In San Domenico la “competizione” con Peppino Caso fu particolarmente vivace, tanto che le offerte superarono abbondantemente gli importi abituali. Nella pausa, i tre confratelli avvicinarono papà riferendo che forse non era il caso di continuare. Fu allora che il Cavaliere rispose, fiero, che quando c’era in ballo il nome dei Pignatelli bisognava battersi fino alla fine. Così la spuntammo noi per l’incredibile, a quei tempi, somma di 13 milioni e 600mila lire”.

“Mio padre prese parte per l’ultima volta alla Settimana Santa proprio nel ‘76, portando l’Addolorata la mattina di Venerdì Santo, nel ritorno a San Domenico – racconta il figlio – Accadde che, nella sosta nell’istituto Maria Immacolata, egli mi chiese di cedergli il posto alle ‘sdanghe’, proponendomi, in cambio, di alternarmi con mio fratello Pinuccio alla ‘troccola’ dei Misteri, all’uscita da San Francesco. Non volli negargli questa soddisfazione. Giunto a metà di via D’Aquino mi accorsi che era esausto, ma riuscì a portare ugualmente a termine la processione”.

“Negli anni successivi papà non partecipò più attivamente ai Riti – dice Franco – Era solito attendere la Madonna di Taranto vecchia sotto l’Orologio di piazza Fontana mentre la notte del Venerdì Santo assisteva all’uscita dei Misteri dalla chiesa di San Francesco di Paola. Però egli si premurò sempre di aiutare i parenti nell’aggiudicazione dei simboli e, soprattutto, che sotto il simulacro di Gesù Morto ci fosse sempre uno dei suoi figli. Così è stato per quanto mi riguarda, tranne che nel 2006 quando fui sottoposto a un intervento chirurgico (in processione fui sostituito da mio fratello Antonello) e quando la confraternita del Carmine mi inflisse la sospensione per una mia inconsulta reazione alla provocazione di un confratello (anche lui punito) che assisteva fra la gente. La sanzione fu poi condonata a entrambi dopo una lettera di scuse in cui esprimevamo il nostro rammarico per quanto avvenuto”. “Anche quest’anno avrei dovuto accompagnare Gesù Morto – conclude – ma tutto è saltato per il perdurare della pandemia. Ma nel 2022, tranquilli, ci sarò!”.

Angelo Diofano

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