17 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Aprile 2021 alle 18:16:49

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Il futuro di Palazzo degli Uffici e dello storico Liceo Archita

foto di Palazzo degli Uffici
Palazzo degli Uffici

Quindici stanze; più i servizi igienici, se tutto va bene. Attenzione: stanze, non aule. Questo è quanto il Comune intenderebbe “concedere” all’Archita, prestigioso liceo tarantino, classico di nascita, ma con corsi di liceo scientifico, delle scienze umane e di liceo musicale, prima scuola di Taranto, nella sua sede storica (dal 1°gennaio 1876 al luglio 2013, quando l’edificio fu del tutto svuotato per una ristrutturazione infinita), il Palazzo degli Uffici. Un Palazzo storico anch’esso, che dopo anni di abbandono e degrado è finalmente in restauro, nel quale peraltro è prevista, da un vecchio vincolo della allora Soprintendenza architettonica, la presenza dell’Archita, e che il Comune – ormai unico proprietario del monumentale edificio – vuole aggirare con una presenza poco più che “simbolica”.

Tecnici e politici magnificano l’offerta delle 15 stanze, sostenendo che così i tre attuali corsi di liceo classico potranno trasferirsi nell’antico edificio, che vogliono ribattezzare Palazzo Archita. Un controsenso, questa intitolazione, se poi il liceo Archita viene in realtà estromesso. “Noi siamo una scuola, non una istituzione culturale; certo, facciamo anche cultura, ma la nostra missione è didattica; stiamo stretti nelle nostre due attuali sedi, il plesso Mazzini e l’istituto delle suore in corso Umberto, ma se ci aggiungono una terza sede di poche aule ci complicano soltanto la vita: per i costi, per il personale, per le difficoltà di gestione, per la necessità di duplicare le costose dotazioni dei laboratori di scienze, di informatica e linguistici. Ci serve una sede ampia e funzionale, non uno spezzatino, e nemmeno una sede di rappresentanza: per non parlare della lezione del Covid-19 sull’affollamento delle aule e sulla non igienicità, anche in tempi senza pandemia, di aule troppo piccole”, ricorda il preside Francesco Urso, che lancia l’allarme sulla imminente scadenza del contratto fra la Provincia e le suore per l’affitto della attuale sede principale dell’antico liceo. E sulla incongrua assenza, nel contratto d’affitto, dell’uso della palestra, che viene pagata, e molto cara, separatamente.

E le Scienze motorie sono una cosa molto seria, come si è finalmente capito, ed hanno un ruolo rilevante nell’ambito dell’istruzione. Quindici stanze sono un bluff, dicevamo. I corsi liceali durano cinque anni, un corso presuppone quindi l’esistenza di cinque aule abbastanza capienti. Ci siamo, quindi? Nemmeno per sogno. Una sede distaccata di una scuola, infatti, necessita, almeno, di una stanza per ospitare il vicepreside, o delegato del preside per quel plesso, e di un’altra stanza, almeno, per ospitare una segreteria. In realtà, occorrerebbe anche, quanto meno, una sala dei professori, per tenervi negli appositi armadietti registri ed altro materiale e per consentire ai docenti, nelle ore di buco che spesso ci sono fra una lezione e l’altra, di evitare di dover deambulare nei corridoi o di dover cercare rifugio in un bar. Ma il problema più grosso – esisteva già mezzo secolo fa, oggi è ancora più grande, e fa specie che né i tecnici né i politici ne siano a conoscenza – riguarda i laboratori. È infatti assolutamente improponibile ipotizzare che per utilizzare gli indispensabili laboratori di scienze, di informatica e linguistici gli studenti del plesso Palazzo degli Uffici debbano recarsi nel plesso delle suore. Duplicare i laboratori, oltre ad avere costi elevati per le dotazioni, richiede almeno la disponibilità di tre grandi, molto grandi locali; non bastano tre stanzette. Se veramente nel Palazzo degli Uffici si vuole reinsediare, almeno in parte, anche solo limitatamente ai corsi del classico, il glorioso liceo Archita, occorrono allora quanto meno – oltre ai servizi igienici: e non pochi, perché ne occorrono due per gli studenti (maschi e femmine) e due per i docenti (maschi e femmine); poi, in realtà, ci vorrebbe anche quello per i disabili… – quindici aule, tre stanze sufficientemente grandi per uffici, tre sale molto grandi per i laboratori.

Quindici stanze, in tutto, sono una presa in giro. Richiamano in modo inconfessabile la canzoncina dei pirati: quindici stanze sulla cassa del morto. Quel morto rischia di essere la più antica, prestigiosa, storica scuola di Taranto, il liceo Archita. Un crimine, anzi, come avrebbe detto Fouché, peggio ancora, un errore, che è ancora possibile evitare.

Giuseppe Mazzarino

1 Commento
  1. Luigi Forleo 1 mese ago
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    una sola parola, ASSURDO !

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